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DECESSIT SRDQAE ViJD. DECEMB. ANNO IvIDCCII!
VII. ET L.ANJ^O^ ¥ATUS MEM5ES VI. DIE5 afflili.
'itt/ìtoìtÀ /'^tii'if'r- TfJ
ELEMENTI
DI
ARCHITETTURA
CIVILE
DEL PADRE
FEDERICO SANVITALI
Della Compagnia di Gesù'.
OPERA POSTUMA.
IN BRESCIA.
Dalle Slampe di Giammaria Rizzardi,
M D C'CX X V.
CON LICENZA DS SUPERIORI.
Difficile eji MÌ'tenas l'tneas hifequentem non jilìcubi excedere ;
éirdHum ìit .qune in aliena lingua bene dt^a funt eundem
decorem in translatione confervtnt , S. Girolamo nella
Prefaz. alla Traduz. della Cronaca d'Eufebio.
^ L NOBILISSIMO SIGNORE
IL SIGNOR GONTE
BARTOLOMMEO FENAROLE
Giammaria Rizzardi»
ON sì toflo Tina morte crudele ci
ebbe tolto il Chiari jpmo F. Fe-
derico S A N V 1 T A L i' delia Ce?;/-
paguia di Gesù, ii quale fin
che viffe } tanto caro e racco-
maiìdato preffc noi tniti fi refi-
dette colla fna pietà, al jv.o zeloy colla Jtw i'?;i-
verfale dottrina t col candor dell' ammo ^ ed! a
^ 2. dd'
tv
cezza delle maniere, e principalmente colia foì-
lecitudine da lui tifata nella iflittizione della
Gioventù , che io ini determinai di dare quel
fegno della mia divozione alla ftta memoria , che
più convenire al carattere mio, ed alle mie ob-
hligazioni verfo di Lui . Mi adoperai infatti
per rinvenire alcuno degli aurei fuoi fcrittiy di
quelli particolarmente , che Egli dettati aveva
a fine di perfezionare nei Giovani quelle arti,
le quali hanno il fondamento loro in alcune par-
ti delle Matematiche ; e comunque per lungo
tempo mi fia adoperato invano , pur mi è av-
venuto finalmente di rinvenire i fuoi Elemen-
ti di Architettura Civile, il cui tmico efempla-
re corretto , accrcfciuto , e compito per mano
dello fkfTo Padre efifleva preffo del Signor Dot-
tor Francefco Ba filetti fuo y^uditore , il quale
alle doti dell ingegno congiungendo una ejìrem a
cortefia di animo ine gli ha liberalmente comu-
nicati ^ perchè a pubblica utilità ttfcifferOi come
fanno pr e fent emente damici torchj , alLi luce fiot-
to la protezione del glorio fo F^ojjro Nome. Gli
fcriffe l'ottimo Padre nel Latino linguaggio )
ma penfando io , che fofie per riuficire maggior s
luti-
V
Tutilità di e[fii quanto più comune ediiniver-
faìe fo/fe fiata la loro lettura , ini fono deter-
minato a farli traf portar e neW Italiana favel-
la ^ affinchè potè (fero effere intefì da quelli ezian-
dio, i quali profefflon facendo d'architettura^
non fapeffero che il materno nofìro linguaggio,
Fer qucfto uopo mi fono rivolto ad zma dotta
Per fona , e nello fliidio deU architettura , e del-
le Matematiche molto ver fata, la quale è (la-
ta inoltre uno de più cari dtfcepoii in queflc
facoltà del nofiro autore , fperando che piti
agevol le foffe ad entrare nello fpirito di
Lui i ed a rilevarne i fentimenti ; ed effa con
fifura ben corrifpofe alla mia fpcranza , ed al
mio defiderio , poiché non folamente con elegan-
za , e fedeltà ha fenduti nelV Italiano idioma
quefli Elementi , ma inoltre ha voluto qua e
là fpargerli di alcune note , e fpezialmente
nella terz(è Parte , in cui fi ragiona degli
Ordini d' Architettura , dove agli efempj , che
il valorofo Scrittore tolti aveva da Vitruvio ,
preffo che da neffuJìo ufati , ne ha aggiunti
degli altri tratti da Jacopo Barozzi a a ì^i~
gnola i prefentemente da tutti gli y^rchiictti
le.
VI
fegititati . E perche finalmente qiiefla Edizio-^
ne lì f ci (fé accompagnala da alcuno di ciuegVt
ornamenti , che [ogliono rendere i Libri pia
pregievoli e cari , mi fono fludiato , che com-^
parijfe alla luce con in fronte il Ritratto dell'
Autore •> onde i Leggitori , e quelli ne' cjuali
dolce ancora fi ferba la fua memoria , ab-
biano la confolazione di rifcontrare nei linea-
menti del volto di Lui rap preferitati fui Ra-
me quelle tracce, che portano /colpite Tiell' ani-
mo , e coli' a j ut 0 d* effo confervare ad onta de!
tempo dtflruggitore di cofe più durevoli , che
non fono le idee leggieri dello fpirito , vegeta t
e viva la fua immagine^
jQjiefie cofe tutte ho voluto io dire. Nobi-
lissimo Signore, non tanto per re7iderc ra-
gione al pubblico delia- cagione , che alla pre-
fente Edizione mi ha mojfo , e della condotta
da me tifata neìl'efeguirla , ma per ifcufarmi
ancora preffo a quelli , a cui forfè fembrar
potcjfe prefontuofa , e temeraria la rifolnzione
da me prefi iicll'intitolarvela^ L Autore, l' In-^
terprete , il fuggetto medcfimo dell' Opera ^ e
t intima perfuafione che fi ha del merito vo-
firo
vn
flro e del Koflro valore , fono per me una evi-
dente giuflific azione . V Autore fu P^oflro Zio ,
Via un Zio , che oltre allo fplendore della Fa-
miglia , da cui era tifcito , ed al merito fuo
per fonale, colla predilezione j onde fopra di tut-
ti da Lui i finché vijfe, eravate difiinto, face-
va onore a Voi y e corrifpondeva a quel tene-
ro amore , e a quella fìncera e ingeitua pietà ,
con cui lo riguardavate . L' Interprete a Voi
ben noto da gran tempo gode il favor della
Vofira grazia ; ed il fuggetto dell Opera può
fomminifirarvi un dolce trattenbnento in quel-
le ore , 7ielle quali refpirando dai pubblici , e
dai privati negozj , vi piace ora di piacevol-
mente converfare colle leggiadre e calìe Aiti-
fé , ed ora di ragionare .coi gravi , e f everi
Filofofi ; conciofìacchè a tutti noto fia quanto
vagliate nelle amene e dilettevoli lettere , e
quanto in quelle utili fetenze vi diflingttiate ,
nelle quali lo /ìndio della natura , gli f peri-
menti , e le Matematiche fervono di guida
(ìcura , e di prudente AJae/ìro . Fefla folo ,
che con quella Umanità , la quale forma uno
dei più bei pregi dell annuo Voflro , accoglier
■vo-
vili
vogliate la dedicazione, che vi fa umilmente
di quefi' Opera , della qual cofa mi riputerò
foddis fatti (fimo , come d' un grandi ffìmo favo-
re ; e fenza pia oltre eflendermi mi dò /' ono-
re di rajfegnarmivè .
Di Brefcia li xxx. Gennajo mdcclxv.
ELE-
ELEMENTI
D' ARCHITETTURA
CIVILE
PROEMIO.
Deli' origine , natura , e progrejfo
delf Architettura Civile.
Architettura è un' arte di ben fabbricare »
ovvero è un' arte di ben concepire neli' ani-
mo la forma dell' edificio , che efattamente
corrifponda ai finì del fondatore , e di prefie-
dere all' opera , perchè fia diligentemente efe-
guita .
Quindi dovendofi coftruire un edificio di gran mole, ac-
ciocché le fpefe non fi gettino indarno, fa duopo, avanti di
metter mano all' opra, prepararli un picciol modello di tutto
l'edificio in legno, o in cartoae ; imperocché fé nell'idea
neir animo concepita fia corfo errore più facilmente fi fco-
pra, ed all'occhio fi rapprefenti per emendarlo, il che co-
minciata già l'opera, ed innalzata o non fi potrà fare, o vi
fi richiederà affai maggior fpefa .
L' Architettura , fecondo la diverfita delle opere, alle qua-
li viene applicata , è nioltiplice . Se riguarda gli edificj
deftinati per abitare,© per altri ufi civili, fi chiama Archi-
tettura Cru/Ve, della quale ora prendiamo a brevemente trat-
tare : fé s' impiega in coftruire fortificazioni per difenderli
da' nemici. Architettura Militare fi chiama: fé in preparar
naviglj, Architettura Nautica^ o Navale: fé finalmente con*
fiderà le opere , e gli edificj coftrutti nell' acque , o podi
in moto col beneficio dell'^ acque ec. Architettura Idraulica
yiea denominata*
a L'Ar-
2 Elementi d' Architettura Civile .
L'Architettura Civile, fecondo la diverfitk de' timpl ne'
quali fìor'i, fi può di nuovo anche dividere in antichiflìma,
antica, gotica, e moderna. Sotto nome d'Architettura an-
tichiffmia intendo quella rozza maniera di fiibbricare ne' pri-
mi tempi ufata avanti che s arrivafle a quella perfezione,
che dopo coftrutto il Tempio di Gerofolima confeguirono
di poi i Greci particolarmente, ed i Romani; e quefta ap-
punto è quella eh' io chiamo antica , e le cui leggi qua-
lunque architetto .deve religiofamente oflervare.
Nella decadenza del Romano Impero , quando i Goti
circa il quinto fecolo inondarono l' Italia , ed altri Paefi
dell'Europa introduffero una nuova maniera di fabbricare,
ma di gran lunga inferiore della prima , la quale fi com-
prende fotto il nome d'Architettura Gotica, della quale pa-
recchj monumenti tutt' ora efiftono in Italia , Francia ec.
Gli edificj di forma Gotica moftrano fodezza, ed anche una
certa magtiificenza , ma abbondano di minuti , e fuperflui
ornamenti , e per lo più fono ofcuri , né le loro parti tra
fé ritengono giuda proporzione .
Alla Gotica fi può ridurre 1' Architettura de' Mori , o
Morefca , la quale i Mori, impadronitifi della Spagna, ivi
portarono : alcuni non volgari edificj di tal forma fi ve-
dono in Granata : di quella forma pure è coftrutto il Ca-
mello Madritano vicino a Parigi. Gli edificj d'Architettura
Morefca hanno quefto di comodo , che fono alquanto fre-
fchi , ricevendo elfi la luce folamente per picciole finefire.
All' Architettura Gotica fi può con qualche ragione ri-
ferire anche quella che ne' tempi di mezzo vigoreggiò nell*
Oriente appreflb i Greci , a norma di cui furono cofirutte
la Solimania, la Validea, ed altre Mofchee in Cofiantino-
poli, come riferifce Davilero tom. 2. del fuo Cor/o d'Ar-
chitettura fcritto in idioma Francefe.
Finalmente io chiamo Architettura moderna quella, che
in quelli due ultimi fecoli gli Architetti particolarmente
Italiani pofero nuovamente in ufo, feguendo le ragioni, e
le leggi dell' antica Architettura , che fiorì prefTo i Greci ,
e
Eroemio j*
e gli antichi Romani . Mi fa mertieri dì quefta più difFa-
famente parlare .
In primo luogo pertanto la natura iftefla, e la neceffica
fino da' primi tempi, dopo creato il Mondo, infegnò agli uo-
fiaini ergere cafe, e tugurj , par i quali- veniflero difefi dall'
inclemenza delle ftagioni, e dalle inlìdie degli altri uomini.
Di qual maniera folfviro le primi cafe non è difficile con-
ghietturarlo. Due efemplari propone Saverien nel Tuo Dizio-
nario matematico ,. e fifico alla parola Architeciure . E' di
parere che le antichiflime abitazioni ioiTero fabbricate con
pali fitti in terra , e nella loro fuperior parte piegati in
modo che infieme fi congiungeflero. Quelli erano, come of-
E dell'edificio, gl'intervalli de'quali fi riempivano con ra-
mi d'alberi, di canne, di doppie, e d'altre materie di fi-
mil genere ; 1' ederior fuperficie poi fi ricopriva con uni
corteccia di piote, o zolle di prato. Il foprammentovato Au-
tore vuole, che quello foflTe uno dei lemplicilfimi abitacoli
dei primitivi tempi . Un altro pure ne defcrive cavato da
Vitruvio , a norma di cui egli giudica coflrutte foffero le
piime abitazioni . Se dunque a Vitruvio fi dee predar fe-
de , le prime cafe fi formavano con pali forcuti , che con
rami d'alberi fi congiungevano, la qual connelfione dipoi li
copriva di terra graffa per difenderfi da' raggi del Sole , e
dalle pioggie . Vitruvio dice anche eflervi dati alcuni ,
che fi fabbricarono abitacoli con certe mafie di terra graf-
fa feccata al Sole, alle quali tranfverfalmente imponevano
pali, o travi; circondavano indi ederiormente tutto l'edifi-
cio con frondi d'alberi, canne, o fimili materie.
Secondo. E' credibile, che le prime cafe non molto fof-
fero diverfe da quelle, clu apprelfo i Colchi nel regno di
Ponto erano anticamente in ufo, e che il lodato Vitruvio
ci lafciò deferi tte. Erano compode quelle di tronchi d' al-
beri difpodi fecondo la lunghezza cos'i , che a due tronchi
tra fé paralelli , e difpodi in lunghezza a certa didanza
della terra, due altri fi coUocaflero quinci, e quindi colle
loro edreraita , e lateralmente chiudeflero io fpazio : allo-
a 2- ra^
4' Elementi (t Architettura Civile.
ra poi altri ne fovrapponevano alle eftremita di queftl ,che
fi univano ai priini , ed a quefli vicendevolaiente altri due
ne frapponevano corrirpondenti ai tronchi laterali , e cosi
fucceflivaaiente , finché l'edificio arrivafle a determinata al-
tezza; finalmente diminuita la lunghezza de tronchi, e re-
ftringendofi verfo la parte fiiprema dell' edificio terminava
in piramide. I tronchi dipoi infierae fi fermavano tranfver-
falmente con chiodi di legno , e fi rivelliva la fuperficie
efteriore di terra graffa , la quale veniva lolìenuta da legni
tranfverfali .
Terzo. Di qualunque forma foiT^ro i primi tugurj , le
prime cafe , i primi abitacoli degli uomini , certa cofa è
che da lungo tempo \\. ufarono , anzi abbiamo dalle Sagre
Carte, che Giino fabbricafle una Citta, la quale dal nome
di fuo figlio Enoch chiamò Enochia ; ma niente pofTiamo
dire della forma dieffa,e difpofizione degli edificj, perchè
ci mancano argomenti, donde poffiamo alcuna cofa afferma-
re che non fia puramente arbitraria . Q_aefto folo ci è le-
cito il dire, che foffe una Ctttà informe.
Quarto. In progreflb di tempo l'Architettura, ficcome
le altre arti , cominciò ad aumentaru . I Popoli di Fenicia
fembra foffero i primi , che con maggior diligenza colti -
vaffero queft' arte; imperocché Salomone fi fervi di non po-
chi opera) di quefta nazione , quando fi accinfe all' impre-
fa di edificare il Tempio di Gerofolima ; quanto poi foffe
il luffb de'Tir; nel fabbricare al tempo d'Ifaia Profeta, fi.
raccoglie dal Capo 25. v. 8. delle fue Profezie.
Anche gli Egizj concorfero a perfezionare di gran lun-
ga r Architettura , come ci vien dimoffrato tanto dalla
Sala Egiziana defcritta da Vicruvio nel Lib. 6. cap. 6. ,
quanto particolarmente dalle loro ftapende piramidi , che
fi tennero per niiracolofe : la defcrizione di quelle fi paò
vedere in Tebenot, Pietro della Valle, ed altri.
Dagli Egizj pafsò a' Greci l'architettonica coltura, e più
ornata fior\ in Grecia , come abbaftanza ne fanno teffimo-
gio gli Ordini, Dorico, Jonico, e Corintio , che da' Greci
trag-
Proemio 5
traasono rorialne . Scgoriosata la Grecia i Romani tra 1«
00
J-UiC . Ul^ggiU^
altre fpoglie feco trasferirono a Roma anche l'Architettu-
ra; quanta fofìe la di lei magnificenza Io dichiarano le re-
liquie degli edificj che tutt'ora avanzano.-
Sotto Auguiio confegui gran perfezione ; Tiberio la tra-
fcurò, ficcome fece dell'altre arti; Nerone, benché immerfo
in molti vizj , ritenne cerca parcicobr cupidigia di coftruir
fabbriche , nelle quali però più dal ludo , ch^ dalla veri
magnificenza fu dominato: cotal lulTo poi crebbe a legno,
che Plinio a' fuoi tempi fi doIfe,che anche i pavimenti II
coprilVero di preziofi marmi . Sotto Trajano fiori Apollodo-
ro Architetto , che perciò fi acquiilò la grazia di quello
Imperatore: egli erelfe la Colonna Trajana, che tutt'ora
in Roma fi vede nel Foro volgarmente chiamato Piaz-ia
Colonna. In queRo tempo l'Architettura andò declinando,
e benché la cura , e magnificenza d' Aleflfiindro Severo al-
quanto la follenefle, indi nuUadimeno peggiorò, e finalmen-
te coU'Impero Romano refiò come eltinta, nel quale Ilato-
giacque quafi per dodici fecoli .
Quinto. Sotto di Coftantino Imperatore, dopo che Roma
ebbe ecceduto ogni maniera nell' alzar Teatri , Anfiteatri ,
Naumacchie, Circhi, Archi trionfali, Terme, ed altri ma-
gnificentiflimi edificj , la Romana Architettura ritornò in
Grecia, cioè in Coftantinopoli ; ma ivi cominciò, per cosi
dire , a donnefcamente pulirfi , e adoperò più effeminati
ornamenti, che appunto convenivano agli effeminati coltuml
di que' tempi: il qual depravato colto d'Architettura anche
in Roma penetrò, come lo dimodrano l'Arco di Coftanti-
no, ed il Portico di Lucio Settimio Severo, e Marco Au-
relio Antonino fabbricato da' Banchieri, e Mercanti de'buoj,
come riferifce Serlio lib. 3. Delle Antichità.
Serto. Inondando i Goti, e i Vandali dall' ultimo Setten-
trione l'Italia, e Roma quafi affatto diftrutta ,fotto le di cui
rovine reltò fepolta la vera , e fchietta Architettura , ei
in fua vece fuccedette l'Architettura Gotica , folida in ve-
ro,, e molto ornata, ma di gurto cattivo. Quella, vigoreg-
giò
6 Elementi (T Architettura Civile.
glò fino al quinrodecimo fecolo , nel quale gli Architetti
Italiani mafììmamente , dalle rimafte reliquie de' Romàni
edificj, richiamarono le buone regole, e proporzioni dell'Ar-
chitettura .
Il primo, che in quefta fatica merita particolar lode, e
che quafi nuovo inventore dell' Architettura chiamar fi
può, fu Donato Bramante da Urbino (i), le di cui infi-
gni brutture fi veggono in molti luoghi d'Italia, ed a cui
Brefcia , come fi crede , è debitrice del Palazzo PubbHco
della CittL A queRo altri fuccedettero, cioè Leon Battifia
Alberti Fiorentino (2) , il quale nell' anno 1512. diede alla,
luce in idioma latino dieci libri d'Architettura con animo
di fuperare Vitruvio, però con vano sforzo;, e benché la di
lui opera contenga molte cofe degne di lode , e degne di
iaperfi, nientedimeno nella fpiegazione degli Ordini è man-
cante, ed imperfetta.
Sebaftiano Serlio (3) fcrilfe fette libri d' Architettura ^
è nell'anno 1551. diede al pubblico i primi cinque, che-
trattano degli Ordini, e nei quali efattamente fegue le re-
gole di Vitruvio ; il fettimo lo pubblicò nell'anno 155^.;,
il fefto dove difcorre de' privati edificj è rariffimo (4).
Andrea Palladio Vicentino (5) raccolfe in quattro libri
nell'anno 1575. in lingua Italiana le particolari regole d'Ar-
chitettura , adducendo efempj di edificj d' ogni genere.
Al Palladio fuccedette Vincenzo Scamozzi (<5), che nell'an-
no
(i) Nacque nel 1444. , morì nel 1514. in età d'anni 70. fcrifle molti libri d'Ar-
chitettura : ma fono reftati inediti.
(2) Nato in Firenze circa il fine del fecolo 1400. o fai principio del feguente,.
e morì intorno al 1480.
(j) Sebaftiano Serlio Bolognefe fioriva nel 154^.
( 4 ) In fatti ^ rariflìmo , perche fi conta una foia- edizione del f584. in Vene*
zia prefTo Francefco de' Franceichi .
( 5 ) Il Palladio nacque in Vicenza l'ultimo di Novembre del 150?., e morì in
fui Pa'tia li ip. d'AgoiTo del 1580. I fuoi qusttto Libri d'Architettura
fono ftiri tradotti in diverfe Lingue.
(6) Lo Scamozzi fu difcepolo del Palladio, nacque in Vicenza, e morì in Ve-
nezii li 4. d'Agoflo del 1616. Quefio Autore nella prima edieione non
diede forfè alla luce tutti i dieci libri ; ma alcuni reftaiono MSS. In QL-
landa però, fi trova l'opera compita.
Proemia , 7
no 1515. a fue fpefe ftarapò un' opera , intitolata > Icìea dell'
uirchitettura univerfale.
Finalmente , per lafciare gli altri , è affai commendabi-
le Jacopo Barozzio da Vignola (i) j per le fue regole de'
cinque Ordini d'Architettura, che furono poi trafportate ia
Francefe, e con molte aggiunte illuftrate dal Davilero nel-
la fua egregia opera intitolata, Cours d Architeciure &c.
Settimo. Tra gli antichi, il primo de' Greci che fcriffe
d'Architettura, fu Agatarco Ateniefe , poi Democrito, e
Teofraflo, l'opere dei quali fono perite. Tra i Latini fcrif-
feio d'Architettura Fufizio, Terenzio, Varrone, Publio Set-
timio,Rufo , ed Epafrodio; il folo però cIt£ intiero, o quafi
intiero a noi pervenne fu Marco Vitruvio Pollione Romano,
benché in quel medcfimo tempo, per teRimonio di Vegezio,
fi numeraffero in Roma fettecento Architetti . Vitruvio ci
lafciò dieci libri d'Architettura, però in qualche parte man-
£anti. Egli tuttoché fcriveffe al tempo d'Augufto, cui de-
dicò l'opera fua ifleffa , fcriffe con tal ofcurita di ftile, che
Leon Battila Alberti non dubitò d'affermare che Vitruvio
abbia fcritto ai Greci in Latino , ed ai Latini in Greco .
Inoltre abbenchè proponga ottimi precetti , non ha però
buon metodo, ed è confufo. Finalmente ia di lui dottrina
degli Ordini è mancante, ed imperfetta. Daniel Barbaro (2),
Filandro , Salmafio , Guahero , Rivio ec, illuftrarono con
egregi commentar) Vitruvio , ma tutti furono fuperati da
Claudio Peralto nell'opera che intitolò, X^j ^/'x livresdAr'
cbheHure de Vitmve par M. Perauh . Merita gran lode an-
che il Leffico Vitruviano di Bernardino Baldo (3), dove
dichiara il fignificato delle parole di Vitruvio, il quale poi
<ie Laed ampliò.
Ottavo. Nonoftantechè tanto i Greci, quanto ì Romani
abbiano molto promoffa l'Architettura , le leggi tutte pe-
lò, e le proporzioni derivarono dal Tempio di Gerofoli-
ma;
(!i ) Nacque in Vignola nel 1507. raorì nel 157?-
( 2) Il Barbaro nacque in Venezia nel 15 ij. morì nel 1570.
^3) Il Baldi nacque in Urbino nel issj. morì nel 1617. oltre il Leflìco fcrif-
fe molte altre opere.
6 Elemetìtt i Architettura Civile,
ma/ e quell'edifizio tener fi deve come origine della vera
e perfetta Architettura, ficcome difFufamente, e chiaramen-
te dimoftra il P. Giovan Battifta Villalpando nella fua fpie-
gazione delia vifione d' Ezechiello Tom. 2. parte 2. Lib.
Kagogìco 2. cap. 12., nella qual' opera confumò in compa-
gnia del P. Prado venti anni, ed efpofe con indicibil fati-
ca in difegni elegantiflìmi l'Architettura del Tempio Gero-
folimitano cavata dal Sagro Tefto. Anzi lo fteflb Villalpando
pretende che i Fenicj ifteffi, dell' opera dei quali fi prevalfe
Salomone nella Fabbrica del Tempio, apprendeifero le rego-
le della più accurata , ed elegante Architettura dalle idee
da Dio iilefTo a Davidde comunicate , e quelle dipoi paffaf-
l'ero agli Egizj , da quelli ai Greci , e dai Greci final-
mente ai Romani . Ma di ciò abbaftanza fi è detto.
Perchè poi in qualfivoglia edificio particolarmente tre co-
fe fi devono procurare, /étwczs^, o yò//fl'//^i, acciocché non
vada a pericolo di rovinare, e lungamente fi confervi ; co-
tnodità ^ o utilità^ perciocché ferva a quegli ufi, ai quali
vien desinato ; finalmente belle-z.7:a , o venufìà , acciocché
piaccia agli occhi dei riguardanti . Quindi dividerò in tre
Parti cotefto Trattato: nella prima delle quali, che tratterà
della fermezza , fi parlerà non folo del modo , con cui la
rnateria donde fi compongono gli edificj debbafi connette-
re, e difporre; ma fi verfera anche intorno alla fcielta dell'
iftefla materia: nella feconda delia comoda difiribuzione del-
le parti dell'edificio, e de'fuoi afpetti : nella terza fi par-
lerà degli Ordini che formano T ornato.
PAR-
9
PARTE PRIMA.
Della folidità, o fermezza degli Edificj.
CAPO PRIMO.
Della materia , e della f delta dì qitefla,
DEFINIZIONE PRIM^.
P Rimo. Sotto nome dì materia s'intendono tutte quelle
cofe, colle quali fi fogliono coftruire gli edificj, come
legni, pietre, terra cotta, o mattoni, ec.
Scolio.
2. La princIpal cofa , che in quefto cafo fi deve avver-
tire fi è , che Tempre fi prepari neceflariamente tutta la
quantità di materia , e di danaro avanti di accingerfi a
qualche ftruttura ; imperciocché fé or 1' una , or i' altro
manchi , anche o l'una,o l'altra parte della fabbrica iftef-
fa è neceflario in diverfi tempi fi compia; dal che ne na-
fce che l'una parte più prefto dell'altra fi fecchi, ed indi
inegualmente fi raflbdi , e perciò le pareti fi fendano , e
s'increfpino.
Dei legni, e della loro fcielta.
Proposizione Prima.
Problema,
3. Determinare gli alberi, che abbifognano per cofirulre
gli edificj , e indicare le loro qualità o vizj.
Rifoluzione.
Da Vitruvio lib. 2. cap. p. fi cava, che T Abete non è pon-
derofo,e per di lui natura difficilmente fi piega fotto il pefo, e
nelle travature rimane diritto; ma facilmente riceve il fuoco,
ed è ripieno di trementina, dalla quale vien guafto, e corrotto.
b La
10 Elemenù ^Architettura Civile.
La Quercia , o Rovere dura eternamente fotto terra , ^
nell'acque diventa quafi della natura delle pietre , ma pe^
l'ordinario fuor di terra, e d'acqua fi torce, ed il lavoro
in cui s' impiega fi fende.
11 Nefpolo è di grande utilità nelle fabbriche , ma dal
troppo umore fi corrompe.
La Pioppa bianca, e nera, il Salice, il Tiglio, e Sirmo
fono molto utili per le fcolture, s'i per la bianchezza, co-
ane pure per la tenerezza temperata da certa confidenza..
L'Alno nei luoghi palufiri tra i fondamenti degli edifi-
cj è eterno , e foffre fenza danno psfi immenfi ; ma poi
fuori di terra non dura lungo tempo.
L'Olmo, e il Frafiìno fotto il pefo prefio fi piegano, e
invecchiandofi, divengono aridi, e più duri, e allora nelle
comraiflure, e concatenazioni, poflbno ottimamente fervire.
Il Carpino non è fragile, ed è molto trattabile.
Il Cipreffo, ed il Pino fogliono piegarfi,ma invecchiati
fi confervano fenza vizio, e per l'acrimonia del fucco fono
efenti dal tarlo, e da altri fimili infetti.
Il Cedro, ed il Ginepro hanno le medefime utilità.
Il Larice non fi corrompe né dalia tignuola, né dal tarloi
inoltre non è facilmente foggetto al fuoco, ma lentamente
s abbraccia .
A quelli legni rammemorati da Vltruvio nel luogo fo*
praccitato s'aggiungono primieramente, come dal medefimo
Vitruvio Lib. I. cap. 5.,le taglie oleaginofe, ovvero travicel-
li fottili d' Oliva , coi quali egli vuole fi congiungano le
une, e le altre fronti dei muri. In fecondo luogo, i legni
più recentemente conofciuti, cioè il legno del Brafile, l'E-
bano , il Serpentino , ed altri delle Indie molto duri , ca-
paci di qualunque lavoro, ed atti a formarne tavolati peri
gradi delle fcale, e per tornire, e fcolpire altri utenfili più
•fqui(iti ec. Terzo, il Cedro grande del monte Libano, che
quafi folo fu adoprato nella coftruzione del Tempio Gero-
folimitano , e che nafce fuUe rupi , e fmifuratamente cre-
ice in altezza, e groffezza, di maniera che feì,o fette uo-
mini
Fané Fuma. TX
mini appena poOono abbracciarne il tronco, intorno al quaf
particolare fi può vedere Cabreo nella Defcrizione delle piafi-
/^ (i). Quarto, un certo fimil genere d'alberi, che nel Re-
gno della China , e del Giapone fi ufa anche oggidì nel
fabbricare i Palazzi Reali. Quinto, certi altri alberi, dei
quali tratta Chambers nel Tuo Dizionario univerfale alla
parola: Legname da Fabbrica.
Scolio Primo..
4. Confiderate tutte qaede cofe ; la Quercia è tra tutti
gli alberi l'ottima, che fi pofla impiegare negli edificj. In
paflfato la Caftagna molto s'adoprava nelle gran fabbriche,-
non eflendo peranche conofcluta la bontà della Quercia ; ma
già da due fecoli s'abbandonò l'ufo delia ca(lagna,nè fen-
za ragione, perchè facilmente fi fende^ed è foggetta a cor-
romperfi , quando fi pone nei muri ; dal che ne nafce,che
i travi di caftagna fi debbano fpeffe volte mutare, mentre
al contrario quelli di quercia durano fettecento, ed anche ot-
tocento anni .
Scollo Secondo.
5. Gli alberi di qualunque fpecie partecipano Tempre al'--
quanto della natura del iuolo in cui nafcono ; quindi
quelli che crefcono in luoghi montuofi , aridi , pietrofi , o-
arenofi fono più duri , e di miglior ufo di quelli che fi
trovano in luoghi baffi, ed acquofi .
Inoltre quelli che fono efpofti al meriggio fi tengono
migliori degli altri ; imperocché il calor del Sole molto
conferifce acciocché diventino più duri, più alti,e più grof-
fi , oltre il contener effi poco umor graifo , cioè di quella
foftanza , che immediatamente fta fotto la corteccia , ed è
più tenera del rimanente del legno: quefta è quella foftan-
za che alimenta gli alberi , ed ogni anno nella vegnente
primavera genera nuovo umore, che fino alla caduta delle
foglie accrefce ; nell' inverno poi s' indura , e pafla nella
foftanza del legno ; ma quefta foftanza medefima più tenera
b 2 rende
C.I ) Stampata in Ginevra del 1666. Altra edizione flampata pure in Gjnevra-
A
Il E tementi ^Architettura Civile i
rende facilmente gli alberi foggetti a corromperfi.
Finalmente gli alberi, che crefcono in qualche dlftanza^
tra di loro, e per ciò fono p\h efpofti all' aria, e venti, di
quelli che forgono nei margini delle Selve ; per l'ordina-
rio fono più duri , e più robufti di quelli che nafcono ia
luoghi chiufi, e poco penetrati dai venti.
Proposizione Seconda.
Problema.
6. Spiegai in qual maniera , ed in quat tempo Q del>^
bano tagliare i legni.
Rifoluzionc, e Dimoflrrazione.
Poiché fi deve aver particolar diligenza nel trovar legni
che non fiano foggetti alla corruzione , e che quanto fia
poflTibik fiano molto fecchi y e fenza umore, che paticolar-
niente li difponga a corromperfi; quindi
Primieramente fi taglino al principio dell* autunno [ fe-
condo il parer di Vitruvio al citato luogo ] fino a mezza,
midolla ; o fi feghino all' incirca fino quafi ali' ultima pe-
riferia del midollo.
In fecondo luogo dalla met^ di Dicembre fino a mez^
zo Febbrajo fi gettino a terra .
Terzo , fé così torni comodo , [quando fi fa il primo ta-^
glio , fi recidano anche i rami , e la fommitk della cica-
trice fi copra di loto , o fango , come perfuade 1' Alberti
lib. 2. cap. 4.
Gonciofiiachè in quella guifa dal taglio fatto fotto il prin-
cipio d'autunno l'umore va ftillando fino alla met^ di Di-
cembre y né nuovo umore dalla terra afcende nel tronco ,
e la terra eifendo gik priva di calore, l'umore fi congela.
Si atterrano gli alberi dal mezzo Dicembre a mezzo
Febbraio, perchè dopo quefto tempo, il Sole ritornando
all'Equatore, le radici degli alberi cominciano a ricever
umore dalla terra ; fono dunque da atterrarfi avanti che
^.uova mente fi riempiano d' umore j e di fuoco.
'Parte Prima» Ij
Finalmente anche la recifiofle dei| rami è vantaggiofa ,
perchè gli alberi non folo fucchiano 1' umore dalla terra ,
ma altresì per le foglie , e fcorza , bevono la pioggia , e
la ruggiada , e attraggono i vapori dall'aria.
Scolio Primo.
7. Nel tagliar gli alberi fi dee riflettere alla loro età ;
imperciocché non devono eflere ne troppo teneri , perchè
non fono peranche arrivati alla con venevol durezza, né trop-
po vecchj , perchè allora men durano : ef. gr. la (guercia
non fi dee tagliare né avanti il feflagefimo anno di fua età,
né dopo il ducentefimo , ma circa l'anno centefimo, nella
qual età è piti robufta, e più confidente r
Scolio Secondo ►
8. V'ha chi dice, che nel tagliar gli alberi, fa meftieri
tagliarli in Luna calante ; anzi prefcrive tagliar gli albe-
ri calando la Luna ; ma quello è un antico pregiudizio ,
perciocché niente abbadandofi alla Luna fi taglino pure^ i
legni per tutto l'inverno^ che faranno dell' iftelfa bontà, e
ciò afferma Gautier,. nel fuo Trattato Francefe intorno ai
Ponti , d' aver egli imparato per propria fperienza , men-
tre abitava nei Monti Pirenei ; Sturmio piuttofto ci avvi-
fa, efler cofa molto fpediente , che fi afpetti 1' etk dellai
Luna calante ad evitare le calunnie dei malevoli.
Proposizione Terza»
Problema,
51. Far feccare i legni tagliati.
Rifoluzione.
Primieramente; in qualche maniera fpogliati della cortec»-
eia , fi raflettino in un luogo fecco, di modo che però non
tocchino il terreno , acciocché dalla terra non contraggano
umidita.
Secondo; fi difendano al difopra dalla pioggia, e dal ca-
ior del Sole coprendoli , perciocché le pioggie ritardano
ii feccare;, efpofti i legtii al Sole fi fendono , perchè allora;
ÌOi.
14 Elementi d' Architettura Civile.
la polpa, o vena efteriore più preflo fi fecca della midol-
la interna.
Terzo; l'aria da ogni parte abbia libero l'acceffo, accioc-
ché dai venti , e dall' ingreflb di nuova aria vengano dif-
fipati i vapori che efcono dai legni.
Quarto ; cos'i i legni fi confervino fino al terzo anno ,.
particolarmente quelli deftinati per formarne porte , fina-
ftre ed altri fomiglianti lavori.
Proposizione Quarta..
Problema.
IO. I legni che fi fcielgono per fabbricare , efaminare:
fé fiano convenienti .
Rifokizione,
Poiché il più delle volte coloro che intraprendono qual-
che edificio, comprano i legni già tagliati, è neceffario avan-
ti d'impiegarli, olfervare in che fiano offefi , per deftinarli
folo a' quegli ufi , ai quali meno incomodamele poifano-
fervi re .
In primo luogo, per conofcer la qualità del legno, fopra
l'edremiià d'un tronco fi fparga un pò d'olio d'Oliva te-
pido; fé l'Albero è nato in luogo paluftre foglio divente-
rk roffeggiante per l'acrimonia del fale; fé è nato in un ter-
reno pìngue, e in tempo che abbonda di fucco jfoffe taglia-
to, foglio egualmente non farà aflbrbito , ma qualche di
lui parte s' attaccherà d' intorno al margine . Al contrario
fé da un fondo fecco, e nel dovuto tempo fia flato recifo,,
l'oglio affatto verrà afforbito, e difeccato.
Ufate quefle diligenze, è da avvertirfi, che un legno na-
to in luoghi paludofi non s'impieghi in fabbriche di luoghi
umidi, o alle pioggia efpodi, perchè prefto marcifce, nem-
meno in luoghi percofli dal Sole, perchè con facilita ^\ fende,.
Secondo. Non di rado accade, che dopo anche fquadrati
i legni, e puliti fembrino fani mentre nell'interno flarh na--
ic.ofta qualche imperfezione j che fi fcoprirà in quella gui-
Parte Frimai J5
fa . Percuoti col martello una tefta del legno , e fa che un
altro intanto ponga X orecchio all' altro capo , fé egli fen-
tira uno (trepito ottufo , ed interrotto , quefto farh indizio
d'interior diffetto; al contrario' fé fentira un fuono chiaro,
e netto, il legno farà fano.
Scolio.
1 1. Molte cofe inoltre fi dovrebbero ofTervare intorno all'
ufo dai legnami nelle fabbriche ; ma badi non tralafciare
le tre che fieguono.
La prima , che ai legni ridotti anche in quella figura
che fi voglia, affatto fé gli levi tutto l'umor graffo attac-
cato, perciocché quefta folhnza molto li difpone a corromperfi.
L' altra , che i legni fani non fi mettano vicini ai dif-
fettofi , perchè dalla fperienza vien dimofitato, che i fani
dentro un dato tempo contraggono i medefimi diffetti per noa
fo qual infezione.
La terza, che i legni , e qualfivoglia altra materia che
facilmente s' accende , non fi adoprino negli edificj . Per
ja jcui ragione, le Volte fono da preferij-fi ai Soffitti.
Delle Pietre .f e della loro f delta .
Proposizione (Quinta,
Problema.
12. Indagare le qualità delle pietre.
Rifoluzione, e Dimoftrazione.
Le pietre devono avere quefte prerogative.
Primo. Che refiftano alla fermezza, e durezza dei fovrap»
polli pefi, e fiano atte a reggerli.
Secondo , Che né dal freddo , né dal calore vengano
ofFefe .
Terzo. Che non fi corrodano, o fi fciolgano dall'umidità
dell'aria, o dalla falfuggine del mare.
La loro durezza primieramente fi fcopre con percoter-
le , imperocché fé refiftano a forti percoffe , faranno di
con-
i6 Elementi (f Architettura Civile,
conveniente durezza ; quefta poi non deve efler tanta che
non ceda al ferro del Tagliapietra , perchè tali qualitk di
pietre fono intrattabili .
Secondo . Se poffano reggere al fuoco , fi ricaverà ,
gettando un qualche loro frammento nel fuoco , ed allo ftef-
fo più a lungo refiftano .
Terzo. Si vedr'a fé ripugnino al freddo, ed alle altre in-
clemenze dell'aria, lafciandole per tre anni in luoghi aper-
ti, o come l'Alberti animonifce , fé s'immerga un qual-
che loro frammento nell'acqua forte, o comune, indi pre-
parata una rete di filo di ferro fi ftropicci, né lafci alcun
legno di fango; ma fé verfata l'acqua fi troverà la pietra
di maggior pefo, allora facilmente verrà otfefa dall' umido, il
che dimodra avere i pori rilafciati , e penetrabili dall' umore.
Scolio.
13. Le pietre fi poffbno richiamare a due generi; a pie-
tre foflili , cioè di cava tagliate in forma di paralellepipe-
do , ed ai rottami di pietre: le prime fono ellratte dalle
cave, di varia mifura, fecondo l'ufo diverfo deipaefi,edi-
verfa condizione delle opere, nelle quali fi devono adoperare:
da Vitruvio lib. I. cap. 5. fi chiamano pietre quadre, perchè
appreffo i Romani la loro bafe era quadrata : i rottami
poi fono pietre rozze, ed informi di varia grandezza, e fi-
gura, che frammenti piuttofto fi dicono, i quali non poten-
doli efattamente congiungere, rendono le ftrutture deboli;
nel fabbricare però i fondamenti non di rado fervono otti-
mamente.
Proposizione Sesta.
Problema.
14. In qual tempo debbano eftraerfi le pietre dalle mi-
niere, o petraje,e quanto tempo confervar fi debbano avan-
ti di metterle in opera .
Rifoluzlone.
Primieramente fi cavino dalle miniere l'Eftate.
Secon-
Tane Prima. tj
Secondo. Non fi devono impiegare toflo cavate, ma con-
fervarle per alcun tempo, ef. gr. per due, o tre anni.
La ragione del primo avvertimento fi è , perchè allor-
quando le pietre fi eftraggono dalle miniere , fono piene
d'umore: quefto in tempo d'inverno s'agghiaccia, fi dila-
ta, e fcioglie il legame delle parti, perciò non fi debbono
cavar nell'inverno; ma effendo quell'umore in tempo d'efia-
te difiipato dal calore, quindi le pietre più preflo fi fecca-
no, e più facilmente fi raflbdano.
La ragione del fecondo avvifo coincide col primo: fi dee
permettere alcun tempo alle pietre, s'i perchè vieppiù fi con-
folidino, diiTipandofi l'umore, si perchè fi manifellino i di-
fetti, fé ve ne fiano.
Scolio.
15. Gian-Criftoforo Sturmio nella Matematica Giovatìile ^ al
trattato d Architettura civile ■fìn^^^'adL^cho. i fafli,e fingolar-
mente i marmi, più eccellenti fi trovano, quanto più pro-
fondo dalla terra fi cavano , ma al contrario Belidor nella
fua Opera de la Scie/tee des Ingenieurs lib. 3. cap. I. affer-
ma , che le pietre , generalmente parlando , che fi cavano
da poca profondita fono più folide, di quelle che fi eftrag-
gono dal fondo delle petraje , e quefto efler fiato ufo degli
antichi, i quali per dar maggior fermezza ai loro edificj d
fervi vano delle pietre , che dai ftrati fuperiori delle cave
eftraevano. Forfè l'uno e l'altro avera la fua ragione, fe-
condo le circoftanze diverfe. Se fi tratti del marmo fi fie-
gua l'opinione di Sturmio, fé poi delle altre pietre fi fie-
gua Belidoro .
Dei Mattoni^ 0 Terra cotta.
DEFINIZIONE SECONDA.
16. I mattoni, 0 terra cotta fono due nomi , che oggidì
fignificano la fteffa cofa, cioè quelle pietre artificiali, che di
creta fi formano, e nelle fornaci fi cuocono col fuoco, che
e voi-
i8 Elemeyit't d Architettura Civile,
volgarmente mattoni chiamiamo; ai tempi fcorfi vi era dì»
verfita tra i mattoni, e terra cotta: I mattoni fi leccava-
no folamente al Sole per due anni, e preflb i Romani era-
no in ufo; la terra cotta poi al fuoco fi faceva cuocere.
Proposizione Settima.
Problema..
17. Formare i mattoni.
Rifoluzione.
Si fcielga in primo luogo terra graffa, e tenace, di co-
lor bianchiccio, o cinericcio chiaro , che non abbia faflet*
ti, né ghiaja;ma perchè fi trova anche terra di color rof-
fo, la quale benché non fia tra le ottime, niente di meno
può fervire,non avendo riguardo al colore; fi potrà quella
terra giudicar opportuna per formar mattoni, che dopo leg-
gier pioggia fi attacchi in notabile quantità alle fcarpe, né
facilmente fi poflTa fcuotere; oppure fé maneggiata colle ma-
ni, ed impattata difficilmente fi fepari .
Secondo . La terra di quefta condizione fi maneggi con
una zappa ; e rilevato poi , che fia tutta della medefima
bontà, fi afpetti la pioggia, della quale imbevuta, e bagna-
ta, meglio con qualche iftromento di nuovo fi mefcoli; per
qualche tempo fi lafci in ripofo; la ftefla operazione fi re-
plichi quattro , o cinque volte . Quefto preparamento di
terra desinata per far i mattoni , fi fuol cominciare nel
mefe di Marzo, ma più fpediente farebbe nel tempo d'in-
verno, perciocché il gelo moderato molto conferifce a ma-
cerare la terra.
Terzo. Preparata la terra, e macerata s'impaftano i mat-
toni ; il tempo opportuno è il mefe di Maggio, e Giugno;
perchè cos'i hanno ipazio fufficiente di feccarfi adagio, avan-
ti di metterli nelle fornaci; ma più a lungo non deefi dif-
ferire , imperocché fé nel colmo dell' eftate fi formaflero i
mattoni, la erotta più pretto fi feccherebbe dell'interno, e
fi fenderebbero : formandpli in fredda ftagione correrebbe pe»
rico-
Parte Prima. ip
rlcolo , che l' umore nei medafimi fi congelaffe ; e dilaun-
dofi fi fcioglierebbero: ma fé la neceflìta obbligalTe formar
parte dei mattoni in tempo d'eftate, quando il Sole molto
rifcalda, o nell'inverno, quando il freddo è rigido; nel pri-
mo cafo fi coprano di ftrame, o paglie bagnate, nel fecon-
do fi coprano d'arena.
Quarto . Formati come fopra i mattoni , fi difendano
dalle pioggie, e dai raggi del Sole in modo però, che all'
aria libera efpofti facilmente fi pofìTano feccare.
Quinto. Abbaftanza elfendo fecchi fi cuocano nella fornace.
Scolio.
i8. Goldmanno lib. i. dell' Architettura cap. 15. perfua-
de , che i mattoni cotti la prima volta fi macerino nell'ac-
qua, e di nuovo fi cuocano, il che certamente farebbe che
i mattoni diveniffero più duri delle pietre, ma la fpefa trop-
po farebbe eccelfiva , mafllme dove folTe penuria di legne.
Proposizione Ottava.
Problema.
ip. Efamlnare la qualità dei mattoni.
Rifoluzione.
Primo. I mattoni fono di buona qualità, quando il lo-
ro colore fii d' un giallo che fi avvicini al rofTo pallido ;
quefto mofira effer fatti di terra graifa, e giutinofa, poc'an-
zi deferi tta.
Secondo. Se percoffi con un baftoncello di legno, o di
ferro, o anche col nodo d'un deto, rendano un fuono acu-
to, è fegno che fono ben cotti.
Terzo. Se immerfi nell'acqua, e da quefta efiratti non
mutino colore, moftrano aver i pori ftretti, non penetrabili
dall'acqua, e perciò fono convenientemente fodi .
Quarto . L' ottima maniera d' efaminare i mattoni è di
collocarli fui terreno in tempo d'inverno, e di lafciarli ef-
pofti ai geli; quelli che refilteranno al gelo, né patiranno
notabile alterazione, fi potranno ficuramenie adoprare.
e 2 DE-
20 Elemeìitì d'Architettura Civile,.
Della Calce ^ dell' Arena ,, e della Malta.
DEFINIZIONE TERZ^.
La malta è una mifcliianza d'arena, e di calcina bagna-
ta con acqua , infieme impalate, colla quale nelle fabbriche
tenacemente fi congiungono le pietre , o i mattoni ; ferve
poi alle ftabiliture nella fuperfìcie edema dei muri.
Proposizione Nona»
Problema.
21. Preparar la calcina.
Rifoluzlone.
Primo. La calcina dee efler formata di pietre durlffime,
pefanti, e bianche; la miglior di tutte è quella, che fi pre-
para col marmo.
Secondo. Le pietre dalle cave recentemente eftratte fono
migliori di quelle , che lungo tempo avanti foffero confer-
vaie; inoltre quelle che ^\ cavano dalle miniere umide, ed
ombrofe, fono migliori di quelle che fomminiftrano le pe-
traje più fecche.
Terzo. Le felci, chj fi trovano nei monti, o negli al-
vei dei fiumi, o dei torrenti; fimilmente certe pietre fpon-
gofe , né molto dure, che alle volte fi trovano nei campi,,
fanno calce bonilTima.
Quarto. Le pietre, dalle quali fé ne può formar calcina ^
avanti di metterle nella fornace, fi deono rompere con maffe
di ferro, acciocché l'aria rinchiufi nelle cavifa, dilatata pei'
violenza del calore, non faccia fcoppiar le pietre con nota-
bile danno della fornace.
Quinto. L'Alberti, ed il Palladio infegnano, che la cal-
ce, perchè fia baftevolmenre cotta, debba almeno cuocerfi
con fuoco gagliardiffimo per lo fpazio di feflanta ore.
Sello . Il carbon follile è più opportuno della legna per
cuocere la calcina; si perchè la cottura più prefio i\ fa,s'i
per-
Parte Prima, 2i
perché rende la calcina più pingue , ed ontuofa ; ma nei
noftri paefi non fi trova tal qualità di carbone.
Scolio.
22. Si fa ancora una certa calcina di conchiglie di ma-
re, la quale benché nelle brutture non fia inutile, perchè
però non relìfte all'umido, nelle incroftature , o flabiliture
efpofte all'aria non è a propofito, perchè facilmente fi fcrofta.
Proposizione Decima.
Problema.
23. Efaminare la calcina.
Rifoluzione.
Primo. L'Alberti dice, ftffer ottima calce quella, che
formata fia di fallì, la cui gravita per rapporto alla gravi-
ta della calcina fia come tre a due ; fé fia bianca , leggie-
re, fonora ; fé fpenta, o fia bagnata fi attacchi alle fponde
dell' colatojo.
Secondo. Il Boechlero dice, fé, mentre fi eftingue, tra-
mandi un eopiofo fumo.
Terzo . Il Dieufard aggiunge , fé vi fia bifogno di grati
quantità d'acqua per eflinguerla.
Proposizione Undecima.
Problema .
24. Confervar la calcina per gli ufi occorrenti,
Rifoluzione,
La maniera per l'ordinario ufata équefìa. Primieramere-
te la calce porta in qualche colatojo, gettatavi fopra l'ac-
qua, fi ertingua, Ci mefcoli, e bene fi liempri , Si avverta
nel gettarvi l'acqua che non fia meno,o più di quella fé le
convenga , perchè nel primo cafo la calcina fi abbruccia y
nel fecondo troppo fi fcioglie, e liquefa: quindi è fpedien-
te che l'acqua tutta infieme non vi fia gettata , ma a po-
co a poco ..
Secca-
2 2 Elementi iT Architettura Civile.
Secondo. Per un forame aperto nel fondo del colatojo fi
faccia paflTare in una fofla di fufficiente grandezza , fcavara
nella terra.
Terzo, Si copra la fofla con arena cos'i, che la calce dal
troppo calore difefa non fi fecchi , ma fi confervi umida
fino a tanto che fi voglia adoprare o per le ftrutture , o
per le ftabiliture .
Filiberto Delorme, e Boechlero propongono un'altra ma-
niera di confervar la calcina, maflime fé debba confervarfi
per più anni ; ed è quella:
Primo. S'introduca nella fofla fopradetta quella quantità
di calce, della quale fi pofla aver bifogno.
Secondo. Vi fi getti fopra da ogni parte egualmente l'a-
rena, all'altezza di due, o tre piedi.
Terzo. S'infonda fopra l'arena una fufficiente copia d'ac-
qua cosi , che la calce di quella imbevuta pofla eftinguer-
fi, e fcioglierfi; imperocché fé non vi fi gettafle fufiìciente
quantità d'acqua, allora la calcina per mancanza d'umore,
dopo fcaldata, fi ridurrebbe in polvere.
Quarto. Se l'arena in qualche luogo venga a mancare ,
e lafci al fumo che afcende libera 1' ufcita , fubito fi rico-
pra bene l'apertura.
In quello modo la calcina fra due , o tre anni diverrà.
^. pingue, e glutinofa, come il formaggio, di modo che gì' iftro-
i menti coi quali fi dovrà mefcolarla difficilmente po:ranno
efler tratti fuori, Quella calce è ottima non folo per le in-
crollature dei muri , e allora particolarmente quando deb-
bano elfer dipinte, perchè ai colori non è nociva; ma an-
che per le opere a llucco.
Scolio.
25. Vitruvio faggiamente avverte efler necelfario non la^
fciare alla calcina cosi breve tempo ad eftinguerfi, perchè,,
fé a cafo vi fi trovaflero certi frammenti di pietre non ab-
baftanza cotte , agli ftefll non manchi fpazio di poterfi len-
tamente difciogliere : ed anche perchè fé la calcina appena,
cllratta dalla fornace tolto s'adoprafle,per caufa di quelli franv
men-
Parte Prima. 2}
menti non abbaftanza dal fuoco penetrati, dalle opere non na-
fcano certe come veffiche, le quali deturpano l'incroftatura.
Aggiunge il lodato Vitruvio, che per ifcoprire, fé la cal-
cina Ha. dappertutto ben eftinta, e fciolta , un coltello qua
e h nella medefinia s'infinui, il quale fé incontri piccio-
li faffolini, e trovi qualche refiftenza , moftrera la calcina
non elTere pe ranche ben eftinta, e difciolta.
Proposizione Duodecima.
i6. Efaminare l'arena, e fcieglierla.
Rifoluzione.
Due fono particolarmente i generi dell'arena: arena fof-
rile,che dalla terra fi cava, ed arena di fiumi, che fommi-
niftrano gli alvei dei medefimi.
L'arena foffile fi trova affai di frequente fotte terra non
molto profonda, e forma ftrati di diverfa eftenfione, e groffez-
za, ed ha diverfi colori , fecondo la diverfità dei luoghi: ma
dal colore non fi può dar giudizio della fua bontà.
Allora fi avera per buona l'arena folfile, quando non fia
né graffa , né terrofa , e fia di grani di proporzionata gran»
dezza; quella di minutiffimi grani non bene fi mifchia col-
la calce , e la malta fatta con quefta miftura facilmente fi
sfarina.
Si conofce pure fé abbia lodevoli qualità, fé fregandoli
coi deti ftrida, fé fregata fopra un pannolino non lo mac-
chj , fé gettata nell' acqua , ed agitata non lafci 1' acqua
torbida .
Tra le arene foffdi tiene il prìncipal luogo che la poz-
zolana, che vicino a Roma, e Napoli fi cava, e che facil-
mente fu chiamata pozzolana , perchè o foffe in Pozzuolo
nel Regno di Napoli prima fcoperta , o perchè dalle cave
a guifa di pozzi fcavate fi eftragga, come conghiettura Fi-
landro nelle annotazioni a Vitruvio. Q^uefla arena per fab-
bricare è ottima, né quafi altra fé ne trova che più forte-
luente, e tenacemente leghi i mauonij e le pietre, impa-
ftan-
24 Elementi à' Architettura Civile.
fìando lei malta medefima : ed inoltre ha quefta proprìeti ,
che nell'acqua s'indurifce come pietraie perciò per gli edi-
fìcj nell'acqua è opportunifTima,
Secondo. L' arena di fiume, come ho detto, fi raccoglie nei
letti dei fiumi ; ma quella vicina alla riva per l'ordinario è
fva mmifchiata con loto, che le acque depongono nelle gran-
di efcrefcenze ; perciò conviene cercar l' arena nel mezzo
deoli alvei; che fé anche l'arena vicina alle rive fi trovi
fenza loto, o levata la prima crofta fi polla da quello libe*
raro, anche l'arena predo le rive potrà fervire.
All'arena di fiume fi può ridurre la marina, dalla qua-
le pelò non fi dee prevalere , fé non per neceffita , perchè
difhcilmenie fi fecca : per nettarla dalla falfuggine , fi lavi
con acqua dolce.
L' arena ancora , che dalla ghiaja fi fepara con qualche
iftromento non è inutile, però non è egualmente dell'altra
perfetta, perchè ha i granelli un poco più grofli,e abbon-
da di piccioli fafietti , che con la calce non bene fi framini-
fchiano : può fervire nella corruzione dei fondamenti.
L'arena di fiume fi efamina come quella di cava.
Scolio.
27. In Germania vicino al Reno inferiore , e particolar-
mente poi in Ollanda di frequente fi trova certa terra, che
perciò fi chiama terrazza d'OUanda . Quelfa fi cuoce a gui-
fa di geflb, e fi pefta nel mortajo, e li riduce in polvere;
è di color cinerino, e quando è para , e non adulterata [il
che però rare volte accade] ha ottimo ulo anche nelle ope-
re in acqua, ed egualmente f3ffre l'umido, ed il fecco , e
congiunge le materie degli edificj con forza meravigliofa ,
ed infuperabile.
Secondo. Anche la polve di Turnay in Fiandra molto fi
{lima, ed ha quafi gli fieffi vantaggi di quella d'OUanda.
Vicino a Turnay fi cava una pietra dura di color ceruleo,
colla quale fi forma ottima calcina. Mentre quefta fi cuo-
ce nella Fornace, alcune delle di lei particelle fi feparano,
e cadono fotto la graticola della fornace , dove fi fram-
mifchia-
Parte Prima, 25
mlfchiano colla cenere di carbon foffile . Tale mifchìanza
chiamafi polvere, o cenere di Turnay,che i Mercanti eftrao-
gono , quale dalla fornace fi cava : in guai maniera poi
quefta cenere fi debba preparare , ed adoprare , leggafi Be-
lidoro nella citata Opera lib. 3. cap. 5.
Terzo. Alle volte invece d'arena fi ferviamo di certa
polvere artifiziale di terra cotta, o di frammenti minuti ,
€ pefti di vafi di terra, ai quali s'aggiugne fcoria di ferro,
e parimenti polvere di pietra da mola . Quefta polvere
frammifchiata colla calcina refifte meravigliofamente all'
acqua, e appunto fi fuol adoprare in quelle opere, che fo-
no deltinate a contenere, o ritenere le acque, ec.
Proposizione Degimaterza.
Problema.
1%. Formare la malta.
Rifoluzione.
Primo. L'arena fi mifchia colla calce in certa ragione,
che è varia fecondo la quantità diverfa della calce, e dell'
arena. Vitruvio lib. 2. cap. 5. propone due regole. Prima,
fé l'arena fia foflile , fi frammifcbino tre porzioni d'arena
con una di calce. Seconda , fé l'arena fia di fiume, fi get-
tino due porzioni d' arena , ed una di calce . Ma tre por-
zioni d' arena con una di calce , allora folamente fono da
mifchiarfi quando la calcina fark tenace, e molto glutinofa,
e fatta di pietre di buona qualità, il che di rado avviene.
Secondo . Ciò poi che particolarmente giova alla forza
della malta , e che facilmente fi trafcura dagli operaj fi è,
che la miftura dell' arena , e calce molto tempo fi ftempri,
fi mefcoli, e fi pefti, nella qual cofa i muratori greci, fe-
condo Vitruvio lib. 7. cap. 3., erano diligentiffimi , onde
non folamente coftruivano le opere ftabili , ma formavano
ancora le incroftature di tanta grolfezza , fermezza , e leg-
gierezza , che delle crofte delle antiche pareti fi fervivano
alcuni per formarne tavole.
d Sco-
20 Elementi (f Architettura Civile,
Scolio.
2p. Perciò riguarda all' acqua , la quale fi verfa quando
l'arena fi mifchia colla calce , fono da avvertirfi alcune cofe.
E primieramente non fi deve ufare acqua paluftre , o
fangofa, o che facilmente fi corrompa; perciò fi deve proi-
bire agli opera] di non adoprare l'acqua che fcorre per le
ftrade , la quale opponendole qualche intoppo non difficil-
mente raccolgono; imperocché tal forte d'acqua per lo più
è piena d'immondizie»
Secondo. E'peranche dubbiofo,fe fi pofTa adoprare acqua
marina , perchè in alcun luogo ha fomminiftrata ottima
malta , altrove poi ia malta preparata con queda difficil-
mente, e lentamente fi è feccata.
Terzo. Si avverta pure, che gli operaj per minor fati-
ca non le verfino fopra troppa acqua. Si ufi minor quanti-
tà d'acqua che far fi pofla; imperocché col mifchiare, (tem-
prare, e pillare, la malta s'intenerifce, e fé cesi venga for-
mata, più prelio fi fecca,
CAPO SECONDO.
JJà Foììdametitìj e delle Snjìruzioni ,
Proposizione Prima.
30. Il fondamento è l'infiiiia parte dell'edificio, fepolta
per l'ordinario fotto terra, e io ItelTo figiiifica il vocabolo
Jujìrux'tone ^ benché fembri che Vitruvio dilli ngua il fonda-
mento dalla fuflTuzio'ìe^ e fotto il primo vocabolo intenda
il luogo iiìetìb, o foffa, nella quale l'intima parte dell' edi-
fizio fi colìruifce , e coi fecondo la ftruttura iltelTa , che i\
fa nella folla.
Corollario Primo.
31. E' manifefto che il Fondamento, il quale regger dee
lutto l'edifizio coftruir fi debba fodiffimo , e proporzionato
a foftenerne il pefo: quindi s ingaanano quegli Architetti,
che
Parte Frimai 27
che determinano la grofTezza del fondamento dalla groffez-
za folamente del muro > che fopra vi fi voglia edificare, né
hanno confiderazione al pefo di tutto l'edificio»
Coroilario Secondo.
32. Non fi deve imporre un nuovo edificio ad uà vec-
chio fondamento, fé prima non fi abbia rilevato efler quel-
lo abbaftanza fermo , e fodo . Ciò fi potrà rilevare , fé fi
mifurerk colle regole geometriche la foliditk della vecchia
fabbrica > giudicando , quanto fia poflTibile , il di lei pefo ;
allora poi H dee fare lo fteffb rifpetto al nuovo edificio ,
che fi penfa di fare; imperocché fé il pefo del nuovo edi-
ficio ecceda non molto il pefo del vecchio, fi potrà impor-
re il nuovo edificio al vecchio fondamento.
Corollario Terzo.
3 3. Perchè cedendo da una parte il fondamento, la par-
te dell' edificio che a quello fovrafta è di neceffica s' incli-
ni, il che fenza danno delle altre parti dell'edificio accade-
re non può , quindi il fondamento dee avere dappertutta
pari fermezza a foftenerne il pefo.
Corollario Quarto.
34. E perchè il fondamento non può effer (labile , fé il
fuolo , o fondo, a cui infide, non ila fodo, avanti di co-
minciar il fondamento ,. fi deve efaminare la natura del
fuolo »
Proposizione Prima»
Problema.
35. Efaminare la condizione del fuolo..
Rifoluzione.
Si fcavl finche fi trovi un fuolo cofiante, e refiilente; I
fondi fermi poi, e folidi fi poflbno ridurre ai feguenti.
Il primo è il fuolo faffofo, e lapideo.
L'altro è il fuolo di làbbia ferma, e confidente.
Il'terzo l'argilla, e creta, fé abbia notabile profondita.
Il quarto è l'arena mifta con ghiaja.
di K
28 Elementi d Architettura Civile.
A quefti fi può aggiugnere un certo fuolo fabbiofo , il
quale premuto coi piedi , bolle come T acqua , e perciò (i
chiama fabbiofo bollente^ nel quale molte volte fi può fon-
dare, fé fi operi con dovuta cautela.
Gli altri fondi poi inflabili, di terra fmofla, fangofi, pa-
lufiri ec.fi debbono prima artificiofamente raflbdare, e quel-
la fermezza che non hanno dalla natura , acquiftare colT
umana indufiria.
La folidita del fondo fi efamlna con un palo di ferro, o
dì legno armato inferiormente di ferro, la cui eftremiia fia.
formata a guifa di Trivella : fi conficca nel fuolo la trivel-
la ; fé quelta trova un fuolo refiftente cosi che cacciata a
forza non penetri fé non lentamente, e fé per profondarla vi
fi ricerchi notabile difficolta, il fuolo fai a ottimo per il fon-
damento; iti al contrario, il fuolo fi dovrà confoìidare.
Di quefto efame non dovremo contentarfi in un fol luo-
go, ma in più luoghi fi dovrà tentare , adoperando la tri-
vella, acciò poffiamo efl'er certi, che il fuolo abbia dapper-
tutto egual fermezza. E' neceflario ancora oflervare di qual
indole fia la materia, che la trivella , quando fi eftrae, por-
ta fece tra le fue fpire , per quindi reftare maggiormenta
certificati della buona indole del fuolo »
Scolio.
3<5. Trovato il fondo folido, ma non faflfofo, gloverk al-
quanto più profondo nello fteffo cavare , per elfer più cer-
ti della fua folidith; , e fermezza , ed inoltre il medefimo-
fuolo ancora vieppiù raflodare col premerlo, e calcarlo, ufan-
do delle macchine che fi fogliono preparare a quefto fine ►
Proposizione Seconda..
Probleraa.^
37. Preparare il fuolo fmoflb , e paludofo per collocarvi
i fondamenti.
Rifoluzione.
Imperciocché fpeffo accade di non trovar fempre un fuo-
lo
P^rte Pr'tm.t, fjf
lo fermo , ma inftabile , fmoflb e paluftre , quindi fa m3-
fìieri penfare, come fi poffa confolidarlo. In tal cafo fi dee
cos'i procedere .
Primo . Se il fuolo fia puramente fmoffo fi raflTodi, con-
ficcandovi pali d'alno, o oleaginofi abbrultolati, ed a forza
di mazzapicchio cacciati nel luolo ,
Secondo. CLie fé fia paluftre, avanti conficcarvi i pali, fi
vuoti il luogo dell'acqua.
Terzo. Neil' uno, e nell'altro cafo i pali ^i mettano tanto
più fpefli, quanto più il fuolo farà inllabile , e l'edificio da
erigerfi più pelante, per la qual cola focto le torri, e pile
dei ponti deono effere cosi fpein , che vicendevolmente fi
tocchino.
Quarto . Gli fpizj tra i pali fi riempiano di carboni ,
di felci, d'arena, di lana, di peli, ed altre fimili materie,
che refillono all' umido.
Scolio Primo,
38. Sara opportuno circondare i capi fuperiori del pali
con un anello di fw'rro, acciocché dalla percofla della mac-
china non fi fpacchino ; alle volte anche la loro punta fi
arma di ferro , coiae quando fi debbano introdurre_ in un
fuolo labbiofo , perchè non (i fpuntino , ma più facilmen-
te penetrino .
E' uopo inoltre , che i pali , che debbono infinuarfi in
un fuolo paluftre, fi ungano con oglio irrancidito, o*coa
refina liquefatta, il che tatco, patiranno minor detrimento'
per l'umido .
Scolio Secondo.
3P. Benché l' ufo comunemente W^ invalfo dì confolldare
un fuolo inftabile con pali ncti , non mancano però cafi ,
nei quali quella pratica può eflfere dannofa, come fé ?\ do-
veffe fondare in un fuolo, dove s'incontralfero molte forpfen-
ti d' acque , perchè non di rado accada , che conficcando i
pali fi apre più libera la flrada alle acque di forare, e co-
sì il fuolo diventa men atto, che per l' avanti ; oppure im-
pedendo i'ufcita alle acque, s'aggiunge alle medefime forza
per
3 e Elementi (ìt Architettura Civile,
per fgorgare dipoi con maggior impeto , e rivolgere foflb-
pra il fuolo ; e in fatti per teftimonianza di Belidor lib.
3, cap. p. nella lodata opera , molte volte'avviene, che
un palo oggi conficcato a gran forza nel fondo , dima-
ni fi trovi il palo rialzato per l'impeto dell'acqua, che len*
ta d* ufcire .
. Quando fi debbano gettare i fondamenti in un faolo fab-
biofo, o come dicono bollente. In quefto cafo la ragione fpe-
dientiffima di fondare fi è, che non troppo fi fcavi in cotal
forte di fondo, ma quello evacuato, e fcoperto, quanto im-
porti il travaglio d'un giorno, colla maggior diligenza , e
preftezza poffibile, fi faccia uno (Irato di grofle pietre pia-
ne, e fopra quefto un'altro fé ne ftabilifca, e d' indi il ter-
zo &c. adoprando malta di buona qualità, e fé fia polfibi-
le formata d'^arena, che nell'acqua s^induri, ef. gr. di poz-
zolana , o di cenere di Turnay &c» y né fi defifta anche fé
i (Irati alcuna volta nuotino in certo modo , e fembrina
fluttuanti ; imperocché continuando l'opera , e nuovi ftrati
fovrapponendo, il fondamento finalmente fi fodera, come fa
foflCe collocato fopra un fondo pietrofo..
Proposizione Terza^
Problema..
40. Formare la graticola pjr maggior ficurezza del fon-
«lamento (Fìg^ I. T, /.).
Rifoluzione-,
Quando fia neceffario confolidar il fuolo con pali confic-
cati, fa meftieri connettere l pali ftelTi vicendevolmente ; il
che fi fa in quefto modo. -
Primo . Si conficchino nel fuolo col beneficio delle ma-
chine a norma della lunghezza del fondamento i pali B,B
tra fé diftanti circa 7. piedi (i), le tefte dei quali fiano
affottigliate , acciocché tra gli incaftrl dei travi più lunghi
A, Ay ec. poflfano infinuarfi.
Secon-
(1) S'intende mifura del Piede di Francia, 0 P.cde. del Re,
Tarte Prima, jt
Secondo . I travi AA ai pali BB fovrappofti , cosi che
i loro incaftri ricevano i capi di quefti , i pali iftefli BB
infieme fi connettano.
Terzo. Le travi ifteife A A tra fé fi collighino coi legni
tranfverfali minori CC, anzi gli fteflì legni tranfverfali CG
infieme fi congiungano con un'altra trave tranfverfale EE.
Quarto. Nei quadrangoli GG agli angoli oppofH dei me-
defimi fi conficchino dei pali , e i vacui fi riempiano di rot-
tami, mattoni, ed altra idonea materia.
Scolio Primo.
41. Quello artificio particolarmente giova nei tremuoti,
perchè validamente impedifce la difgiunzione delle parti ,
Può eflere anche d'ottimo ufo fabbricando vicino ai fiumi,
oppure fé vi foffero forgenti d'acque tra i fondamenti.
Scolio Secondo.
42. Si trova alcuno, che ftende fopra la graticola un ta-
volato di legni, o travi pofli vicini gli uni agli altri; ma
quefto tavolato è inutile, ed inoltre accrefce indarno la fpe-
fa; perchè fopra la graticola idefla fi può ficuramente get-
tare il fondamento, con quella cautela però, che le faccie
del fondamento, che dall' una, e dall' altra parte fi alzano dal
fondo fopra la graticola , fi facciano di buona pietra fqua-
drata, e piana fino al livello fuperiore del fuolo , o anche
un pò più alto, fé cosi efigga la condizione dell'edificio.
Scolio Terzo.
43. Perchè poi li fondamenti porti fopra le graticole non
poflbno avere gran bafe , è neceflario che la graticola fi
faccia più larga un piede, e mezzo, o due di quello foflc
per eflere la bafe dei fondamenti , fé quelli folTero gettati
in buon fondo .
Proposizione Quarta.
Problema.
44. Determinare le mifure dei pali.
Rifolu-
32 Elementi d' Architettura Civile.
Rifoluzione.
Le mirure dei pali fi riducono alla loro lunghezza , e
groflezza , e perchè terminano in punta , che non deve ef-
ière né troppo lunga, né troppo corta, anche la lunghezza
della punta fi dovrà (tabilire .
Primo adunque per determinare la lunghezza dei pali ,
il palo fi cacci in qualche luogo col mazzapicchio nel fuo-
lo, finche per la refillenza del fuolo non pofla più penetra»
re; ciò fatto dalla quantità del palo fitta nel fuolo fi potrà
formare qualche giudizio della lunghezza dei medefimi; di-
co qualche giudizio, perchè può occorrere che in alcun luo-
go fi trovi il fuolo di minor refiftenza,e permetta ai pali
penetrar più profondi. Nei luoghi finofii la lunghezza fuol
effere baitante di 5. , o 7. piedi , nei paludofi poi dieci , o
dedici.
Secondo. La groflezza o diametro dei pali fi dee determi-
nare dalla loro lunghezza, che fi fuol fare eguale alla duo-
decima parte della lunghezza ; cioè , fé la lunghezza fofle
di dodici piedi, ^i darà al diametro un piede, o dodici pol-
lici . Quelta regola però non ferve fé non per i pali che
liano minori di (5. piedi, né maggiori di 12., imperocché fé
follerò lunghi 18., o 20. piedi, bafierebbe che il loro dia-
metro folle d'un piede, o eguale a' dodici pollici , altrimen-
ti converrebbe fervirfi d' albc:ri difficili a ritrovarfi , e la
fpefa di gran lunga fi moltiplicherebbe : Goldmano però
nella fua Architettura CiviU in certi cafi accrefce il dia-
metro fino ai diciotto pollici.
Terzo. Se rellremità appuntata dei pali folTe tioppo cor-
ta, farebbe anche meno acuta, e difficilmenre penetrerebba
il fuolo ; al contrario fé folfe troppo lunga , diventerebbe
troppo fiutile , e fé trovafle un pò maggior rcfificnza , fa-
cilmente diverrebbe ottufa ; è neceflario adunque , che la
lunahezza della punta non ecceda la mifura d' un diame-
tro, e mezzo, o al più due diametri del palo; la qual pun-
ta fi dee anche armare di ferro, dove ricerchi il bifogno,
come di (Ti di fopra.
Pro-
Parte Prima, 33
Proposizione Q.uinta,
Problema.
45. Con qual arte fi debba preparare il luogo al fonda-
mento, quando s'incontrino forgenti d'acqua.
Rifoluzione.
Alcuni vogliono che cotefte forgenti fi poffano impedire,
fé fopra vi fi getti gran quantità di ceneri mifte colla cal-
ce , o fé di mercurio fi riempiano i fori , donde fcaturifce
l'acqua, perchè, dicono, l'acqua comprefla da quel pefo fa-
r^ obbligata ad aprirfi nuove ftrade, e prendere altro corfo.
Ma quefte cofe , benché peravventura fembrino plaufibi-
li , però efeguendole, non avrebbero il defiderato fiae.
Ho detto poco avanti , quando s'incontrino forgenti, non.
effer fempre ficuro , anzi qualche volta dannevole fermare,
il fuolo con palizzate.
Pertanto ottimo configlio egli è , gettare colla maggior
follecitudine tali fondamenti ; ed acciocché non troppo cre-
fca l'acqua nella fofl'a, fi dovranno fcavare certi rivoletti,
per i quali fcorra l'acqua in un pozzo preparato fuori del-
la foffa del fondamento , dal quale colle macchine idrauli-
che , come colla vite d'Archimede, o colle trombe , indi
fi cavi. Le fponde poi dei rivoletti fi munifcano con mat-
toni, acciocché fi formino piccioli canali, che al difopra fi
dovranno coprire con pietre piane . In tal maniera fi fec-
chera fufficientemente tutto il fondo della fofla .
Scolio.
4.6. Affinchè poi le acque in progreflb di tempo non re-
chino qualche danno ai fondamenti , fi prepareranno nella
llruttura dei fondamenti alcuni piccioli acquedotti , per i
quali le acque polfano aver libero il corfo verfo quella par-
te, a cui fi giudicherà più opportuno rivolgerle.
PRO'
5^ Elementi cC Architettura Cìvilg,
Proposizione Sesta,
Problema .
47. Coftrulre i fondamenti.
Rifoluzione.
Scavata la foffa , nella quale fi dee coftruire il fonda-
mento , fopra il fondo della folfa , o folido per natura , o
confolidato coli' arte:
Primo . Si ftenda un letto di crofte di dure pietre , fi
fopra quefte fi getti la malta.
Secondo. Si alzi di poi il muro con mattoni, e fafli uni-
ti colla malta.
Terzo . Se manchino fafTì maggiori , fi prepari un ara.
maflb di pietre non più grofle d'un pugno, d'arena di fiu-
me, e di calce nuova; e poi fi riempia con quefto il fonda-
mento all'altezza di mezzo piede, e fi fpiani polla pala.
Quarto. Si gettino poi falli di qualfivoglia mole, cofic-
che però non fi tocchino, fopra i quali fi verfi nuova quan-
titìi d' animalfo preparato avanti , e di nuovo il fpiani , e
COSI fucceffivamente finché fi riempia tutto il fondamento ,
Qiiinio . Perfezionato il fondamento avanti d' impervi i
muri dell'edificio, fi afpetti qualche tempo, acciocché pof-
fa feccarfi. Lo Scamozzi prefcrive il tempo d' un intiero in-
verno; altri poi vogliono che fieno fatti i fondamenti nei-
la primavera, perchè fi fecchino nella fiate.
Scolio Primo.
48. Alle volte per rifparmio di fpefe , al muro del fon-
damento s'interpoiigono archi, nel qual cafo fi dee fare il
muro più groflb. Sturmio ammonifce, che quefti archinoti
devono aver luogo nelle pubbliche Carceri , negli Ergafiu-
li , e nelle Zecche , e fimiii edificj deftinati a cultodirp
qualche cofa .
Scolio Secondo.,
4p. Se il fondamento non pofla coftruirfi di pietre qua-
dra , o di mattoni , ma invece fi adoprino frammenti , e
pietre
Parte Prima y 35
pietre informi , anche in quefto cafo dovrà efler maggiore"
ia. grolTezza- del fondamento .
Fr O P O S I ri O N E S E T T I M A .«
Problema.-
5a Determinare la figura, e mifura del fondamento,
Rifoluzione.
Primo. Il fondamento dal fondo al livello della terra do--
ve cominciano i muri dell'edificio , va fenfibilmente dimi-
nuendofi fecondo la larghezza, coficchc prende la- figura d' uà-
trapezio folido ABC [Fig. Il, T. /.]i
Secondo. Quanta efler debba la profondita AD" del fon-
damento, dipende dalla condizione del fuolo, in cui fi dee"
fondare,- finché fi trovi il fondo folido, che or più, or me-
no può efler lontano dalia fuperficie della terra ; in quello
cafo però gli Architetti danno occafione di fpefe fuperflue,
aflegnando al fondamento profondita maggiore di quella fé
gli convenga.
Imperciocché o il fuolo é fermo , e confidente , o poco
confirtente, o paluflre,ed inftabile. Se il primo, niente ob-
bliga a fare i fondamenti più profondi, perché quelli fi pon-
no' ficuramente collocare fopra il fuolo (labile , e confiften-
te: fé il fecondo, baderà coprire il fuolo con tavolato di
travi', o con graticola , piuttofto- che ulteriormente fcavare
per cercar fondo di miglior condizione, che difficilmente
ci' verrà fatto di; ritrovare : fé il terzo , la fatica è ancora
più: vana ,• fé difcendiamo fcavando a profonditi notabile,
perchè ciòv non- oflante farà fempre necelfaria la palizzata .
Bèlidor, lib. 3. cap. p. dell'Opera altrove riferita , dice
farà badante. , fé i fondamenti abbiano la profondita AD
di' due, o tre piedi;: però' con quede' oflervazioni, cioè che
primieramente fi fcavi la fofla per il fondamento di tutti
i muri, e la medefima fi fpiani a' livello, indi fi codruifca
il fondamento di conveniente materia , e ben congiunta', che
fcxnpre fia ridotta alla medefima altezza nelle diverfe fue:
e- 2- parti;,
'3<J Elementi i Architettura Civile,
parti; e finalmente nel tempo Ifìeflb fi alzino i muri prin-
cipali che dovranno fortenere il tetto, dipoi quelli che de-
vono feparare , e diitinouere le diverfe parti dell' edificio
interno .
Terzo, ciò che appartiene alla larghezza del fondamento,
perchè la larghezza fuperiore AE è eguale alla larghezza
del muro da fovrapporvi, fi dee cercare, quanto la larghez-
za inferiore FB debba effer magolore della iarshezza del
muro, che fi alza dalla fuperficie della terra.
Lo Scainozzi infegna, che la larghezza FB inferiore ec-
eeder dee la fuperiore, o una quarta, o una fella parte del^
la tnedefima larghezza AE, eccettuate però le torri , e fimi-
li edificj, nei quali la larghezza FB fi dee fare tripla della
larghezza AE. Cioè fé AE fia di piedi 4. , firanno i da-
di , o rifiuti DF, GB tutti eguali a mezzo piede , ovvero
all'ottava parte della larghezza AE; oppure fé AE farà di
piedi 6. , i dadi DF , GB faranno di mezzo piede , cioè
eguali alla duodecima parte della larghezza AE ; ma fotto
le torri ec. i dadi DF , GB faranno eguali alla ftefla lar-
ghezza AE.^
Filiberto Delorme fa più groffi i fondamenti; impercioc-
ché comanda che i dadi fi facciano tutti eguali alla quarta
parte della larghezza AE.
Il Palladio accrefce la larghezza inferiore ancora di più ,
e prefcrive che ogni dado fia il doppio maggiore della lar-
ghezza fuperiore AE.
Ma ciò che è più meravigliofo , nello ftabilire l'infima
larghezza FB del fondamento , tutti unitamente hanno ra*
gione alla larghezza AE del muro, e non all'altezza del-
lo fteffo muro, o pefo ; e inverita è abbaftanza noto che
un muro di mediocre altezza, e premuto da poco, o niuti
pefo non ricerchi tanta larghezza di fondamento , quanta
il muro della medefiraa larghezza, che fi alzi a confidera-
bile altezza , e foftener debba pefi notabili , efi gr. molti
Soffitti; o Volte di ftraordinaria grandezza.
Quand'anche, anzi per neceffitìi fi dovefle aver ragione al-
la..
Pane Prima, J7
la particolar altezza dei muri che fovraftano al fondamarr-
to , in quefta maniera fi dovrà meglio determinare la lar-
ghezza del fondamento FB.
Supponiamo per efperienza che un muro dell' altezza di
20. piedi pofifa aver ballante fermezza, fé l'infima bafe FB
dell'una, e dell'altra parte ecceda la fuprema larghezza AE,
cioè la larghezza del muro quattro pollici: ef. gr. fé la
larghezza del muro farà di piedi 2., la larghezza inferiora
FB del fondamento fia di due piedi, e otto pollici, e per-
ciò fiano i dadi DF, GB di 4. pollici.
Per ritrovare quanto alla larghezza BF fi debba alTegna-
re , fé al fondamento fi doveffe imporre un muro , la di
cui altezza foflTe v. gr. di 50. piedi, colla regola aurea, o
del tre, fi opererà come fegue.
L'altezza di piedi 20. ricerca per larghezza d' un dado
pollici 4., l'altezza di piedi 50. quanta larghezza di dado
ricercherà? E ritroveremo pollici za
Adunque fé la largliezza AE fi fupponga di piedi 3., fi
dovranno alfegnare all'infima larghezza FB del fondamento
piedi 3., e pollici 20., cioè piedi 4. pollici 8..
Scolio.
51. Trattandofi di far un argine di pietra alla riva d'un
fiume per ritener l'acqua nel iuo vafo,o di coflruire qual-
fivoglia altro forte muro, che debba fodenere qualche im-
pulfa, allora è neceflario , che \\ taccia il foidamenro più
largo, particolarmente da quella parte, che (x oppone a ri-
cever Li fpinta; e poco mi fembrerebbe fé da quella parti
fi facefle la larghezza del dado il doppio maggiore della
larghezza dell'altro dado, anche non accrefciuta la larghez-
za , che altrove fi aflegnafle al fondamento . Ef. gr. ad un
muro d'altezza di piedi 50. troviamo doverfi fare un fon-
damento, i cui dadi FD, BG fiano di pollici io. per cia-
fcheduno, fupponiamo che l'impulfa fi faccia da E verfo A.
In quello cafo la fomma della larghezza d^i dadi, che è di
pollici 20. , fi dee dividere in tre parti eguali , due delle
q^uali fi diano al. dado FD, ed una al dado BG; cosi il ma--
jS Elementi et architettura Civile.
ro col fondamento fottopcflo avrà maggior forza di refifte-
re all'impulfa da E verfo A..
Proposi il ONE, Settima..
Problema.
52. Preparare il fondo acq^uofo per collocarvi il fonda-
mento .
Rifoluzione..
Se qualche volta nelle acque, ef.gr. in mezzo agli alvei
dei fiumi fi dovefle fabbricare. In tal cafo il luogo, dove
fi devono collocare i fondamenti, primieramente fi vuoterà
dell'acqua; ciò fi può efeguire in quefto modo..
Primo fi circondi il luogo, conficcandovi pali in qualche'
diftanza, che ogni palo abbia il Tuo incaftro, e tra gli in-
caitri fi mettano forti tavole , le quali chiudano lo fpazio
lafciato, tra i pali, e formino come un certo chioftro.
Secondo a quell'ordine di pali , alla diftanza di tre pie-
di incirca ; fi conficchino altri, pali fituati paralellamente ,
e parimente s'introducano' nei loro incaftri altre tavole, di
modo che come con un nuovo chioftro fi cinga il primo.
Terzo per impedire, che l'acqua o non entri, o non ef-
ca per quelli chioftri. di legno,, è di neceftit^ coprire le ta-
vole, ed i pali con una miftura di pece, refina, e bitume,.
o d'altra fimil materia che ritenga l'acqua.
Quarto . Lo fpazio dall' uno , e dell' altro chioftro fi'
riempia d'arena , di terra creta frammifchiata con ftrame ,
parimente di rottami di pietra , e letame [ che fi conduce
colle barche] acciocché, in quefta maniera fi chiudano tutti
i fori ;, tali materie fi ammaflano calcandole quanto farà-
neceflario.
Lo fpazio chiufo tra il primo circuito fi vuoti colle ma-
chine, folite adoprarfi per evacuare le acque; e allora final-
mente; efaminato prima il fondo , e fé cos'i ricecrhi il bi-
fogno, coir arte confolidato, il fondamento fi getti,.
Scfllioc
Parte Prima, 3P
Scolio,
^3. Lo Sturmio nella Matematica giovanile deWArchitet'
tura parte prima cap. 5. attefta aver egli veduto preflb gli
Ollandéfi coftruirfi in quefto modo i fondamenti in mezzo
ai fiumi, e ftagni. Un'altro metodo propone Volfio nei fuoi
Elementi d" Architettura paragraf. 33p. , ma molto più di-
fpendiofo ; imperocché non s' infinuano nei pali le tavole ,
ma con pali rpeffiffimi fi chiude lo fpazio, cosicché le par-
ti efterne, ed aflbtigliate degli uni tra gli altri incaflri fi col-
locano. La maniera che di fopra abbiamo riferita, che an-
che Vitruvio iodò lib. 5. cap. 12. al terzo luogo, non mol-
to dalla noftra diverfifica, e quel luogo Peralto illuftrò con.
elegante figura. Per altro fé ci fia pofiibile ufare malta d'a-
rena pozzolana, baderà cingere lo (pazio , in cui fabbricar
fi debba con un folo chioltro, cosi l'iftefib Vitruvio: indi
fenza evacuare le acque in quello fpazio fi gettino le pietre
infieme coli' iftefla malta ; perciocché quefte materie , per
di loro gravitk raifettandofi , caccieranno le acque , e lo fpa-
zio verrà riempiuto; la qual .cofa certamente in qualche ca-
io potrk eflere vantaggiofa , e diminuirà le fpefe . In qual
modo poi fabbricar fi debba in un luogo , dove le acque
non fiano quiete, ma agitate. Ef. gr. al lido del mare, fi
legga Vitruvio al citato luogo, e Belidor.
CAPO TERZO.
Dei Muri ^ e dei loro diverfi generi»
Proposizione Prima.
Teorema.
54. Nella coftruzione dei muri fi dee avvertire primo ,
che fi alzino a piombo, fecondo, che la loro groflezza ven-
ga diminuita nelle contignazioni fuperiori .
Dimofirazione.
In primo luogo fi deono alzare i muri a piombo, si per-
che
40 Elerne/ìt't d Architettura Civile,
che in tal maniera col proprio pefo più fermamente ftanno
fai fondamento, s\ perchè facendoli pendenti, ed inchinati,
come le mura, delle quali fi rivellono i Ripari delle Cit-
ta , facilmente fi contaminerebbero dalla polvere , che fé
gli attaccane per l'umido; o anche fi coprirebbero di mo-
Ico, e d' erbe.
Secondo. Perchè le contignazioni fuperiori foRengono mi-
nor pefo delle inferiori, è ragionevole, che i loro muri fia-
no più fottili, oltre di ciò na(ce anche quefto di comodo,
che i muri fuperiori più fottili meno aggravano gli infe-
riorij e fi diminuifcono le fpefe .
Scolio.
55. A determinare con qual ragione fi formino le con-
trazioni, o ritiri dei muri nelle contignazioni fuperiori, fi
dee riflettere tanto alla materia di cui fono coltrutti, quan-
to anche all' altezza .
Primo fé i muri fono di mattoni, che richiedono la lo-
ro mifura dal modello dei mattoni , la groflezza della fu-
prema contignazione, come alferifce Vitruvio, ed altri Ar-
chitetti,che lo hanno feguito, come lo Scamozzi, e Gold-
manno , fia di due piedi , e con ciò eguaglj la lunghezza
dei mattoni. Nella feconda contignazione, cioè difcendendo,
fi affegnino alla groffezza del muro piedi , o mattoni 2. -
nell' infima poi fi faccia la groffezza di piedi , o mattoni
3. , il che fi dee intendere Iblamente per le Gafe dei pri-
vati, dove non fi fogliono fare più di tre contignazioni.
Ma nei Pubblici edifizj , o nei Palagi de' Grandi , dei
quali maggiore è l'altezza, cos'i la proporzione fi può tem-
perare , che nella fuprema contignar.ione la groflezza dei
mui*i fia di tre piedi, nella feconda di quattro, o poco me-
no, e cos\ di poi accrefcendo la groffezza della quanrita in-
circa d' un piede fino all' infima contignazione; e quella iftef-
ia ragione di ritirare i muri fi può anche oflervare negli
edifici , che conftano di pietre tagliate regolarmente . Si
può leggere Chambers nel fuo Dizionario ptniverfale al-
la
Parte Prima', 41
la parola , Ca/a , dove efpone i ritiri che per decreto di
pubblica autorità devono avere in Londra le pareti nei nuo-
vi edificj di varia grandezza, e che fi potrebbero anche co-
modamente ufare nei noflri paefi .
Secondo. Ma fé i muri fiano coftrutti di rottami , e di
pietre irregolari , allora meno fi devono ritirare dall' imo
al fommo, perchè la fìruttura, effendo men foda , è necef-
fario che i muri fi facciano più groffi.
Terzo. Se ai muri s' inferifcano pilaftri,e colonne, allo-
ra il ritiro fi dovrà fare con altra proporzione , come a fuo
luogo fi dira .
Proposizione Seconda.
Problema.
^$6, Cofirulre i muri.
Rifoluzione.
I muri fi poiTono fabbricare o di mattoni , o di pietre
tagliate in forma regolare, o di rottami.
Primo. Se fi facciano di pietre regolari, o di mattoni,
oltre le altre fi adoprino quefte cautele.
La prima è, che le pietre, o mattoni fi dlfpongano al-
ternativamente nel medeiìmo ftrato fecondo la lunghezza ,
e larghezza; cioè porta la pietra, o mattone A [Fig. III.
T, L] fecondo la lunghezza della pietra, ovvero il matto-
ne B fi collochi fecondo la larghezza , e la di lui lunghez-
za fcorra nel muro . La feconda è , che le unioni perpen-
dicolari delle due pietre, o mattoni A, e B non corrifpon-
dano alle unioni delle altre nello firato fuperiore, ma cir-
ca il loro mezzo, coficchè l'unione E delle pietre, o mat-
toni A, e B corrifponda incirca al mezzo del mattone, o
pietra fuperiore D.
Secondo . Se i muri fi fanno di rottami mediocri coUi-
gati con malta fufficiente, allora parimente s' interpongano
pietre tagliate, o mattoni, coi quali più fiabilmente Ci
congiungano i lottami, oppure le fronti dei muri fi forma-
f no
42 Elementi d' Architettura Civile,
no in maniera andante volgare di mattoni , o pietre rego-
lari , lo fpazio poi di tre o quatro piedi , che rimane tra
le fronti, di rottami, e malta fi riempia; oppure finalmen-
te fi fa una cafla di tavole , e la fua capacita fi empie di
malta, e di pietre mediocri non eccedenti la grandezza d' un
pugno, e quando il muro fia afciutto, fi levino le tavole.
Quelli muri ponno chiamarfi fondibili, o di getto.
Scolio,
57. Vi fono ancora certi muri , che fi chiamano gratic-
c), perchè fono comporti di legni , e di canne a guifa co-
me d'una graticola. Si riempiono i fpazj vacui di loto, e fi
copre tutta l'opera. Quefti muri non fono atti a foftenere
parte alcuna dell' edifizio; ma folamente a fuddividere le lUn-
ze grandi in più picciole; e ciò particolarmente quando la
parte dell'edificio, a cui devono fovrallare non pofla fenza
pericolo aggravarfi pon muro di pietre, o di mattoni.
Proposizione Terza.
Problema.
5?. Fermare i muri con ancore , o come dicono con
catene, o chiavi,
Rifoluzlone.
Quando i muri o fono molto grofTì, o alti , è cofa uti-
le, anzi fovente neceffaria, che fi fermino con catene pofte
nella loro groffezza, acciocché primieramente la parte efie-
riore del muro non fi fepari dall'interiore: in fecondo luo-
go acciocché i muri non fi fmuovano dal perpendicolo.
Primo adunque , fé i muri fono molto grolfi , fi difpon-
gano per tutta la lunghezza del muro le catene nella grof-
fezza del muro ifteflb ; quefie catene , le quali altro non
fono, che verghe di ferro, molte volte rotonde, il cui dia-
metro è eguale a due, o tre pollici , ed anche più, termi-
nano da una parte, e dall'altra in anelli, volgarmente chia-
mati occhj, per i quali palfano fpranghe di ferro. Con ta-
le artificio fi fermano tra di loro le fronti dei muri.
Secon-
Tetrte Prini,i. '^9
Secondo. Se 1 muri fono molto alti, allora le carene fi-
nifcono in anello da quella parte, che corrifponde alla fron-
te efteriore del muro, nel qual anello sinferifce li chiodo,,
o fpranga baftantemente ferma; da quella parte, che corrif-
ponde alla fronte interiore, le catene fi affottigllano in la-
mina pertugiata di fori, quelle con chiodi inferiti nei me-
deiimi fori li afficurano alle travi fitte nel muro; cosi s'im-
pedifce che i muri non fi fcollino dal perpendicolo.
Scolio.^
5P. Invece di catene di ferro fi pofifono alcuna volta ado-
prare catene di legno; e Vitruvio invero lib. i. cap. 5. per
quello fine di legare i muri tra di loro, loda le taglie, o
piccioli travicelli oleaginofi abbruftolati, che penetrino tut-
ta la groflezza del muro in guifa,che i loro eftremi pafii-
no dall'una all'altra parte del muro. In quefia maniera le-
gavano per il paflata le medefime fronti i Francefi, i qua-
li per teftimonianza di Cefare coftruivano i muri cosi ,^ che
ponevano alternativamente una ferie di pietre da una fron-
te all' altra , indi una trave quadrata , che co' fuoi eflremi
toccava le fieffe fronti, poi un'altra ferie di pietre, e cosi
fucceflfivamente;, in tal guifa ogni trave era cinta di quat-
tro ferie di pietre , ed ogni ferie di pietre da quattro tra-
vi. Vedi la figura quarta , nella quale A, A, A difegna-
no gli eftremi delle travi;, B, B, B le ferie delle pietre,
(^Fig. IV, T. /.)
Proposizione Quarta,
Problema.
tfoì Defcrivere- 1 varj. generi di muri ufati dagli anti-
chi ..
Rifoluzlone.-
Vitruvio lib. 2. cap. 8. defcrive fette generi di ftutture"
anticamente in ufo .
Il primo è Reticolato, in cui le pietre A (Fig. V. T. /.)'
casi fono difpofte , che rapprefentano la figura d'una rete,.
£ 2- Que-
'44 Elementi d' Architettura Civile i
Quefta maniera dì ftruttura è grata all'occhio , ma non è
ferma, e facilmente inclina a rovinare.
Il fecondo è quello che Vitruvio chiama Incerto ^ vnzln-
ferto (1 dee chiamare: in quefto le pietre,© mattoni B, B,
[Fig. V. T. /. j fi collocano nella Itelfa maniera , che ab-
biamo prefcritta nell'anzidetta fecondi propofizione, e col-
la quale coftruivano gli angoli dei muri reticolati.
Il terzo è genere Greco , cioè famigliare ai Greci , nel
quale tra due pietre C, G \_Fig, VL T. /.] un'altra pie-
tra più lunga D fi frappone , la quale a guifa di catena
fcorre da una fronte del muro all'altra oppolla.
Il quarto genere è Ifodomo che fi compone di (Irati di
pietre, o mattoni D, D eguali in altezza [Fig> VJI. T. /.]
Il quinto è il Pfeudodifodomo, nel quale gli (Irati E fo-
no d'inegual altezza \_Fìg. Vili. T. /.]
Nell'uno, e nell'altro genere o Ifodomo, o PfeudoJifo*
domo le pietre , o mattoni fi difpongono come nei muri
inferti: nell'uno, e nell'altro parimente la lunghezza del-
le pietre, o dei mattoni che fcorre nella groffezza del mu-
ro può efler varia.
Il fefto genere, che i Greci chiamano Empleflon, e che
al tempo di Vitruvio fi ufava fabbricando alla ruftica , è
vin muro, le cui fronti EH [Fìg.VJII.T.l] fi pulivano; cioè
con un'ordinaria fituazione di pietre, e fi coprivano col met-
tervi fopra r incroftatura ; ed il campo G fi riempiva di
rottami con malta.
Il fettimo finalmente è l'Incatenato , che non è diffe-
rente dal fopradetto,fe non perchè ha le fronti fermate tra
di loro con catene di ferro KK [Fig. VI. T. /.]
A quefti in ottavo luogo fi può aggiungere l'Opera, che
chiamiamo Ruftica, cioè quando fi velte la fuperficie ederio
re di fa(fi, invece d'incrofìatura, i quali nel margine fono-
puliti , acciocché facilmente poffano congiungerfi , ma nel
mezzo fono fcabri, ed afpri.
Scolio.
^i. Se q^uetle cofe che abbiamo dette nella feconda prò»
gofir
Parte Pritnà, 45
pofizione» e quelle che in quefta abbiamo efpofle, infiemS
ii confrontino, manifelìamente fi poflbno rilevare molti ge-
neri di muri ufati dagli antichi, ed oggidì anche da noi.
L' ottavo genere , che ho aggiunto è particolarmente utile
agli edifìci ? '^^^^ devono foftrire le ingiurie delle ftagìoni ,
e che molto fono efpofii ; e quindi ha luogo nelle Porte
dille Citta, e nell'infima contignazione delle Gafe dei No-
bili, che fi fabbricano in campagna, anzi vi fono di quel-
li, che qualche volta imitano quell'opera ruftica anche nell'
infima contignazione delle cafe di Citta , adoprando calce,
ed arena, che rapprefenti fcabrofita, e tingendola d'un co»
lore più ofcuro, che finga mole di faflb.
Proposizione Q_uinta,
Problema.'
62. VefHre i muri d'incroftatura.-
Rifoluzione.
Ai muri coftrutti fi dee metter fopra T Incroftarura , &
fntonicatura , che li difendano dalle inclemenze dell' aria .
Qj.ieft' opera da Vitruvio fi chiama Trulli/atto, o fmaltamen-
to, perchè fi fa con un' iftromento dai Latini detto Trul-
la ^ dagli Italiani Cazzuola. Quefte intonicature , e quelle
particolarmente che fi fanno con fola calce , Vitruvio nel
lib. 7. cap. 2. generalmente chiama Jllbarìa opera , o mi-
dura da imbiancare i muri, ma per maggior chiarezza noi
diftinguiamo , con Filandro nelle annotazioni a quefto luo*
go, quattro generi d'incroftature. Il primo è quando s' in-
crollano le pareti con fola , o quafi fola calcina , e quefto
fi chiama opera d'imbiancatura; il fecondo quando fi ado-
pra gelfo , e quella in parità di ragione fi può dire opera
a gelfo; il terzo è incroftatura che fi fa di calce mifta
coir arena, ed è opera arenata; il quarto, che fi fa di mar-
mo ridotto in polvere, q di calce, e quello fi chiama ope-
ra marmorata , o a fl^jcco . Spiegate quelle cofe , vediamo'
aome fi mettano le incroilature fopra i muri ►
■pri-
4^ Etementi d ArcbUettura Civile»
Primieramente fi facciano tre incroRature di arenato , e
poi tre altre d'imbiancatura, o a geffo, o marmorato; nel
qual cafo però fi devono ufare due cauzioni; la prima è ,
che non fi metta fopra nuova incroftatura, fé la prima non
fia quafi afciuita; la feconda è, che lì facciano le prime in-
croflature più denfe, e le ultime gradatamente più tenere,
fervando però moderaz.ione , perchè quelle, che fi fanno di
materia troppo tenera, e liquida non folamente danno fegni
di fiffure," ma predo ancora fvanifcono, e perdono la pulizia»
Secondo, le incroftature applicate ai muri non folo una
volta, o due, ma più volte, colla cazzuola fi devono uni-
re, nettare, e pulire, finché per la loro fermezza, e niti-
dezza tramandino non folo le immagini a guifa di fpecchj ,
ma in progreflb di tempo talmente s'indurino, che le cro-
fte da quelle recife, fembrino riportare ia certo modo 1' ia«
dole del marmo »
Terzo, fé le incroftature fi vogliano ornare di pitture, fi;
dee dipingere fopra la crofta che fia ancora umida , non
arida, o fecca; imperocché i colori diligentemente dati fo-
pra l'umida crofta noa fcemano, o languifcono, ma perpe-
tuamente fi mantengono , ancorché fi lavino : noi Italiani
chiamiamo le pitture date fopra le incroftature peranche;
\xm\à^ ^ pitture afrefco,.
Scolio.
53. I muri a graticio formati di legni incrocicchiati ,,
quando i loro intervalli con legnetti tranfverfali , e loto,©
Ararne mirto faranno riempiuti , finalmente fi vefiiranno d'in-
crofiatura fecondo il folito coftume ; ma perchè in quefii
muri le tavole drizzate in piedi , e trafverfali , che fervono-
d'ornamento alle porte ec. col loto fi deturpano, e s'im-
bevono d'umido, finalmente poi crefcendo fi fendono ; per-
ciò Vitruvio nel citato libro verfo il fine del capo terzo-
comanda , che allorquando fi averìi gettato il loto fopra
tutto il muro , in quel lavoro fi con occhino canne perpe-
tue con chiodi murar) , cioè, come Filandro interpreta, eoa
ehiodi uncinati, volgarmente ribattuti, che la di loro te-
Parte Prima * 4^
(la fia più larga, e fparfa , e che Daniel Barbaro vuole chs
fiano non di metallo , ma di legno.
Dipoi meflb nuovo loto , avendo obbligate le canne ai
legni trafverfali , ed altre affifle ai legni in piedi , final-
mente fi faccia l'incroftatura d'arenato , e marmorato: im-
perocché eflendo doppio l'ordine delle canne, che s' inter-
fecano, non vi farà dubbio che patifcano niuna fenditura.
Scolio Secondo.
54. Oltre le incroftature , delle quali finora abbiamo par-
lato , altre ve ne fono, che Filandro attefta (al Comento
del capo terzo di Vitruvio) aggiunte fi chiamaflero , o ri-
mefle . Si formano di marmi , d'Alabaftro , di Porfido , di
Serpentino, di Agate, e d'altre pietre di fimil genere, ta-
gliate in quadrati , in efagoni ec. , ed anche di vetro : né
fi vertono le pareti d'una fola pietra , o genere di marmo,
ma di diverfi tra loro combinati ; anzi anche di piccioliffi-
me pietre di varj colori , talmente difpofìe, che rapprefen-
tino effigie d' animali , o d'altre cofe, che chiamafi Oper*
a Mofako . A quefto luogo appartengono le incroftature ufa-
te dai Cinefi di picciole piaftre preparate di porcellana, del-
le quali non fenza ammirazione fi veggono veftite le Tor-
ri di Nankin, e di Pekin . Ad imitazione dei Cinefi, i Fiam-
minghi fogliono incroflare le pareti di certe flanze di por-
£ellana , ma fpuria .
Scolio Terzo;
6%, Ma niuna incroftatura rimefla fi può paragonare con
quelle , delle quali fi fervi Salomone di coprire , e veftire
gì' interni del Tempio ; perciocché non folamente (collate-
lìimonianza d'Eupolemo preifo Eufebio nel lib. p. della pre-
parazione) copri le colonne di puriflìmo oro della grolTezza
d'un deto , ma anche interiormente tutto il Tempio indo-
rò con quadretti d'oro mafliccio di cinque cubiti l'uno, e li
fermò con quattro chiodi d'argento del pefo d'un talento,
difpofii con ordine come una fpecie di bottoni , dei quali
poche cofe fi poflbno leggere nelle Sagre Carte lib. 2. Para-
iip. cap. 3., e nel lib. 3. dei Rè cap.4. verf. i^, 20, 21.
CA-
4^ Elff^auf tsf' Architettura Civile.
CAPO QUARTO.
Delle aperture dei Muri ^ dei Pavimenti ^ e dei Soffitti.
DEFINIZIONE PRIM^.
66. Le aperture particolarmente dei muri fono le Porte,
e le Fineftre, le quali levando a quelli la continuazione li
rendono più deboli, e perciò efjgono,che fi ponga rimedio
a tale inconveniente.
Scolio.
6y» In quefto luogo non fi tratta delle mìfure delle por-
te , e delle fineftre , cioè dell' altezza , e larghezza ; imper-
ciocché quefte s'afpettano all' ornato delle medefinje.
Proposizione Prima,
Teorema.
68. I muri in quella parte dove fi apriranno porte , e fi-
neftre , fopra le iftefie fi devono aflìcurare.
Dimoftrazione.
Il muro fuperiore per caufa dell' apertura inferiore man-
ca di foftegno,da cui venga foftenuto ; fi fupplifce a que-
fto foftegno con qualche artificio, e d'indi il muro che fo-
vrafta allo fpazio vacuo delle porte , e fineftre con qualche
rimedio deefi fermare.
In tal cafo fono da ofiervarfi le feguenti regole.
La prima è: Le fineftre, e porte, particolarmente fé fo-
no molto grandi, fi facciano al difopra in arco ; impercioc-
ché cotefti archi validamente refiftendo al pefo fuperiore ,
compenfano il difetto del muro inferiore : i fopraliminari
piani, ef gr. i travi di legno, o anche di pietra, benché
il fermino con catene di ferro, fempre corrono pericolo,
che dal pefo del muro fuperiore fi fpezzino.
JLa feconda è : Gli archi femicircolari ABC (Fig.JX.T.I.)
fi
Parte Prima. j^p
fi' preferlfcano ai piò depreflfi DEF, o ai più alti QUI
compoiH da due fegmenii di cerchio terminanti in puma
in H, dei quali l'ufo è frequente nell'Architettura Gotica;
imperciocché gli archi femicircolari ABG fono più forti de-
gli altri.
La terza: nelle fineftre, e nelle porte più picciole potrà
anche follevarfi il pefo del muro che fovralta alle impone,
cioè ai travi KL {Fig. X. Tav.l.) congiunti in L a guifa
di conio ; le altre eltremiiU delle quali non fi appoggino
al fopraliminare piano KL , ma immediatamente fopra i
pilalìri delle fineftre ^ o delle porte in K, ed M.
La quarta : fé fi dovranno formare le fineftre , o le por-
te in grazia di comodo , o di eleganza della figura d' un
paraleiiogrammo , il vacuo degli archi , o dei foftegni a co-
nio fi riempia di piccioli mattoni , o di fimil materia più
leggiere , dal cui pefo non pofla romperfi il fopraliminare
piano fottopofto*
La quinta: le aperture delle fineftre, o delle porte cor-
rifpondenti nelle diverfe contignazioni dell' edificio fi ftia-
Bo fopra le une alle altre perpendicolarmente dall' imo
al foramo , né le fuperiori aperture fi facciano di minor
larghezza delle inferiori ; altrimenti la parte del muro fa-
periore ftarebbe fopra il vuoto dell' apertura inferiore , e
perciò mancherebbe di foftegno.
La feda : le fineftre , e le porte non mai fi avvicinino
agli angoli dell' edificio ; imperciocché elfendo gli angoli
parti fermiffime della fabbrica , che con muro più denfo
delle altre devono elfere raflbdate , fi guardi di non inde-
bolirle con tali aperture.
DEFINIZIONE SECONDA.
' 6p. Il Terrazzo è un certo genere di ftruttura non in-
nalzato , ma orizontalmente diftefo , altrimenti chiamato pa* '
vimento, dal percuotere , cioè dal battere, o eguagliare il
fuolo con una macchina , che fi chiama ma-izeranga . Tre
forti di pavimenti ranamemora Vitruvio lib, 7. cap. i* , il
g primo
5® Elemoìft i Architettura Civile.
primo fi fa a piè-piano,il fecondo fopra i foffitti, il terzo
allo fcoperto. Al primo genere fi ponno anche richiamare
certi pavimenti, che i Greci folevano ufare nelle loro ftan-
ze d' inverno , dei quali tratta lo fteffo Vitruvio in quello
libro al cap. ^
Proposizione Seconda..
Problema.
70. Effettuare il pavimento a pie-piano, cioè nello flef-
/b piano della terra , o al pian-terreno..
Rifoluzione.
Primieramente, fé il luogo nel pian-terreno fia o in tut"
to , o in parte ammaflato, o congeftizio , colla mazzeran*
ga fi fpiani diligentemente, e s'eguagli.
Secondo , fi faccia uno Arato di felci non più groffe di
quello poffa contenere una mano , e le flìedefime con mal-
ta d'arena, e calce, infieme fi congiungano.
Terzo, al primo flrato fé ne rimetta un' altro di faffo-
lini minori fpezzati , a tre parti dei quali fi frammifchj
una parte di calcina fé fono nuovi; fé poi foflero Itati ca-
vati da antichi edificj , o pavimenti , a cinque parti di
quelli fi aggiungano due parti di calcina.
Seolio.
71. Se ci piaccia fare un pavimento nel pian-terreno fe-
condo il coftume de' Greci.
Primo , fi fcavi nel fuolo all' altezza di due piedi incir-
ca , e fopra il fuolo battuto fi getti il pavimento compo»
Oo di rimafuglj di terra cotta , in modo che nel mezzo fiìi
più alto , acciocché 1' umido pofla ftillare nei eanali da for-
mare dall' una , e dall' altra parte ai lati ; i canali poi ab-
biano aperture , donde T umore che ftilla nei medefimi pof-
fa fcorrere altrove.
Secondo, al pavimento fi fovrappongano carboni, e que-
fli calcati , e ben battuti fi faccia uno fiirato d' una certa
miftura di fabbione , caJcina , e ceneri all' altezza incirca
di
Ftt^te Prima'' '5r
ài mezzo piede, e la di lui fuperficie fi riduca a livello.-
Terzo, il fommo livello fi freghi con pietra d'aguzzare'
i coltelli (volgarmente mola)y e fi afciughi ; dal che riful-
ta una certa fpecie di pavimento nero , fui quale fé cadef-
fe dai bicchieri il liquore, o fi fputalfe,. fubito afciuttereb-
be , e fopra cui camminando a piedi nudi non fi fente freddo».
Proposizione Terza»
Problema.'
yi. Formar il Pavimento fopra i Soffitti di legno,
Rifoluzione.
Primo, congiunte le tavole d'Ifchio , o di Quercia con'
doppio ordine , e raccomandare alle travi con due chiodi
per ciafcheduna , fé gli ftenda fopra felce , o mancando que^-
fìo paglia ,• acciocché non fi offendano le tavole.-
Secondo , fi getti fopra il rottame , e la materia come"
avanti , e bene fi pefli , fi rimeni, e fi raffodi.
Terzo, Ct fovrapponga , fé piace, il nocciolo, o anima,,
cioè una eroda folidiffima comporta di due parti di terra-
cotta pefla, con una di calcina.-
Quarto , finalmente fopra 1' anima fi flenda il pavimen-
to, o di bricioli minuti tinti di vario colore, come fi fa
tieir opera a mofaico, o di pietre più grandi ,o di matto-
ni di figura triangolare, quadrangolare, efagona, o di qual-
lìvoglia altra figura , le quali cofe tutte dipoi fi fpianino'
diligentemente , acciocché non vi refiino feffure, e tutte le
unioni fi riempiano d'arena , di calcina , e di marmo in
polvere , il che Vitruvio chiama coprirà d' intonicatura , e^
Wareno poi chiama incrofiare.-
Scolio.-
73. Quando fi debbano imporre ai foffitti di legno i pa-^
vimenti ,- Vitruvio egregiamente ammonifce , che fi avver-
rà,- che alcuna parete inferiore non tocchi il tavolato del-
foffitto, altrimenti potrebbe accadere , che alquanto ceden--
do' il tavolato , ed appoggiandofi alla parete, come foftegno'
g^ 2- immo--
5 2 Elementi d' Jlrchltetttira Civile,
immobile, le altre fue parti trovandofi libere maggiormen-'
te fi pieghino , e difcendano , e perciò il pavimento refi*
danneggiato.
Scolio Secondo.
74. Al giorno d'oggi i pavimenti fopra 1 foffitti fi fan-
no con minor preparamento , e fpefa ; perciocché fi fervia-
mo d'un fol ordine di tavole, ed alle tavole ìftefTe lafcia-
to anche il felce , e le paglie s' impongono i calcinacci y
ma fecchi , e al difopra con malta fi difendono i mattoni»
I mattoni desinati per coftruire i pavimenti fi devono
fare più larghi, e più fottili di quelli, cui fi compongono
1 muri.
Ne' paefi più freddi Invece di matton-i fi coprono I pa-
vimenti,, le Itutfe, e le danze di tavole ; giovano a tener
lontano il freddo , ed a confervare il calore. Per queflo fi-
ne fono più utili disile altre le tavole d'Abete, perchè per
ia. loro rigidezza meno fi piegano.
Proposizione Q^uarta..
Problema.
75. Fare 11 Pavimento allo fccperto..
Rifojuzione.
Acciocché il pavimento efpoflo all'aria libera, ed al gem-
ito, o al foverchio calore non venga dannificato..
Primo, con doppio ordine di tavole unite alle travi coti;
felce triturato, e diftefo, o paglia, fi fliccia il primo ftratO'
di felci nuove mille con una parte di terra cotta pefia, al-
la cui miflura di cinque parti ,. due fé ne aggiungano di
calcina.
Secondo , a quefio (Irato fi fovrapponga il calcinaccio,-
che avendolo- fortemente calcato rimanga almeno dell' altez-
za d'un piede.
Terzo > al calcinaccio fi fopragglunga il nocciolo , ed al
nocciolo s'imponga il pavimento di pietre piuttofto grandi
Quadrate , la. cui groffeiza fia eguale a due d«ti ;. fi di»
f^on?
Parte Prima', 5J
fpongano però In gaifa che il pavimento nel mezzo (ìa pen-
dente , ed abbia per ogni due piedi, due pollici di penden-
za.
Compiute regolarmente , e diligentemente tutte quefte
cofe ogni anno avanti l' inverno s imbevano di tanta fec-
cia d'oglio, q^uanto bevete ne polTano.
Scolio Primo.
75. Volfio prercrlve,che le giunture delle pietre fi riem-
piano di calcina eftinta nell' oglio, e mifchiata con vetro,,
mattone pelio (volgarmente c'trojjo) crivellato, e parimene
te limatura di ferro. Aggiunge inoltre, che quando le pie-
tre fi fcaldano per il calor del Sole fi ungano con cera,,
trementina, e refina liquefatte, e fra^mmirchiate, acciocché
non ricevano l'umido,.
Scolio Secondo.
jy, Vitruvlo, acciocché i pavimenti allo fcoperto refifta-
ro meglio alle inclemenze delle ftagioni , fuggerifce un al-
tro metodo di formarli : comanda adunque, che fubito s'im-
pongano le teitole al calcinaccio, le quali però fiano di tal
groflezza che all' intorno vi fi poffano fcavare dei canalet-
ti . Quelli canaletti fi devono riempire di calce fciolta con
oglio, la quale fortemente comprefla nelle unioni, impedirla
che l'umido non penetri tra le giunture; fopra quelU te--
ftole cos\ commeffe fi ponga il nocciolo egualmente ben
battuto , dipoi fi faccia il pavimento , cioè Ifrato di pietre
grandi quadrate , o minori di marmo Trevertino in figura-
di fpica, cioè Romboide, alle quali fi polfono foftituire mat--
toni, cotti della medefima figura.
Proposizione Quinta,
Problema.-
78, Formare il Soffitto di legno.
"Rifoluzione.
■ Primo, s' impongano grolTe Travi, che fiìano fopra il fo*-
lido,. non fopra le aperture delle fineftre , 0 delle porte, .
Se*
54 Elementi dt Architettura Civile.
Secondo, alle Travi iftefle s'impongono legni quadrati nù-
nori , la diftanza dei quali fi determina o dalla lunghezza
delle tavole che devono foflenere , fé fi collochino fecondo la
lunghezza , o dalla maggiore, o minor fermezza delle tavo-
le ilteffe, fé fi fovrappongano fecondo la lunghezza; quelle'
che fono deboli , e facili a piegarfi fi fofterranno con più
fpefìTi foftegni , o finalmente Ci determinerà fecondo il pefo
del pavimento da fovrapporvifi ^
Terzo, le tavole fi fermino con chiodi alle travi , e le^
gni, e più che fi pofla, tra di loro fi congiungano.
Quarto, fé i travi più grolfi non fi pollano quadrare , fi'
riveltano con tavolato di tavole , acciocché moltrino la fi*
gura regolare d' un paralellepipedo ; nel qual cafo però (t
avverta di adoprare travi di buona qualità, né foggetci ad;
alcun vizio, perchè coprendoli di tavole non fi potrà fcopri-
re fé fi pieghino, o fi fendano, o fi corrompano ec.
Quinto,, tal forte di. foffitti,. fé piace, fi adornino di pit-
ture .
Quefta maniera di cofiruire i foffitti di legno è volgare,,
che fé fi defiderafle nafcondere le travi ,. ed in più pulito-
modo coftruirli, fi operi cosi-
Primo, alle travi, e legni colle fovrappofie tavole, come-
avanti, difpofti, inferiormente altri legni s'inchiodino, indi^
al di fotto fi mettano altre tavole ben pulite , e diligente-
mente infieme congiunte cosi, che formino un foffitto piano..
Secondo ,. nel mezzo di quello piano fi lafci uno fpazio
quadrato, o lungo, in quella guifa che fofle la danza qua-
drata, o lunga, i cui lati fiano paralelli ai lati della ftan-
za. Nel primo cafo fi potrebbe defcrivere un cerchio inve-
ce d'un quadrato, e nel fecondo invece d'un quadrangolo fi:
potrà, delineare un ellilTe ad angoli obliqui.
Terzo, il perimetro dell' area di mezzo Ci orni con una*
cornice leggiere,, che fi diftingua dall'altre aree laterali, la'
qual cornice alle volte fi tinge di color diverfo del fondO'
del foffitto .. Neil' area, di mezzo , fé piace , fi facciano^
gitiure w
Quar-
TàTte Frims, ^^
Quarto, laddave il foffitto termina colle pareti fi circon-
di con una cornice , tinta di color diverfo , la quale però
non abbia molto fporto , acciocché per il fuo pefo non fi
iiacchi dal muro, e cada.
Proposizione Sesta,
Problema ,
751. Veftire di geflb il Soffitto di legname.
Rifoluzione.
In due maniere ciò fi può fare. La prima è, fé ai travi
fuperiori fi aggiungano altri legni, ed a quefti fi connetta-
no le canne o candii con filo di ferro, coficchè non fi poC-
fano fmuovere dal fuo luogo , e finalmente fi coprano di
geflb, e le altre cofe fi facciano come fi è detto nella pro-
pofizione iuperiore ,
L'altra maniera è, fé fitti dei legni trafverfali nelle' tra-
vi fopra vi fi getti il loto mefcolato collo firame, ed avan-
ti che .diventi fecco fé gli introducano pezzetti irregolari
di mattoni; quando poi farà fecco fi aggiunga il geflb, ed
il rimanente fi fàccia come fopra.
Proposizione Settima.
Problema.
€0. Confiruire i foffitti in Arco, o a Volta,
Rifoluzione.
I foffitti in arco fi chiamano Camere, e fono di tre fpé-
cìe, cioè emisferici, a mezza bote,teftugginatì, o a crocie-
ra. Gli emisferici hanno la figura d'un emisfero concavo,
quelli a mezza bote imitano il fegmento d'un cilindro con-
cavo,! tefiugginati, o a crociera vengono comporti da mol-
ti fegmenti di cilindri vuoti, che cominciano dal murp, e
poi infenfibilmente fi reftringono, terminando in un angolo
comune, o apice, come (nella Fig.XJ. T. I,) che rappre-
fenia quattro fegmenti di cilindro cavo ACB, BGE,EGD,
DCA
^6 Elemonì it Arch'ttetturA Civile,
DCA concorrenti a poco a poco neU'eftremitU comune C.
AI giorno d'oggi quefti due ultimi vocaboli a V< ha , e Te-
fluggine, benché abbiano diverfi fignificati , promifcuamente
fi adoprano per un medefimo. Notate quelle cole il foffiito
in arco, o a volta fi cofìruifce in quefto modo.
Primo, fi fac<;iano archi di tavole della larghezza, ed al-
tezza che ricerca il volto da coftruirfi , che li collocheran-
no fopra i muri , e pilafiri , ai quali dovera fovr>.ftare il
volto, e medefimamente gli archi , con travicelli a traver-
(o tra di loro fi congiungano , e al di fopra fi coprano di
tavole, che fecondino la figura del volto da coftruirfi.
Secondo, di fopra fi lavori il volto o in quella guifa che
coflruire fi fogliono i muri , o di pietre , o mattoni dì fi.
gura particolare, formati a modo di con; troncati.
Terzo, quando il volto farà fecco gli archi di legno, e
le tavole fi rimuovano, e s'incrofii la fuperficie interiore del
volto , e fi pulifca ec.
Scolio Primo.
8i. Affinchè i pilaftri , fu i quali fia appoggiato il vol-
to, fieno eguali al pefo, o a foffrire l'impullò laterale; la
groflezza dei pilaftri cosi dagli Architetti viene determinata.
Primieramente l'arco ACDB [,Ftg, Xll. T. II.'} fi di-
vida in tre parti .
La corda DB fi continui finché HE diventi eguale a'DB.
Secondo, dal punto B fi lafci cadere fotto AB la perpen-
dicolare BG .
Terzo, dal punto E fi conduca (òpra GB la perpendico-
lare EF, e farà EF la groflezza del muro , o pilaftro cer-
cata .
Abbenchè la dimoftrazione di quefta regola non fi dia ,
nuUadimeno fi può ufare come comprovata dalla fperienza.
Vedafi intorno a quefto argomento, cioè intorno alla grof-
fèzza del muro da proporzionarfi all' impulfo degli archi ,
Belidor nella fua Opera Science des bìgenieurs .
Scolio Secondo.
82, Ho detto che talora fi coftruifcono le volte, o piut*
* - - tofto
Parte Prima'. 57
torto gli archi delle volte di pietre, o mattoni di partico-
lar figura a guifa di conj troncati , tagliati , o rapprefen-
tati , Di quella materia parla Defchales nel fuo Trattato
Del tagliar le pietre , e il P. Frartcefco Derande nella fua
Archite^ure àes Foutes,
CAPO QUINTO.
Dei Tetti , e dei fajìigi , e d' altre cofe ad ejji appartenenti,
DEFINIZIONE.
83. Il tetto è la parte fuperiore dell' edificio, colla qua-
le fi copre tutta la Fabbrica ; nel tetto fi può confiderare
tanto la parte efteriore , che realmente copre l'edificio, quan-
to l'interiore, che ferve a foftenere l'efteriore.
Proposizione Prima.
Problema.
84. Fare la corruzione interna del tetto.
Rifoiuzione.
La coftruzione del tetto fi compone con varj legni tra
fé conneffi , ed nicatenati , dei quali l'ufo pofitivo , ed il
nome fi fpieghera brevemente.
Primo , i legni , o catene AA (Fig.XIII. Tav.IL) che fo-
no come bafe di tutto il tetto, fi collochino fecondo la lun-
ghezza dei muri.
Secondo, fi alzino dipoi i Canterj , o cavalli AB, che al
di fopra in B finifcano in angolo .
Terzo, i canterj trafverfalmente fi connettano coi travi CG
a traverfo.
Quarto, i canterj, e legni a traverfo fi leghino coi cavrio-
liCD,CD.
Quinto, fopra i canterj fi difpongano i tempielli , cioè
travicelli, o legni di poca grolfezza, ai quali finalmente fi at-
h tac-
5S Elementi à^ Architettura Civile.
tacchino le tegole uncinate , o (i pongano tavole da rico-
prire con piaftre di metallo , o crofte di pietre foflìli ec.
fecondo il diverfo coftume dei paefi, o genere degli edifizj.
Scolio .
85. Quella per l'ordinario è la corruzione femplicifTima
dell' inteiiore del tetto, la quale però in molti cafi è mol-
to più artificiofa , ed è comporta di moltiplicìth dì membri;
intorno a ciò fi può vedere il citato P. Defchales nel fuo
Trattato òzìV /Irte delle travature.
Proposizione Seconda.
Problema.
Z6. Dichiarare la forma efteriore del tetto.
Rifoluzione.
La figura efteriore dei tetti è varia ; imperocché altri fo-
no declivi da una, due, o più parti; altri piani, ed acco-
modati al paffeggio, che fi fanno con infenfibile pendenza.
I tetti del primo genere , che pendono da una fola parte ,
da Vitruvio fi chiamano deliciati , o a gronda , quelli che
pendono da due parti, difpulviati, quelli che fono in pen-
dalo da quattro parti , e al difopra concorrono in un apice
comune, teftugginati.
A quelli due generi d'edificj inclinati , e piani fi può ag-
giugnere il terzo, di quelli cioè che fi alzano a cupola emis-
ferica , ed ai quali s' impongono le lanterne , come fi fuol
fare nei Tempj, alcuna parte dei quali fi copre con quella
forte di tetto.
Proposizione Terza.
Teorema.
87. I tetti fi devono efteriormente veftire per difenderli
dall'inclemenza dell'aria, e delle ftagioai.
Dimoftrazione.
La cofa per fé fteffa è manifefta, ma fi dee aver riguar-
do alla fcielta della materia con cui vetìirli.
Pri-
Parte Prima. 5P
Primo, i coprimenti di canne, di ftrame,o di afficelle di
legno fi caccino dall'Architettura, perchè malamente difen-
dono dalle pioggie gli edificj, ed inoltre fono foggetti agli
incendj . Simili tetti però in Germania fi ufano di frequen-
te, o perchè non abbiano miglior materia da prepararli, o
perchè in quei paefi meno fiano pericolofi , non efìen do forfè
colk in ufo i cammini, che per aperti forami nel tetto tra-
mandino il fumo-
Secondo,! coprimenti di metallo fono ottimi, ma hanno
i loro incomodi , imperciocché fé fi ferviamo di piaftre di
piombo, troppo aggravano il tetto, dal calor del Sole vengo-
no offefe , e fé per accidente fuccedeffe incendio , fi lique-
fanno , ed a chi accorre per eftinguer l'incendio cagionano
pericolo . Le piaRre di ferro {lagnate , o latte poco durano,
e fono foggette al ruggine. Finalmente le piaftre di rame,
e molto più di bronzo , quali furono quelle , delle quali ù.
fervi Salomone per coprire i portici degli Atrii , e le ftan-
ze del Tempio, e colle quali era in paflato coperto il Pan-
theon , o la Rotonda di Roma ; ma ricercano grandiffima
Ipefa.
Terzo, dopo i metalli, fono a propofìto per veftire i tet-
ti le lamine di pietra, ma fi rifletta che non fiano di ma-
teria troppo pefantc , come fono le gran pietre, colle quali
è coperta l'antica Rocca d'Utrecht nel Sobborgo di S. Ger-
mano fui Reno, e che Palladio Romano Scrittore illuftre,
accuratamente defcrive nel Iib,4. cap. Jp. colle loro unioni.
Più leggieri fono le lamine, che fi preparano con certa pie-
tra facile a fenderfi di color nericcio : quefte lavorandole
in figura regolare , e difponendole in ordine conveniente ar-
recano bellezza ai tetti ; ma dal vento gagliardo , e dalla
grandine, che cade con impeto, facilmente fi rompono.
Quarto, i coprimenti che fono più in ufo fi compongo-
no di tegole di terra cotta . Que?ie fono di tre generi : cioè
tegole uncinate, embrici, e tegole a foggia d'embrice; le
prime fono piane, le feconde concave a guifa di canaletti,
le terze fono piane come le uncinate, ma hanno i margi-
h. z ni
6o Elemefjti d Anì/itettura Civile.
ni come gli embrici formati in canaletti. Le uncinate con-
ciliano veiiuRa al tetto ; imperocché i tetti fembrano co-
me veftiti di fquamme ; gli embrici dirpofti efìendo gli uni,
e gli altri nelle loro rifpettive cavità egregiamente difendo-
no i tetti dalle pioggie , e rendono ai medefimi fermezza
maggiore ; ma per il pefo tre volte maggiore aggravano i
tetti ; finalmente le tegole a foggia d'embrice fomminiflra-
no ai tetti fermezza, e buon alpetto , né fono di tanto pe-
fo, né in cafo d'incendio cos'i facilmente fi difgiungono, né
dalla caduta dei frammenti chi fi accorta viene offefo.
Proposizione (Quarta.
Problema.
88. Affegnare le particolari regole per la ooRruzione dei
tetti .
Rifoluzione,'
Primieramente il tetto non fia troppo pelante , né trop
pò leggiere: nel primo cafo troppo aggrava l'edificio fotto-
pofio; nell'altro le parti dell' edificio meno validameate tri
fé connette, perchè il tetto è non folo nuda difefa dell'edi-
ficio, ma anche catena, e legamento di tutta la ftruttura ^
richiede perciò conveniente pefo.
Secondo, il tetto non fia troppo alto, né troppo baffo»
Nel primo cafo col pefo inutile aggrava, e per la copii
dei legnaìTii è più foggetto agli incsndj. Nell'altro cafo poi
non ha pend'io fuHiciente , d'onde le pioggie, e le nevi non
folo diflìcilmente cadono , ma con danno delle tegole , nel
tetto ifieffo fi rifiagnano. Gli Italiani dividono tutta la lar-
ghezza del tetto in nove parti , due delle quali aflegnano
alla elevazione del fupremo faltigio dall'imo a^ fommo, il
che arreca al tetto proporzionata pendenza: deefi però, co-
me ammonifce Vitruvio, confiderare la condizione dei pae-
fi ; perciocché quegli che foggiacciono a più copiofe piog-
gie, e nevi, vogliono avere i tetti di maggior pendio, ed
allora la necefilta de.e dar luogo alla bellezza. Volfio§. 120.
deli'
Parte Prima, tft
dell' Architettura civile per i fuoi proprj paefl aflegna 1' al-
tezza fuddupla della larghezza del tetto.
Terzo, fi dee por cura che il tetto prema egualmente le
parti fottopoile dell' edificio , e quindi il Palladio vuole ,
che anche i muri interni foftengano qualche parte del pe-
fo , acciocché tutto il pefo ai muri efteriori non fi ap-
Quarto, è molto lodevole l'ufo di certi paefi , nei qua-
li i muri divifòrj degli edificj alquanti piedi fi alzano fo-
pra i tetti; in tal maniera s'impedifce che l'incendio paf-
fx da un edificio all'altro vicino.
Quinto, le ultime tegole dei tetti coi fottopofti foftegni
fi devono collocare cos'i, che fcarichino le pioggie lontane
da i muri degli editìc) . Molte volte alle tegole medefime
fi unifce con ottimo configlio un canaletto di metallo, che
riceve 1' acqua cadente dalle tegole , e per mezzo di pic-
cioli tubi a certi fpazj eguali difpolU, fi carica o nelle pub-
bliche ftrade, o negli interni cortili delle cafe,
CAPO SESTO.
Dei diverfi generi di fulchri , o fofìegni .
DEFI-NIZIO-NE PRIM^.
8p. Sotto nome di fulchri gli Architetti Intendono cer-
te opere, che altre opere da fondamento ftabile foftengano,
perchè non rovinino ; i generi però di quedi fono varj ,
i quali particolarmente comprendo nelle feguenci definizioni.
DEFINIZIONE SECONDA.
^■0. Le Anteridi , o Erifmi , dagli Italiani Controforti ,
o Speroni; fono fulchri, o fofiegni deRinati peri muri mol-
to groffi acciocché non fi fendano , o non fi gonfino , co-
me AB ec. [Fig. XIF. T. //.]
DE-
(fi Elementi à' Architettura Civile.
DEFINIZIONE TERZ^.
^i. Le Colonne, e Pile, o Pilaftri fono fulchri rotondi^
o quadrati , che hanno tre parti particolari : la bafe AC,
[_Fig. XV. T. //.] lo fcapo medio, o furto CD, ed il ca-
pitello DB. Se le colonne, o Pilaftri folamente con qualche
loro parte fporgano fuori del muro , fi chiamano colonne ,
e pilaftri parietini , o appoggiati al muro, ed anche vol-
garmente Lefene .
Scolio.
pa. Le colonne, e pilaftri devono la fua origine ai tron-
chi degli alberi , o fpogliati folamente della corteccia , o
in forma di prifmi quadrangolari ridotti , coi quali i tetti
degli antichi tugurj venivano foftenuti. Dappoiché quei tron-
chi eoa faflb quadrato informe fi munivano, acciocché per
l'umido della terra non fi corrompeffero; al di fopra poi {\
armavano con una grofla tavola quadrata , perchè dal pefo
del tetto non fi fendettero, da quelli ebbero origine le ba-
fi , e capitelli delle colonne . A fomiglianza pure degli ar-
borei tronchi le colonne dall' imo al fommo dolcemente fce-
Miano, e fi aflbttigliano..
DEFINIZIONE QIJ^RT^.
0 2. Dalle colonne vengono gli Atlanti, e le Cariatidi:
Gli Atlanti fono ftatue di uomini , e le Cariatidi di fem-
mine che fanno le veci di colonne , e foftengono qualche
parte dell'edificio cogli omeri, o col capo.
Scolio.
P4. Vitruvio dice , che la foftituzione delle Cariatidi in
luogo delle colonne furono introdotte dai Greci, avendo efpu-
gnata la Citta di Caria confederata coi Perfiani . Atterrata
la Citta, ed uccifi gli uomini, le matrone di quefti furono
dai Greci condotte in fchiavitù; gli Architetti poi di quel
tempo , acciocché la vendetta dei Cariatidi , dai Greci ri-
por.
Parte Prima, 53
portata, alla memoria dei pofteri pervenlfle, desinarono le
ftatue delle fchiave matrone a reggere il pefo nei pubblici
edificj . .
DEFINIZIONE QUINTA.
5? 5. Sotto alle colonne , ed ai pilaftri fi mette] il piedl-
ftalio HA ; e fopra di eile fi coftruifce la trabeazione BE
IFìg. Xy. T. 7i.] (i), l'una, e l'altra delle quali fi di-
fiingue in tre parti. Il piedeftallo viene comporto dal baf-
famento GH, dal tronco, o dado GF, e dalla Coronide, o
cimafa FI , col fovrappofto fcamillo , o fottobafe lA (2),
La trabeazione, o intavolamento, è comporta dall' architrave
BL, dal Fregio LK, e dalla cornice KE, le quali parti o
della trabeazione , o del piediftallo gli Architetti diftinguo*
no in parti più minute , delle quali fi parlerà allorquando
tratteremo degli ordini . Frattanto barti aver notate que-
rte cofe .
DEFINIZIONE SEST^.
pò. La Parartata , o Anta,o aletta, è un pilartro parie-
tino , che di frequente fi colloca come altra fpecie di ful-
cro, in vicinanza, o dietro le colonne, ed è dertinato a fo-
ftenere gli archi. La Parartata, o Paraftade come la qplon-
na tiene la fua bafe , il tronco , 0 rtipite , ed il fuo capi-
tello, che anche importa fi chiama.
Scolio.
pj. Qtierto nome fi dk ancora a quelle prominenze , o
rifalli, o rifalite, che fortengono gli archi, o altri pefi fenza
parartadi .
DE-
( 1 ) Le proporzioni di que(\' Ordine Tofcano fono cavate dal Barozzio .
( 2) La lortobafe e un Dado , o Zecco, che molte volte fi mette lotto la bafe
della Colonna, ed ha di altezza un lemidiametro , e che nella figura XV.
fi i lafciato per non alterare le prefcrttte proporzioni del Vignola •
(^4 Elementi d Architettura Civile.
DEFINIZIONE SETTIMA!-
p8. Al genere di fulcro fi richiamano anche altre non
poche opere, che brevemente comprendo in quelta definizio-
ne. Primieramente fono le pofle , o erte delle porte, e fi-
neftre, che foftengono i fopraliminari, e timpani, o fronti-
fpizj, o frontoni delle aperture.
Secondo. Le cartelle, che anteriormente feguono la nor-
ma della voluta fi collocano ai fianchi delle erte per forte-
nere i fopraliminari .
Terzo. I mutuli, e falfi mutuli, modiglioni, e finti mo-
diglioni, ed altre cofe fimili fottopofte, foftengono le coro-
ne, o cornici che molto fporgono. A quefto genere di ful-
cto vengono ì dentelli .
Quarto . Il canterio a fimile foftegno come le cartelle ,
modiglioni, ma di mole più grande , e che s'impiega nelle
trabeazioni de'Golifei.
Quinto. Il Cuneo, Chiave, o Serraglia , chiude la fom-
mita degli archi, e foftiene particolarmente il pefo del fo-
vrappofto muro ,
Sefto. Le colonnelle, o hAn^tr^o balaujìri ,ifervono ad or-
nare, e foftenere i poggi, o parapetti.
Proposizione Untica.
Teorema,
pp. I Fulchri , che recano maggior fermezza, e fpecie di
maggior fermezza fi devono avere per i più perfetti.
Dimoftrazione.
Imperciocché primieramente i fulchri fono deflinatha fo-
ftentare le parti dell'edificio men ferme , quelle adunque
che hanno più di fermezza fono maggiormente accomodate
al fine, e perciò più perfette.
Secondo . Negli edificj bifogna anche aver riguardo alla
fermezza apparente; adunque i fulchri che moftrano fpecie
di fermezza maggiore fono da preferirfi .
Co-
Parte Prima, jlfj
Corollario .
100. Da quefte cofe raccogliere fi poflbno molte regole
d'intorno ai fulchri .
Primo. Le colonne, e pilaftri devono coliocarfi fopra fo-
lida bafe, che di loro fìa più larga; perchè cos\ fìanno più
fermi .
Secondo. Le colonne, e pllaftri devono diminuirfi , affot-
tigliarfi , o raflremarfi dalla bafe fino al capitello a gui-
(à di conio troncato , o di piramide quadrangolare tron-
cata ; perciocché tai corpi più difficilmente dal Aio luo-
go fi finuovono, e cadono, di quello che i cilindri, o prif-
mi quadrangolari .
Terzo . Per la flefla ragione le colonne panciute , delle
quali la parte di mezzo è più grofla deli' infima , e della
ibmma, non fi devono aflblutamente ufare negli edifici.
QjLianto maggiore farà la ragione del diametro , o grof-
fezza della colonna alla fua altezza, tanto più ferma fark
la colonna, com'è manifefto, e perciò quando dalle colon-
ne fi dovranno fofienere gran pefi , quella figura delle me-
defime fi dee prefciegliere, in cui la ragione della groflezr.a
all'altezza farà maggiore.
Le colonne non fi circondino di anelli , di corone, e fi-
mili ornamenti, perchè dimoftrano fpecie di minor fermez-
za .
PAR-
66
PARTE SECONDA.
Della comodità degli Edificj.
Lla comoditi degli edificj s' afpettano in primo
luogo la pofizione,o pofitura relativamente alle
regioni dei Mondo; fecondo la falubritìi deii'aria;
terzo il lume fufficiente per gli atfari domeftici;
quarto la forma, e figura tanto di tutto l'edifi-
cio, quanto delle di lui parti particolari ; quinto la gran-
dezza; fedo la difpofizione, e compartimento. Intorno a ciò
verferemo nei feguenti Capi .
CAPO PRIMO.
Della comodità y della pofizìoney della falubrità^ e del lume.
Proposizione Prima.
Problema .
loi. In qual luogo fondar fi debbano le Città, e Ca-
de Hi .
Rlfoluzìone.
Primo . Per collocare le Città , e Cartelli cercar fi dee
un fuolo fertile, ed abbondante di ricchezze, acciocché d'in-
di quelle cofe che fono al vitto neceffarie, ed agli altri ufi
umani , gli abitanti facilmente , ed in copia procacciar fi
poflano .
Secondo. Conviene fabbricarfi i Caflelli, e molto più le
Citta vicine a qualche fiume navigabile, per cos'i facilmen-
te tradurre le dovizie dei paefi vicini, o anche dilìanti, e
cambiarle colle proprie .
Terzo. Le ftrade pubbliche talment'ì fi diriggano, che le
regioni dei venti famigliari non le rechino nocumento , e
quelle fervano loro come di canali per infinuarfi nelle piaz-
ze j ed altri luoghi fimili , che dal popolo fi frequentano ,
Quar-
P/:rte Seconda, 67
Quarto. SI elegga un luogo d'aria falubre; ma della fa-
lubrith dell'aria parleremo or ora.
Scolio.
102. Vitruvlo tratta del determinare la pofitura delie
Citta nel lib, i. e. 5. , e in quello eafo adduce 1' efempio di
Mitiiene Caftello magnifico, ed elegante in paflTato nell'Ifo-
la di Lesbio ; ma imprudentemente verfo le regioni del
Mondo collocato in guifa, che fplrando Auflro, gli Uomi-
ni fi ammalavano, foffiando Coro, o Cauro toflivano , fpi-
rando poi Aquilone rifanavano; ma negli angiporti, o pic-
ciole ftrade , e nelle piazze non potevano fermarli a caufa
dell'inclemenza del freddo.
A quello efempio più recentemente aggiunger fé ne può
un altro del nuovo Mondo , laddove la Citta di Panama
nell'America fettentrionale fabbricata ns^U'Illmo dell' ideilo
nome, avendo le ftrade, e le piazze cos\ difpofte , che dal
nafcer del Sole fino al tramontare , fono percoffe dai raggi
folari che quafi al di lei vertice fovraftano ( giace quella
tra la Zona torrida); avviene perciò, che in tempo ferena
per il calor del Sole le ftrade, e le piazza fono inutili. Quan»
do al contrario fé dirette foflero all' Auftro, avrebbero quel
vento fempre favorevole , come lo farebbe ai noftri paefi ,
fé il fervor del Sole fofle temperato .
Proposizione Seconda»
Problema.
103. Qual pofizione fi debba alfegnare agli edificj, e par»
licolarmente a certe fue principali parti.
Rifoluzione,
Per ciò che appartiene alla pofizione dell'edificio fi ofìer-
vi l'indole del Paefe, in cui fi ha da fabbricare; imperoc
che altrimenti in Egitto, altrimenti in Spagna, altrimenti
in Ponto , altrimenti in Roma ec. fono da collocarfi gli
edificj , perchè altri paefi hanno il Sole verticale , o non
molto lontano dal vertice , altri fempre lontano ; in altra.
i 2. manie-
6S Elementi ^ Arch'ttettma Civile.
maniera più lontano, in alrra più vicino ec. inoltre a certi
venti un paefe è foggetto, ed altri ad un'altro, ed in di-
ve rfi , i venti iRefli hanno proprietà diverre,alle quali cofe
tutte nella pofizione dell'edificio è neceflario riflettere. Ef.
gr. nei paefi fettentrionali , dove infierifce il freddo fi ri-
volgano gli edificj al mezzo giorno, come a parte più te-
pida; nei meriggionali poi, che fono abbrucciati dal calor
del Sole , a Settentrione come a parte più frefca devono
rivolgerfi .
Per ciò che s afpetta alle parti particolari degli edificj
dobbiamo riflettere, che le Cantine non ricevano il lume
dal meriggio, o dall' oriente ; ma da fettentrione. Le con-
ferve dell'olio al contrario prendono il lume dal meriggio,
acciocché 1' olio non fi congeli , ma dal tepido del calore
fi mantenga liquido. I Grana) fi collochino nella parte più
alta delle Cafe, che pzrò iia rivolta al Sole.
Le Librerie non devono guardare al meriggio, ne all'oc-
cidente , perciocché i venti umidi , e caldi di la fpirando
generano tignuole , e le alimentano , ed in tal fito fi cor-
rompono i libri»
Le Sale d' inverno per mangiare , guardino V occidente
d'inverno, come clima più tepido; quelle per la primave-
ra, ed autunno l'oriente; quelle dell' eftate fiano rivolte a
Settentrione.
Le Stalle de' Buoi nei rufticali edificj fi collochino In vi^
cinanza della Cucina, acciocché fieno fcaldate dal calor del
fuoco, e guardino l'oriente.
Le Scuderie , o Stalle dei Cavalli al contrario iì rivol-
gano al meriggio, ma lontane dal fuoco, e dal Sole nafcente.
Scolio.
104. Quelle cofe per verità intender fi devono per qaan-
to comporti l' occafione , e difpofisione del luogo, e alme-
no fi diipongano cosi le parti dell'edificio, furriferite . Se
poi queite non polfono avere la fituazione , e politura, che
abbiamo defcritta, fi procuri almeno, che dal prsfcritto, quan-
to fia pollibile, non molto fi allontanino.
Pro-
Fdrte Seconda . ép ,
Proposizione Terza.
Problema.
105. Indagare qual luoghi fune più dirpofti a godere
della falubrità dell'aria.
Rifoluzione.
Aria falubre fomminirtrano primieramente i luoghi più
elevati, e meno foggetti alle nebbie, e rivolti verfo i climi
più temperati del Mondo .
Secondo . I luoghi che fono lontani dalle paludi , e che
non hanno il mare né al meriggio, né all'occidente.
Terzo. Tra i luoghi paluftri quelli fono più falubrijche
in vicinanza del mare faranno coftituiti verfo il Borea , o
Euroborea, ma più alti dei lidi , acciocché le acque dalle
fofle poffano derivar nel mare. Il mare per il fluffb, o bo-
rafche gonfiandofi , per le fofle nelle paludi pofla fcorre-
re, e colla di lui falfuggine , ed amarezza i venefici ani-
maletti affogare.
Q_Liarto . Gli Antichi giiidicavano della bontà dell' aria
dal vedere le vifcere , e particolarmente il fegato della
pecore fagrificate , come die» Vitruvio; dalla lividezza dei
quali, o dalla folida, e vivace conftituzione conghietturavano
la quaiitadelle acque , dei pafcoli,e condizione del luogo.
Proposizione (Quarta.
Problema,
icd. Determinare in qual maniera fi debba ricevere il
lume nelle cafe.
Rifoluzione.
Gli edificj da fabbricare in luoghi aperti ef. gr. in cam-
pagna, o quelli anche che fi coftruifcono in Gitth,da cgni
parte feparati dalle cafe vicine, e ballantemente djlVanti , ri-
cercano dagli Architetti non molta cura ad introdur lume
fufficiente nell' edificio ; imperciocché il lume in qusfii ca-
li
7© Elementi (C Architettura Civile,
fi dappertutto fi fpande ; ma quando poi fabbricar fi debba
dove le altezze delle pareti comuni , o la riftretrezza del-
le ftrade, o altri impedimenti oppongonfi al lume , quefte
regole fi devono ollervare.
Primo. Dall' altezza ef. gr. del muro oppofto , che fem-
bra impedire la luce , fi tiri una cordicella fino al luogo
da illuminarfi : che fé da quel luogo fi fcopra uno fpazio
del cielo abbaftanza aperto, ponendo l'occhio vicino a ter-
ra, e guardando verfo la fommita dell' oppollo oltacolo , il
lume potrà a fufficienza in quel luogo penetrare .
Secondo. Se dalle travi, dai fopraliminari , o dalle con-
tìgnazioni dei tetti venga impedita 1' infinuazione del lu-
me, in tal cafo fi fcemino le prominenze, e s'introduca il
lume ^
Terzo. Da qualunque parte guardar fi pofla il cielo, ivi
fi dellini il luogo per le finellre , acciocché gli edificj fia-
no lucidi ^
Quarto. Se il bilogno ricerchi , che non fi pofla ricever
lume per mezzo di fineflre aperte nei muri laterali a caufa
delle cafe troppo vicine, fi facciano forami nei foffitti , ed
il forame ^i munifca di ferrata, d' indi il lume dalle conti-
gnazioni fuperiori , o anche da fineftre aperte nel tetto al-
le ftanze fi trafmetta „
Qi-iinto. I portici, o loggle molto larghe che Impedi-
fcono il lume libero alle fineltre, {i fchivino .
Serto . Si evitino anche nelle danze i colori dei muri y.
o dei foffitti troppo ofcuri, che aflbrbifcono il lume, o iti
poca copia lo diffondono, ma fi preferifcano piuttolto i fof-
fitti a lìucco , e le pareti imbiancate , d' onde il lume ia
gran copia ad ogni parte ii trafmette .
Proposizione Qu i n t a^
Problema.
107. AfTegnar regole particolari di ricevere il lume in
-cafi particolari .
Rifo.
Parte Seconda. 71
Rifoluzione.
Primo. Le danze da lettole le librerie abbiano le fine-
flre verfo oriente, perchè tanto quelle, quanto quefte prin-
cipalmente hanno bifogno del lume della mattina .
Secondo. La principal facciata delle cafe quanto fia pof-
fibile guardi il mezzo giorno, perchè d'indi alle danze prin-
cipali, ed agli ornati efteriori del frontifpicio più copiofa-
mente il lume fi fparga .
Terzo. Un luogo comodiffimo tra le vicine cafe per fab-
bricarvi farà , fé 1' edificio talmente coftruir fi poffa , che
due facciate di quello formino angolo, e due guardino nel-
le piazze, e fopra le ftrade maeltre-, dalle quali fi prende-
re lume abbondante .
Quarto . Se ciò confeguir non fi poffa , 1' anteriore dell'
edificio chiufo tra le vicine cafe fi faccia quanto più lun-
go fi pofla , acciocché in quello difporre fi poflano molte
aperture fopra la pubblica ftrada . In tal cafo nell interno
non dee mancar il Cortile , d' onde s' illuminino le parti
interiori deli' edificio .
Quinto . Le fineftre quadrate fi preferifcano alle arcuate
egualmente alte , che larghe , perchè le quadrate maggior
lume ti-afmettono; tra le quadrangolari poi quelle che han-
no più di altezza che di larghezza fi devono prefciegliere,
imperocché il lume quafi tutto il giorno cade dall'alto, e
non dai lati; ed in fatti le finefìre che hanno l'altezza il
doppio maggiore della larghezza (la qual figura di fineftre
è comodiffima) fomminiftrano il lume più vivace di quel-
le, che hanno la larghezza doppia dell'altezza.
Seflo. Le Gallerie, cioè confervatoj di pitture , ed altre
opere fquifite; le botteghe inoltre di quelli che ricamano, o
dipingono ; finalmente i luoghi tutti che richiedono lume
coftante, ed invariabile , lo devono prendere dal Settentrione.
Scolio.
108. Quefte leggi hanno le loro eccezioni dipendenti
piuttofto dalla iftituzione degli uomini , che dalia natura
della cofa; il che dimoftrerò con un efempio. I Gentili in
pafla- .
7i ElemefJti ([Architettura Civile,
paflato per una certa vana fuperftizione fottraevano ai pro-
prj Tempi la luce, dicendo cos'i concigli^rfi in luoghi om-
brofi, ed ofcuri un certo f<igro orrore. Al contrario i Cri-
iliani , abbandonando quella fupsrftizione , amano veder le
loro Chiefe anche internamente illuiriifate , e rifplendenti;
ma poi contro le regole deirArchitettura rivolgono le fac-
ciate principali, i frontifpicj più magnifici, e le porte ver-
fo occidente; la qual cofa però è mifteriora ; imperciocché
coloro che entrano nel Tempio ad orare guardano 1' orien-
te , e fi richiamano alla memoria quel Sole , che nacque
per la falute dell'uman genere. Per tal caufa ancora foglio-
no fepellire i cadaveri cos'i, che diftefi co' piedi verfo orien-
te, quafi anche dopo morte abbiano gii occhi rivolti verfo
qu«lla beata regione .
CAPO SECONDO.
Della comodità della figura., e della grandezza ,
Proposizione Prima.
Teorema.
10^. Negli edifici privati non fi dee mai ufare della fi-
gura circolare; nei pubblici può aver luogo.
Dimolirazione.
Benché la figura circolare fia la più capace di tutte, for-
tiflima a refiftere , e gratìifima alla vifta ; perchè però è
molto difpendiofa, e inoltra poco accomodata alla diitribu-
zione del lume , e delle ftanze , quindi nelle private ftrut-
ture non è opportuna.
Al contrario nelle pubbliche , dove non fi ricercano dl-
vifioni di ftanze, come ne'Tempj, nelle gran Torri, negli
Anfiteatri ec. La figura circolare , o ovale anticamente fu
in ufo, e oggidì utilmente s'impiega, per eifere tal figura
ijiaflimamente capace di moltitudine di perfone .
Corol-
Parte Seconda. j^
Corollario Primo.
HO. Per la medefuna ragione non fi adoprrno nei priva-
ti edifici le figure di molti angoli, che fi accoftano al cer-
chio : nulladimeno il Palazzo Ducale di Parma fabbrica-
to per ufo della Famiglia Farnefe in Gaprarola dal Ba-
rozzio, e formato in figura di cinque lati, fi celebra come
un prodigio dell'Architettura; l'Architetto iftefllb però nel!'
ifcrizione affifla al palazzo ingenuamente confefla aver egli
non poco fudato per fituare convenientemente i lumi , ed
evitare le inutili vacuità.
Ma invero le intiere Citta fecondo il giudizio di Vitru-
vio, e di quafi tutti i moderni Architetti non altra figura
è più a propofito, che quella di molti angoli, cioè di 5.,
6. , 7. ec. , dalla qual comune opinione il folo Kemplero ,
ch'io fappia, fi fcofta, antiponendo egli alle altre la figura
quadrata nel fuo nuovo trattato di Forfijìcazione .
Corollario Secondo.
111. Perchè né meno colla figura triangolare fi pofiono
comodamente diftribuire leftanze, anche la triangolare nei
privati edificj fi fchivi ; alle Città neppure ella è addatta-
bile, perocché gli angoli dei fuoi Baftioni diverrebbero trop-
po acuii .
Proposizione Seconda.
Teorema.
112. Negli edificj civili la figura quadrangola, e fpecial-
mente la quadrata fi dee preferire .
Dimoftrazione.
Imperocché non eOendo conveniente la figura circolare
per i privati edificj , o quafi circolare , né la triangolare ,
né quella che confti d'angoli più di quattro, rimane la fo-
la quadrangola d'applicarfi ai medefimi.
Tra le figure quadrangole la quadrata è migliore delle
altre, e perchè ammette comodiffimo ripartimento , e per-
chè fotto egual giro di lati maggior fpazio comprende, che
le altre figure quadrangole.
k Corol-
74 Elementi d' Architettura Civile.
Corollario Primo.
113. Delle figure quadrangole preferire fi devono quelle,
che fono rettangole; perciocché il Rombo, e la Romboide
fomminiftrano ripartimento difficile per gli angoli acuti ,
che danno occafione ad inutili vacui , ed inoltre in egual
perimetro di lati chiudono minor fpazio delle figure qua-
drangolari rettangole .
Corollario Secondo.
114. Alle figure quadrangolari rettangole fi preferifcono
quelle, che più s'accoftano al quadrato, e la lunghezza del-
le quali ha ragione alla larghezza ver. gr. come 332,0
4 a 3, o 5 a 4 ec. Le figure poi quadrangolari rettango-
le , nelle quali la lunghezza è doppia della larghezza , 0
che fi chiamano biquadrato , o di due quadri , hanno luo-
go nei Tempi , nelle Sale , nei Portici , ed in altre fomi-
glianti brutture . .
Proposizione Terza.
Teorema.
115. Altre figure vi fono, che chiamar ^\ poflbno com-
polte, e che egregiamente s'addattano ad alcuni edificj.
Dimortrazione.
Primo. Ai Tempj dei Criiliani ottimamente conviene la
figura rettangola difpofta a modo di croce , come dimoftra
[Ftg. XVI. T. IL'\
Secondo. La figura a modo di fquadra può qualche voI«
ta fervire agli edificj dei Monafteri , o anche alle cafe de'
privati iFtg. XVI 1. T. 11.-]
Terzo . La Biquadrata , o di due quadri interrotta late-
ralmente da'femicerchj , e chiufa in tefta da altro femicer-
chio è ottima per i Tempj. [,Fig, XVIII. T, II.]
Quarto. I Teatri deftlnati per le fceniche rapprefentazio-
ni richiedono figura comporta di biquadrata, e d'altra rettan-
golare molto lunga, e di femicircolare , delle quali la pri-
ma fomminiflra il luogo agli fpettatori , 1' altra alla fcena
iftefla, ed al profcenio .
Quin-
Parte Seconda, 75
Quirfto . I Circhi de' Romani , nei quali fi garreggiava
col corfo delle carrette , erano comporti d' una lunghiflTiraa
figura, che s'eftendeva fino a tre ftadj, le cui eftreraita fi
chiudevano femicircolarmente. L'Ippodramoro, dove fi efer-
citava il corfo dei cavalli fenza carrette, era di fimil figu-
ra del Circo; ma una delle di lui edremita fi chiudeva in
linea retta .
Serto . Alle volte fi trovano certi edificj , che inferior-
mente ammettono una figura, e al di fopra un'altra, ef. gr.
circolare , o di molti angoli fopra una quadrata; some veg-
giarao non di rado in quei Tempj, che hanno Cupok .
Proposizione Quarta.
Problema,
Ii5. Determinare la grandezza per diverfe parti del ru-
bici edifizj.
Rifoluzione.
Tanta è la necefllta di fufficiente grandezza in qualfivo-
glia edificio , oltre la comoda figura , che anco le mifure
delle ftruttnre deftinate agli ufi ruftici Vitruvio accurata-
mente volle determinare lib. 5^. cap. p. Da querto adunque:
Primo . La larghezza delle rtalle de' buoi non dee etìer
minore di dieci piedi , né maggiore di quindici ; la lun-
ghezza fia tanta, che due gioghi (i) occupino fette piedi.
Secondo , Le rtalle di pecore , e di capre devono eflere
èì\ tanta grandezza, che due pecore portano occupare l'area
non minore di due piedi, e mezzo quadrati ^ né maggiore
di piedi fei.
Terzo. La grandezza delle cantine, delle conferve dell'o-
lio ec. fi dee proporzionare alla ragione dei frutii, ed al nu-
mero delle Botti. Se le Botti contengano venti anfore, op-
pure 800. fefterzj , cioè circa libre io<55., colla mei'a della
loro parte, devono occupare quattro piedi.
Quarto. Il Torchio, fé non fi adoprino chiocciole, 0 vi-
le 3 tij
( I ) Un iiajo di Buoi .
y6 Elementi d' Architettura Civile.
ti, ma pluctofto leve, e ftrattoj , cioè fi prema con travi,
occupi non meno di quaranta piedi in lunghezza , coficchè
fi conceda fpazio fpedito a chi conduce la Leva; la larghez-
za poi fia almeno di Tedici piedi , acciocché parimente fia
libero il girare agli op^raj ; ehe fé faranno neeeflarj due
ftrettoj , fi diano alla larghezza ventiquattro piedi. Quelli
Torchj ufaci dai Romani fono differenti dei noftri, nei qua-
li il più delle volte s'impiegano le viti.
Proposizione Quinta.
Problema.
117. Indicar di paflaggio le mifure per la grandezza de-
gli edifizj di Citta.
Rifoluzione.
Ciò particolarmente dipende dalla prudenza, ed induftria
dell' Architetto , e dalla ragione degli edificj , degli ufi , e
delle perfone, ai quali devono fervire .
Ciò che appartiene ai palazzi de' nobili: le fale dove abi-
tano i fervi, ed alle quali a niuno è impedito racceflb per
la frequenza dei concorrenti devono eflere maggiori delle
altre ftanze. La danza anteriore, o anticamera, dove pari-
mente molti concorrono, e fi ammettono, dee eflfer più ca-
pace del luogo deftinato per le udienze, camera d" udienza^
e quefia più grande della camera da letto , e quefta pure
più grande della ftanza più fegreta, gabinetto,
Quefle regole poi,fervando la proporzione, fi devono ri-
tenere anche nelle cafe dei privati . Ef. gr. le ftanze , nel-
le quali la famiglia fi raduna al lavoriero , o altri impie"
ghi , oppure dove fi ricevono gli efteri , che vengono per
ragione di negozj, o d'uffizj, fi faranno alquanto più gran-
di dell* altre»
CA-
Farte Seconda. yy
CAPO TERZO.
Della comodità^ e della di/pofizìone^ o ripanimetito .
Proposizioke Prima.
Problema.
II 8. Spiegare le leggi, che appartengono alla diatefi, o
comoda dillribuzione d'una intiera Citta.
Rifoluzione.
Primo . Il principal Tempio fi collochi nel mezzo della
Citta in luogo eminente , o almeno in tale , d' onde facil-
mente fi vegga, e dall' afpetto frequente fi commuovanogli
animi dei Cittadini alla pietà, e religione .
Secondo . La Piazza principale fia polla circa il mezzo
della Citta, come la Curia, e gli altri edificj , d'onde le
cofe neceflarie al vitto , veftito ec. , o alla fpedizione dei
negozj forenfi fi debbano proccurare.
Terzo. Nelle Citta maritime la piazza primaria ùi piut-
tofto vicina al porto , perchè cosi più facilmente dai navi-
glj fi ertraggono le merci , o d' indi ai navigl; fi portano
quelle cofe, che i naviglj carichi fomminiftrano, o per ca-
ricarli s'appreftano.
Quarto. Le piazze degli armenti, delle legne, e d'altre
di fimil genere, che dalla frequenza de' carri, e dei giumen-
ti s'imbrattano, fiano più viciae ai porti , oppure fi difpon-
gano fuori delle porte .
Quinto. Le piazze fituate tra gli edificj quanto fi poffa ,
direttamente s' incontrino , ed in guifa fi fiabilifcano , che
alle medefime fi polTa venire per quattro ftrade , che con-
tinuate fi taglierebbero nel centro ad angoli retti , perchè
COSI più facilmente, e con più preftezza da ogni parte gli
Uomini nella piazza concorreranno; alla cui facilità, e co-
modo molto anche giova, fé agli angoli delle piazze vi fia-
no altre ftrade fecondarle, che o nelle piazze ilteffe coiida-
cano 5
78 Elementi cf jlvchitettura Civile,
cano , o in alcuna delle quattro principali firade vadano z
terminare .
SeRo. Quindi la figura comodi (Tima delle piazze è la qua-
drata, 0 rettangola quadrangolare lunga. Porta pertanto que-
fìa figura, e le ftrade meglio fi dilìribuifcono, e gli edificj,
che circondano le piazze , poffono collocarfi in più elegan-
te forma .
Settimo . La figura di tutta la Citta , quando non fofle
di quelle, che neceirariamente doveflcro fortificarfi, quadra-
ta fi faccia, o quadrangolare, che fi accofti alla quadrata:
imperocché tale figura è comodiffima , perchè facilmente
nello fpazio comprefo fi dillribuifcono direttamente le ftra.-
de, e colla flefla ordinanza le piazze.
Proposizione Seconda.
Problema.
iip. Spiegare le leggi che appartengono alla comoda di-
fìribuzione delle Gafe.
Rifoluzione.
Primo. L'ingreflb dell'edilìzio occupi il luogo di mezzo
colle fineftre dall'una, e dall'altra parte, dirpolte in nume-
ro, e grandezza eguali .
Secondo. Le ftanze di qualfivoglia contignazlone fiano fui
medefimo piano , coficchè non fia di neceflfita afcendere , o
difcendere paiTando dall' una in altra rtanza .
Terzo. Le danze al pian-terreno, e molto più le fotter-
ranee fi facciano di poca altezza , perchè o vengono desi-
nate all'abitazione dei fervi, o ad altri ufi più fpreggievo-
li. Che fé le ftanze bafie, o terranee doveffero fervi re per
ufo dei padroni in tempo d' eftate , come in certi paefi- fi
fuol fare, allora fi coflrulfcano quafi nella medefima forma
di quelle della prima contignazlone, delle quali parlerò di
poi .
Quarto. La prima contignazlone, fopra la terranea, abbia
le rtanze convenienti ad abitare più alrCy e più ornate.
Quia-
P^irtt Seconda, 7P
Quinto . La contignazione fuperiore può avere le ftanze
più baffe , e meno ornate per le ragioni di fopra al nume-
ro 3, addotte .
Serto. A qualfivoglia edifizio fi aggiunga un cortile , o
un aja all'aperto, tanto per ricever lume più abbondante,
quanto per allontanare dall'abitato le fcuderie^ed altri luoghi.
Settimo . Le fcale , ed altri luoghi particolarmente più
anguili, che fervono di paffaggio innanzi, e indietro per i
fervidori chiamati, e per lo più carichi di qualche pefo,{l
rifchiarino quanto fia poffibile d'abbondante lume.
Scolio.
120. La dlftribuzione delle rtanze , o difpofizione fi ap-
prende piuttollo dall' ufo , ed efperienza , che dalle regole .
Primieramente fx dee aver riguardo al fine, e condizione
del fondatore; indi alla ragione del luogo dove fi fabbrica,
ed al fito delle cafe; finalmente al numero, grandezza, ed
unione delle danze; ma di quelle .cofe tutte non fi poifono
dare ficure leggi. Molto gioverà all' Architetto, fé procure-
rà d'avere prelfo di fé , e diligentemente confiderare varie
idee d' infigni edificj quk , e là pubblicate , a norma delle
quali a polla diriggere. Antonio de Sgodets diede alla luce le
Romane antiche fabbriche; le moderne Giovan Battifta Fal-
da, e Giovanni Sandrar, le Francefi Poutre, Morin, Perel-
le,Tomafin; le Ollandefi Danchert, e Sehene, ed altre altri.
* Proposizione Terza.
Problema.
121, In qual maniera fi debbano acconciamente ordina-
re le fineftre.
Rifoluzione.
Primo. La larghezza delle fineltre per Io meno fia di pie-
di tré, cioè tanta, che due perfone comodamente vi polfa-
no Ilare ; 1' altezza poi alla larghezza iHa in ragione di 2
ad I , o almeno di 3 a 2 .
Secondo. La figura delle fineftre fia quadrangolare rettan-
gola, né le arcuate fi adoprino fé non nei fagri Tempj.
Ter-
8o Elementi à' Architettura Civile,
Terzo. Si alzino le fineftre fopra il pavimento tre piedi
incirca , per poter facilmente , e comodamente guardare in
ftrada .
Quarto. I muri laterali, nei quali le fineftre fi aprono,
le parti oblique del muro verfo la danza fi ritirino, accioc-
ché il lume più copiofo per la ftanza fi diffonda .
Quinto. I vetri, coi quali fi guarnifcono le impofte (i)
delle fineflre fiano piani, e chiari: i cerchietti di vetro (2),
dei quali in paffato era frequente l'ufo, oltre il durar mol-
to tempo, molto anche ricevono di lume .
Sefto. Si ponga cura che le finefire fiano collocate la
guifa , che ftando in piedi in mezzo della ftanza fi pofla
per quelle fcoprire liberamente il cielo.
Proposizione Q^u a r t a .
Problema .
122. Come fiano da ordinarfi le porte .
Rifoluzione.
Primo. L'altezza delle porte fia tanta, che anche un
Uomo di (tatura grande polfi entrare per quelle col capo
alto, eflendo adunque la fotita ftatura degli Uomini di fei
piedi, fi faccia l'altezza delle porte circa fette piedi .
Secondo. La larghezza fia almeno tale, che due perfone
poifano unite comodamente entrare ; perciò fi faccia la lar-
ghezza fuddupla dall'altezza, cioè di piedi 3-.
Terzo. Ma le porte principali, per le quali s'introduco-
no carri, e cocchj abbiano l'altezza di piedi 12., o I3 7>la
larghezza poi di piedi p.
Quarto. La figura delle porte fia rettangola; le principa-
li porte però , per le quali fi da 1' ingreflb a tutto l' edifi-
cio, fi facciano arcuate, il che conferifce alla fermezza.
Quin-
( 1 ) Le vetriate.
\i) Occhietti .
Parte Seconda', Si
Quinto . Se fi può , nelle ftanze fi collochi la porta nel
mezzo della parete, il che invero rende ornamento ; fpefle
volte però \ utilità , ed il comodo obbliga , che lì ponga
diflante dal mezzo .
Sello. Le porte delle fìanze della raedefima contignazio-
ne fi oppongano vicendevolmente a fé flefle cos\,che l'oc-
chio di chi fi prefenta alla prima porta, fcorra liberamente
fmo all'ultima flanza .
Proposizione Quinta.
Problema .
123. Spiegare le leggi per le ftuffe , cammini, e fuma-
Rifoluzlone.
Perciò che s'afpetta alle fluffe; abbenchè nei noftri paell
ron fiano in ufo , percliè però fi poflbno utilmente ufare ,
poche cofe accennerò.
Primieramente pertanto di due generi fono le fluffe; al-
tre che hanno la bocca fuori della flanza , e che comu-
nicano col cammino , altre poi con la bocca nella fìanza
medefima: le prime fervono comodamente per le flanze gran-
di, le altre per le pia picciole.
Secondo. Quelle che hanno la bocca aperta nel cammi-
no fuori della danza , fi coftruifcono in quello modo . Si
formi con piaftre di ferro fondute (2) un paralellepipedo
AB lFig.XIX,T.IL'} lungo piedi 3, o 3^ , largo if,al.
to 2, e medefimamente il collo A, la cui bafe,ed altezza
iia di pollici 15, s'inferifca, e fi foflenga con colonnette,
o palle di metallo , o di pietra . A quello paralellepipedo
fi accomodino due tubi di terra della figura d' uà prifma
fcavato G , e D alti 2. piedi , e del diametro d' un piede
circa , tra i quali fi lafcia lo fpazio E quafi della medefi-
1 ma
( I ) Canna del Cammino per cui fi tramanda il fumo al di fopra del tetto .
(2) D; getto .
€^4 ElcnìC7ìtt d Architettura Civile,
ma larghezza: quefìi tubi al di fopra fi coprano con un co-
no, o piramide F; finalmente al colio A li rafletti un'ani-
mella di ferro ( i).
Terzo. Indi accefo il fuoco nel peralellcpipedo di ferro,
l'aria rifcaldata circolerà infieme col fumo per i tubi D,
e C,e li fcaldera : il calor poi della fìufla,e dei tubi fcal-
dati fi comunicheia all' aria della flanza ; finalmente il fu-
mo per la bocca A fortira fuori della fìanza nel fumario.
Quarto. Con tali ftufle le ftanze lunghe io, o 12 braccia
preftamente fi fcaldano, e confervano molto tempo il calo-
re, eflendo opportunamente chiufa la poriicella A.
Quinto. Quelle che hanno la bocca aperta nella danza,
quafi nella ftefla maniera fi formano , fé non fé la bocca
della fluffa G iF'tg. XX. T. IL\ guernita coli' ufciolino H
ha il refpiro nella ftanza . >Iella parte fuperiore poi fi ac-
comoda un tubo K del diametro almeno di cinque pollici,
che in L comunica col fumario ,
Serto . Inoltre poi cacciati nella rtuffa i legni RH , ed
accefi, 3 chiufa la porticella H, l'aria entrando per le fef-
fure, e tra quelle leggiermente ibffiando conferver^ per mol-
le ore il caldo ,
In quanto ai cammini , che nei nofiri paefi fi cofiuma»
ro, in quelli quefte cofe devono oflervarfi : le mifure dell'
apertura, i lati, la fchiena,ia cappa, la canna, e l'ornamen-
to,.che nella parte anteriore fovrafta ai lati, e finalmente
il fuoco , 0 luogo del fuoco . Di quelle cofe brevemente
parlerò.
Primo. Dal Caladio fi propongono le mifure feguenti per
1' apertura d' un cammino : cioè la larghezza fia di piedi
5 ^, o d , o 7 , r altezza di 4 , o 4^ , la profondita 2>
02^; ma Volfio propone altre mifure: fecondo il fuo fen-
timento la larghezza all'altezza fia come 3 a 2,043 3;
alla profondità poi come 4 a 2 ; labilità la qual ragione
nel-
( I ) Vk'.o'.'ììio, porticella .
Parte Seconda,- Sj
nelle ftanze minori la larghezza fi faccia di piedi 3, nelle'
danze grandi di 5, nelle fale minori, che fono daftinate per
mangiare la larghezza fia di 5^» nelle maggiori di 6.
Forte però quefte larghezze , le loro ragioni alle altezze (i
devono moderare in guifa , che l'altezza non mai ecceda
piedi z\ , altrimenti il fumo con facilitk fi diffbnderebbe--
nella ftanza .
Secondo. I lati fi fogliono fare dritti, e paralelli colla
fchiena un pò inchinata; maGaugernel picciolo fuo tratta-
to infcritto La Mechamque dtt Feu , dimoftra tal pofitura
di parti eflfere poco a propofito per riflettere il calore , ed
egli vuole, che i Iati ii pieghino in figura di mezzi para-
bola ; la fchiena poi , o la tavola porta al fondo del cam-
mino fia perpendicolare ali'orizonte; quefta tavola qualche
volta è di marmo che confervi il calore, né facilmente dal
fuoco, o dalla fiamma venga danneggiata.-
Terzo. L'ornamento fovrapporto ai lati, la cui forma (l
lafcia in arbitrio dell' Architetto, fi guardi di non farlo piii
del dovere pefante per non aggravare l'edificio d'inutil pefo.
. Quarto. Dei fumar] parlerò di poi feparatamente.
Quinto. In un lato del focolare, fi faccia un foro di fuf-
ficienie grandezza, d'aprirfi, e chiuderfi a piacere, accioc-
ché l'aria efterna per quello fottentrando,isforzatamentecac-
cj il fumo al di fopra, quando non è futficiente l'aria del*
la rtanza ; ed inoltre acciocché l' aria fredda del continuo
non s'infinui per le fenditure delle porte,, e delie fineftre
nella ftanza..
Per ciò che appartiene ai fumar), per i quali il fumo o
dalle ftuffe , o dai cammini dee ufcire all' aperto ,' alcune
particolari confiderazioni fono da efaniinarfi per evitare quel
grande incomodo , a cui non di rado i cammini fono log-
getti di reipingere il fumo .
Primieramente adunque la canna fi faccia di tanta capa-
cita.,, che polfa ricevere tutto il fumo che afcende , perciò
L 2. abbia-
$4 Elementi d Architeitura Civile:
abbia almeno di larghezza un piede, e di lunghezza i- .Poi-
ché la forza del fuoco più facilmente sforza il fumo ad
afcendere, fé, dappoiché farà entrato nell'apertura inferiore
della canna , acquilK dopo uno fpazio più grande , per cui
pofla fpanderfi, e dinTipard. Quindi la figura delle canne dee
efler tale , che dall' inferior apertura fi vada al difopra al-
largando , ed imiti una piramide troncata capovolta : farh
pertanto opportuno, che a 20. piedi d'altezza s'accrefca un
pollice intiero di larghezza »
Secondo. V'ha chi penfa, né fenza ragione, che la cari-
na fi faccia alquanto obliqui, imperciocché il fuma afcen-
dendo , dall' arii che per la canna difcende non venga re-
fpinto, p<2rchè effendo il fumo più leggiere dell' aria, le oa-
deggiera fopra , ed al di fotto l' aria difcendenJo il fumo
continuerai all'infu la propria direzione, ed ufcira .
Terzo . La canna fi alzi fopra la fommita d^;! tetto tré-
piedi, fé è poiTibile , acciocché l'aria fcorrendo per il pia*
no inclinato del tetto non rintuzzi il fumo .
Quarto. La parte fuperiore della canna, fopra il tetto con-
dotta, fi copra d'una lanterna (i) mobile con una picelo-
la bandiera , che abbia 1' apertura dalla parte oppoda alla
bandiera ifteiTa ; in- tal guifa al fumo firà fempre prepara-
ta l'ufcita nella parte contraria alla direzione del vento, e
dal vento nella canna non verrà refpinto: più comunemen-
te però s'infcrifcono nella canna, ch'.^ lopravanza il tetto can-
noni obliqui rivolti alle quattro regioni del mondo, che fé
a cafo per alcuno venga impedito il fumo d' ufcire , per
Valtro pofla liberamente palfare .
Scolio Primo.
124. Sono inoltre da notarfi alcune cofe , che in dllVin-
ti fcolj anderò fpiegando circa le fìuife, cammini , e canne..
Primo. La parte fuprema F della fluifa fia mobile, accioc-
ché fi polfano nettare i cannoni C, e D dalla fuliggine, il
che int-endafi anche per il tubo K. .
Seco ni-
Ci) TamburiOi..
Parte feconda,- 85
Secondo . Sì guardi , maffimamente nelle picciole ftuffe ,
di non eccitar troppa fiamma y sì perchè arde inutilmente,
i\ perchè corre anco pericolo, che la (tuffa, e cannoni più
del dovuto fcaldandofi ,. la fuliggine tra i cannoni fi accenda.
E'neceffario, che due volte al mefe, nelle picciole ftuffe
particolarmente, i cannoni ed il tubo IL con fcope , o in
altro modo dalla fuliggine fi purghino, perchè la fuliggins
ai di dentro attaccandofi ai medelìmi rende la fuperficie af-
pra; e perciò tardandofi l'ufcita del fumo, può retrocedere
nell' iltelfa ftanza, iu cui fta aperta la bocca della rtuffa.
Scolio Secondo-,
125. In primo luogo i cammini non difficilmente fi poC-
fono convertire ad ufo di ftuffa , coma ciafcuno può com-
prendere dalle riferite cofe .
Secondo. I cammini delle contignazioni fuperiori corrif-
pondano a perpendicolo fopra i cammini delle inferiori ; im-
perciocché cos\ fi provvede alla fermezza, ed inoltre il con-
dotto dello fteffo fumario , o come dicono la canna può
fervire a molti cammini .
Terzo. Chi può, legga la iodata opera diGauger, hi mi^-
chiTfiique fl'w /ì'«-, nella quale troverà molte cofe, che ingran--
difcono il loro ufo , e comodità, e che in quefto luogo la-
anguftie del tempo non mi permettono proleguire.
Scolio Terzo .
125. Primo la grandezza della canna fia tanta, cha uii'
fanciullo pofla per la medefima afcendere a fcuot^re la fu»
licoine .
Secondo . Il fumo di due ftuffe , o cammini nella fl:efl&
canna, non fi conduca , fé- 1' uno e 1' altro fumo non pofla
avere la medefima direzione, altrimenti il fumo più gagliar-
do sforzando il più debole lo obbligherà a ritorcerfi . Dun-
que in cafo che d' uopo fia condurre i fumi, che abbiano di-
rezione diveifa nella medefima canna , fi divida la canni
iftetfa con un diaframma (i), acciocché il fumo d' un cam^-
mino, o d'una ftuffa non impedifca il fumo dell'altra.
Ter-
(ki ), Tramezzo, 0 divifione d' un wuro fottile;..
8<? Elementi d' Architettura Civile,
Terzo. Le canne fpeflfo fi pulifcano; imperciocché il fre-
quente fpurgamenco promuove i'ufcita del fumo.
Qiurto . Acciocché le canne non disformino le ftanze ^
quanto ha poifibile, fi occultino nel muro.,
Proposizione. S e s t a ^
Problema.,
1:27., Spiegare le leggi per le Scale..
Rifoluzione.
Primo. Le fcale rare volte fi collochino fuori della calai
all'aperto, perciocché quantunque fi facciano di folida pie-
tra, non però lungo tempo durano.. Se ha uopo di tal for-
te dì fcale, fi coprano con un portico, o in altra maniera.
Secondo. Le fcale principali torto s'incontrino da chi en-
tra in cafa, e fiano continuate dal fondo fino al tetto .
Terzo. La larghezza della fcala non fia minore di quat-
tro piedi, acciocché due perfone almeno poffano infieme afcen-
dere,e difcendere comodamente, anziché 1' un 1' altro fpin-
gerfi; ma fé per le fcale fu, e giù fia frequente rafcefa,e.
difcefa delle perfone , come nei palazzi de' nobili , allora
la loro larghezza fi faccia anche fino a nova piedi.
Quarto. L'altezza de' gradi non ecceda fei, o al più fet-
te pollici , perchè comoda fia 1' afcefa, e difcefa , e la lo-
ro larghezza non fia minore d' un piede, né maggiore di uti^
piede e mezzo ; e ciò per le medsfime ragioni d' afcefa , e;
difcefa ..
Q_uinto. Si rifchiarino quanto fi può di lume fufficiente,,
e dappertutto eguale, acciocché per l'ineguaglianza del lu-
me gli occhj non fi confondano, e fdruccioli il piede. .
Serto. Le fcale al poflìbile fi facciano rettilinee, e fi fchi-
vino le fcale a lumaca , le quali foggiacciono a molti inco-
modi; e nelle iftefie fcale rettilinee di quando in quando fi
lafcino fpaz) piani quadrangolari, \,Fig. XXL T. ILI P^"* ^
quali fenza alcendere , o difcendere fia permeffo alquanto»
oaraminare,, il che giova a diminuire la fatica .
Sfittis-
Par fé Seconda, 87
Settimo. La figura della fcala è fommamente agiata quel-
la che coi brace) , o come dicono rami, viene comporta da
tre rettangoli [Fig. XX J. e XXII. T, //.], le lunghezze
dei quali, nello fpazio,fi devono accomodare alla diftribuzìo
ne delle ftanze, ed all'altezza delle contignazioni.
Ottavo . Speffe volte nelle private cafe , per rifparmiare
lo fpazio , due fcale coi brace; paralelli tra di loro fi pof«
fono collocare, \_Fig. XXII. T. IL"] e frammifchiare coi ret-
tangoli certi gradi in forma di chiocciola, in quel luogo,
dove da un braccio all'altro li fa il paflaggio .
Nono. In tutte le cafe, oltre le fcale principali altre mi-
nori fi difpongano in luoghi opportuni, per le quali dal
fondo alla cima fi pofla afcendere , o vicendevolmente dit
fcendere, anziché fia neceffario ricorrer fempre alle fcale
principali, il che accaderà fpefle volte non fenza grave fa-
ftidio , ed incomodo. A quell'ufo poflbno fervire anco quel-
le a chiocciola.
Corollario.
128. Date le altezze perpendicolari della fcala , e d' un
grado; fé l'altezza della fcala fi divida per l'altezza d'un
grado , indicherk il numero ricercato dei gradi . Laddove
poi farà determinato il numero dei gradi , una pertica di
legno eguale all'altezza della contignazione fi divida in al-
trettante parti eguali, e fecondo quelle divifioni fi erigano
i gradi , altrimenti con facilità accadcrebbe , che il grado
fupremo falirebbe un poco più alto , o alquanto più baffo.
Proposizione Settima»
Problema.
125?. In qual maniera fi debbano difporre i luoghi più
fegreti .
Rifoluzione.
Poiché quelli luoghi col fuo cattivo odore grandemente
incomodano gli abitanti, l'Architetto, nel formare la difpo-
fizlone delle cafe, dee riflettere di collocarli, dovepolfano
reca-
54 Elementi d Architettura Civile.
recare menomiffimo incomodo; per il qual fine le feguentì
regole potranno efler utili.
Primo. Quei luoghi s'allontanino dalle ftanze quanto fia
pofTibile, e fi nafcondano tra le pareti, o negli angoli del-
le fcale fuperiori .
Secondo. In quella fituazione (1 pongano, alla quale fia
libero l'acceflb, fenza aver bifogno paflare per le lianze ad
altri ufi desinate .
Terzo . Si facciano di tanta grandezza , quanta ne ricer-
chi il bifogno, acciocché l'urina, e le feccie facilmente agli
fteffi non s'attacchino, ma al di fotto cadano.
Quarto. Inferiormente fia libero l'adito all'aria, che col-
la fua circolazione diffipi le puzzolenti efalazioni; il che fé
comodamente non fi poffa efeguire, fi aprano nel muro al-
cuni fpiraglj alquanto più in alto .
Quinto. Si coftruifcano, fé fi può, con cannoni di pietra,
ai quali per la pulitezza più difficilmente le materie s' at-
taccano, che a quelli di terra cotta.
Sedo . Se r acqua inferiormente fcorra , che lavi le im-
mondezze, ciò invero farebbe comodiffimo; ma perchè dap-
pertutto non s'incontra, o l'acqua che fcorre, o anche l'ac-
qua forgente, che raccolta in qualche fofìa verfo altrove fi
conduca, fi faccia una folfa, nella quale fi raccolga l'acqua
piovana, che d'indi pofla altrove fcorrere.
Settimo. Frequentemente fi fpurghino «
PAR-
8p
PARTE TERZA.
Della venuftà dell'Edificio.
Olchè per brevità non m'è lecito tutte quelle co-
fe , che appartengono a quefta parte di trattato
dovutamente feguire,le migliori abbraccierò in
due capi .
CAPO PRIMO.
Delle regole della 'venujìà^ e àe't cinque Ordirti.
DEFINIZIONE PRIM^.
130. L'unione di tutte le parti dell' edifìcio fecondo le
belle proporzioni , 5" /Vwwf/r;'/; , ed Euritmia fi chiama. La pri-
ma riguarda il conveniente accordo dei membri relativa-
mente a tutto l'edificio, l'altra la venuflk,e comoda com-
pofizione dei membri ifteffi.
DEFINIZIONE SECONDA.
131. Proporzioni , o piuttofto belle ragioni io chiamo
quelle, che fi efprimono con piccioli numeri, e che, fé li
oflervino nella combinazione dei fuoni , formano armonia,
e grata confonanza all' orecchio . Di tal forte fono le ra-
gioni.
iai,ia2, ia3,
2 a 3, 2 a 5.
a 4, I a 5 , I a 5.
3 a 4, 3 a 5, 3 a 8, 3 a IO.
5 a 4, 5 a d, 5 a 8, 5 a 12.
8 a p, p a IO ec.
Scolio.
132. Per qual caufa quelle ragioni, belle debbano chia-
marli, facilmente è manifefto , perchè fenza dubbio meglio
m dagli
pò Eleme}2ti à' Architettura Civile.
dagli occh j ifteflì fenza fatica , e tedio in un iftante fi com-
prendono .
DEFINIZIONE TERZ^.
133. Ordine in Architettura fi chiama l'unione d'unPie-
diftallo, d'una Colonna, e d'una Trabeazione; dalla diver-
fitk delle quali parti , cinque differenti Ordini traflero
r origine , cioè Tofcano , Dorico , Jonico , Corintio , e
Compofito , o Romano . Il Tofcano è il più femplice di
tutti: dopo quello fegue il Dorico alquanto più ornato; del
Dorico in oltre è più ornato il Jonico ; ed il Corintio fu-
pera quefto negli ornamenti; del Jonico, e Corintio i Ro-
mani compofero un'altr' Ordine, che perciò chiamofli e Com-
pofito, e Romano .
DEFINIZIONE QU^RT^.
134 I più minuti ornamenti, coi quali fi diftinguono le
parti di ciaTchedun Ordine , e che membri degli Ordini fi
fogliono chiamare ; altri fono piani, altri conveffi, altri con-
cavi, altri conveffo concavi , o vicendevolmente.
I piani vengono terminati, come G che è parte della co-
lonna, ed I \_Fig. XV. T. 11.1 fop''^ la cimafa del piedi-
{tallo, L fopra l'Architrave ec; e fi chiamano regole, bon-
de, o fafcie, anuli, libelli ec. ; anzi fortifcono ancora nomi
diverfi fecondo il diverfo fito, in cui fono; cos'i quelli che
fono nella fommita del Capitello, della Coronide, e inve-
ce della Cornice fi pongono, vengono chiamati fopraciglj .
A nella bafe della colonna fi chiama Plinto , o Dado ; un
Plinto quando s'impone fopra il Capitello, fi chiama Aba-
co; gli ornamenti piani alla Coronide, ed alla cornice ap-
propriati,fi chiamano Corone; neil'Achitrave, e nella Corni-
ce fi chiamano anche fafcie o bande ec.
I membri convefll fi chiudono con una porzione di
cerchio, come il Toro, e l'Aftragalo chiufi da un femicerchio,
dei
Parte Terza. pt
dei quali queflo è differente folameate in grandezza > cioè
è minore del Toro. Un efempio di quefti ornamenti chi ud
da un femicerchio moftra la [Fig. XV. T. II.'] in C, e D.
L' Uovolo vien chiufo da un quadrante, o feftante di cer*
chio, come [Fig. XXtll. e XXIV. T. 7/.], nella prima del-
le quali BG è il quadrante d' un cerchio; e l'ecfora, cioè
projettura AG è eguale all'altezza AB; nell'altra poi BG
è il feftante d' un cerchio defcritto col raggio DB eguale alla
corda BC; la projettura poi AG è eguale a due terze par-
ti dell'altezza AB.
I concavi fono il Trochilo (i) AGD [Fìg.XXV.T.IlLI
ed il Cimazio dorico (2) BI iFìg.XXVLT.lll.^.WT^O'
chilo vien terminato da due quadranti riverfati;da un mi-
nore AG , e da un maggiore GD , il primo dei quali (1
defcrive col raggio E A eguale alla terza parte dell'altezza
FG : il fecondo poi col, raggio HD eguale a due terza
parti della medefima altezza ; ma il Gimazio dorico vieti
terminato da un folo feftante di cerchio riverfato BI , aven-
do defcritto il raggio LB eguale 'alla corda BI (3); la
projettura poi KB è eguale a tre delle quattro parti dell*
alrezza KI.
Agli ornamenti o membri concavi fi può richiamare l'a-
pofige,o l'arco AB [Fig. XXVfl. T. III.] col quale infie-
me fi unifcono le parti vicine.
Finalmente i membri conveflb-concavi fono la Sima (4)
ABG [Fig.XXVIII.T.IIf.l.ed ilCimazio lesbio (5) FGH
[Fig. XXlX. T. III.]. La fima ii termina tanto colf arco
riverfato AB defcritto dal centra O col raggio OB, quan-
to colf arco BG defcritto dal centro E col raggio EB. La
retta poi EO e eguale alla projettura DA , oppure ali al-
tezza DG perpendicolarmente alzata dal mezzo E dell' al-
m 7. rezza
( I ) ^cozi.'',
(2) Sguzio, o cavetto'
(?) Si defcrive anche con uu quarto d'i cerchio -
(4) GoU dritta .
( 5 ) Gola rovelcia ,
pz Elementi d Accinte ttura Civile,
rezza DG, e divifa in due parti in B. Si può anche la fi-
ma terminare con due archi deferirti coi raggi eguali al-
le linee rette , che s' intendeflero tirate da A in B , e da
B in C.
Il cimazio Lesblo poi FGH fi determina con due fefte
parti di cerchio FG , e GH , dei quali quefto è concavo .
Q_ueik ((irte parti inoltre ogn' una fi defcrive col raggio
eguale alla metà della retta FH . Finalmente la projetta-
ra IF è eguale a due terze parti dell'altezza IH (i).
Da quelte cofe facilmente è manifefto, che la fima ABC,
particolarmente fé è terminata con due forte parti appena,
dii'erfifica dal cimazio lesbio, fé non in quanto nella fima
l'arco AB concavo occupa la |)arte fuperiore , BG conveffo
la parte inferiore; al contrario poi nel cimazio lesbio l'ar-
co FG conveffo lia fopra l'arco GH concavo.
DEFINIZIONE QJJINT,^.
135. Per nome di Modulo intendono gli Architetti una
certa determinata mifura divifa in certo numero di parxi ,
della quale fi fervono in luogo di fcala ( 2 ) per definire
negli Ordini le altezze, e larghezze di tutte le parti. Ma
nei determinare cotal mifura non tutti convengono.
Il Paladio , ed il Serlio fettatori di Vitruvio prendono-
per modulo 1' inferior diametro della colonna rotonda . L»
Scamozzi , il Vignola , ed altri moderni prendono il femi-
diametro ; ma quefti pure non convengono nel numero del.
le parti, nelle quali lì dee dividere. Vignola divide il fc
midiametro in dodici parti per 1' ordine Tofcano , e Dori-
co; in diciotto parti poi per gli altri ordini; più comune-
mente però fi divide in parti trenta, che fi chiamano mi-
nuti. Goldmanno per fchivare le frazioni defidersrebbe che
(i) Ma più comunemente fi fa eguale all'alterza IH come (\^ defcritta nelJa^
[F/j. XXIX. T. ni.].
(j) Scala geometrica comanemente chiamata..
Parte Terza^ pj
fi dlvldefle il modulo in 350. parti ; ma ì lumerl troppo
piccioli fono d'impedimento ai meccanici opera) nell'efecu-
zione . Fa meftieri adunque che fi ritenga la divifione in
30. parti, e divifo il femidiametro in 30. parti eguali co-
me (cala fi definifca l'altezza delle altre parti.
Corollario.
1^6. Data l'altezza dell'edificio da coftruirfi , fi può ri-
trovare la groffezza inferiore della colonna , fé la data al-
tezza fi dividerà per trenta ; imperocché il quoto efprime»
ra il femidiametro inferiore della Qolonna.
Proposizione Prima.
Problema.
137. Difegnare l'Ordine Architettonico.
Rifoluzione.
Primo. Sopra la linea retta fi alzi una perpendicolare In-
definita PQ^lFig. XV. T, i/.] che rapprefenti 1' affé della
colonna .
Secondo. In quefta perpendicolare dalla fcala , o dal mo-
dulo fi trafportino le altezze dei membri o maggiori , o
minori; e iì tirino per le fezioni linee rette orizontali. Ift
quefte orizontali fi notino le ecfore,© projetture dei mem-
bri , e i membri ifiefii fi terminino fecondo la loro diver-
fa ragione, o con linee rette, o con archi di cerchio, co-
me abbiamo prefcritto nella quarta definizione di quello
capo .
Terzo. Avanti per© che quarte cofe fi adempiano, fa m>
fìieri notare le degradazioni della colonna: tirate le orizon-
tali tra 1' alfe della colonna , che determinino dall' imo al
fommo la degradazione (i) della colonna, ed inoltre per
le eftremita delle orizontali medefime fi devono tirare le
rette come CD, le quali rapprefeniino i lati della colonna.
Scolio.
138. Adunque per terminare il delineamento di qualfi-
voglia
C.i) Diminuzione, raflremamcnto .
S?4 Elementi (Ì' Architettura Civile.
voglia Ordine non altro lì defidera, che conofciamo quanti
moduli, o quante parti di modulo fi debbano airegnare all'
altezza, ed ecfora, o projettura di ciafchedun membro in
qualfivoglia Ordine. In qu.'llo cafo non tutti gli Autori con-
vengono. Il riferire le mlfure di tutti farebbe troppo im-
pegno; perciò efporrò le ragioni dei membri particolari nel-
le propofizioni che feguono cavate dal Cemento dell' Archi-
tettura di Vitruvio, fecondo l'opinione di Peraulc,e dalle
proporzioni del Barozzio da Vignola.
Proposizione Seconda.
Problema .
I3p. Defcrlvere l'Ordine Tofcano .
Rifoluzione,
Primo. Alla bafe della colonna KI ^Fig. XXX.T.III.-]
fi affegni l'altezza d'un modulo, la cui meck inferiore oc-
cupa il Plinto , o dado I , la fuperiore poi occupa il To-
ro colla regoletta, ed apofige.
Secondo. L'altezza del capitello LMN è la medefima di
quella della bafe, che fi divide in tre parti eguali , l'infi-
ma L occupa un afiragalo , ed un liftello , quella di mez-
zo M il vovolo, l'ultima N il Plinto, o Abaco.
Terzo. C rapprefenta l'architrave, G il Fregio cofirutto
di muro, H la cornice diftinta eoa menfole che fporgono
in fuori . Quelle cofe tutte infieme devono eguagliare la
quarta parte dell'altezza di tutta la colonna (i)^
Quarto. L'altezza della colonna in quell'ordine è egua-
le a moduli 14. , overo diametri fette della parte inferio-
re > COSI poi dee dlminuirfi , che il diametro della parte fu*
prema fia minore della parte infima una quarta parte di
quefia; cioè fé il diametro nella parte infima fia due mo-
duli, il diametro fuperiore fark di un modulo , e- .,
Pro-
co ?« colonna s'"intenclc bafcj fudo, e capitello pred infieme^
Parte Terza, P5
Proposizione Terza.
Problema.
140. Defcrivere l' Ordine Dorico .
Rifoluzione.
Primo. In queft' Ordine per lo pafìfato l'altezza della co»
lonna «^ra feftupla del diametro inferiore ; ovvero era egua-
le a moduli 12: in progreffo di tempo fu ridotta per i Tem-
pj a moduli 14, e finalmente per i Teatri a moduli 15.
Secondo. Negli antichi edificj la Colonna Dorica fu man-
cante della bafe;: che fé piaccia fottoporvi la bafe , fé le
fottoponga la bafe Attica , di cui quelle fono le mi fare .
All' altezza fi dia un modulo , e quella divifa in tre par-
ti , r infima fi afTegni al plinto A [ Fig. XXXL T. III. ] .
Ciò che rimane fi divida in quattro quinti, la fuprema del-
le quali fi aflfegni al Toro fuperiore B . Di nuovo quel che
refta fi divida in due parti eguali , 1' inferiore delle quali
fi dia al Toro inferiore B . Il rimanente fi dividerà final-
mente in fei parti, delle quali le due bande ( i) che ter-
minano la Scozia C occuperanno una (c'ài parte / 1' ifiefla
Scozia poi le quattro di mezzo.
Terzo. L'altezza del capitello è eguale all' altezza della
bafe , e quella divifa in tre parti , 1' infima D fi attribuì-
fca alla gola (2), la mezzana E al vovolo co' fuoi anulì,
la fuprema al Plinto, o Abaco F.
Quarto . G rapprefenta 1' Epiftilio , o Architrave , I II
Fregio, che in quell'ordine 'ìi orna di triglia, cioè canali
da inciderfi come H. Sopra ogni alfe di colonna deve cor-
rifpondere un triglifo ; tre poi fi devono difporre a deter-
minate dilhnze negli intercolunnj, cioè fpazj del Fregio tra
le colonne frappolli. Lo fpazio, che fcorre tra i triglifi in-
dicato colla lettera I fi chiama Metopa; lo fpazio poi che
rima-
( I ) Lineili .
(2) Collarino, o Ficcio del Capitello-
^6 Elemoit't d' Architettura Chile.
rimane tra il Triglifo H, e l'angolo K dell' edificio femi-
metopa fi dice (i ).
Quinto. L'altezza dei Triglifi è eguale ad bn modulo,
e mezzo; le metope poi hanno la larghezza eguale all' al-
tezza . Il capitello del triglifo eguaglia in altezza la fefta
parte d'un modulo. Dall'infima parte dei triglifi pendono
fopra l'Architrave fei goccie .
Serto. Sopra il capitello dei triglifi fovrafta la Coronide
O, la cui altezza comprefo il cimazio dorico fuperiore,ed
inferiore, da' quali è contenuta, è eguale ad «n mezzo mo-
dulo: nell'eftrema parte (2) poi della Coronide, che rifa-
le fuori verfo il Fregio, s' incidano p. goccie, che corrifpon-
dano alle goccie dei triglifi.
Proposizione Quarta.
Problema,
141. Defcrivere l'Ordine Jonico.
Rifoluzione.
Primo. Neil' Ordine Jonico l'altezza della bafe, che è d'un
modulo, fi divide primieramente in tre parti, una delle qua-
li occupa il Plinto A [F/g. XXX//. T. ///. ] ciò che rimane
fi divide in partì fette, tre delle quali fé le appropria il
Toro D ; le quattro parti che rimangono vengono occupa-
te dai due Trochili (3) GB cogli aggiunti minuti orna-
menti , cioè aftragali .
Secondo . Il Capitello F colle volute X porte agli ango-
li, e tra le volute fi fanno fcolture (4),
Terzo. L'architrave, la cui altezza varia fecondo la di-
verfa altezza della colonna , ha quattro parti GHIK . Le
prime tre GHI in tal maniera s'avvanzano, che non fola-
mente crefcono in grandezza, ma inoltre tutte fporgono fuo-
ri dell'inferiore. La quarta parte K occupa il Cimazio.
Il
( « ) O porzione di Metopa quando la Colonna b angchre .
f 1 ) Si dee inrendete nel'fofhtto della corona, o gocciolatojo .
( 5 ) Scozie . , .
(4) S'inugliano i membri Vovolo, ed Aftfijalo. j
Parte Terza', 9'^
Il Fregio L ha l' altezza eguale a- parti dell' altezza dell'
architrave; fé però fi faccia nudo fenza ìntaglj : che fé nel
medefimo fi facciano fcolture , allora fi aflegnino alla fua al-
tezza-parti dell'altezza dell'architrave.
Finalmente M, N, O, P, Q_ rapprefentano la Cornice .
M rapprefenta il primo ciraazio, N i dentelli , o il feccxn-
do cimazio, P la corona co'fuoi più minuti ornamenti, Q^
il terzo cimazio maggiore degli altri .
Proposizione Q_uinta. ;
Problema.
142. Deferi vere l'Ordine Corintio.
Rifoluzione.
L' Ordine Corintio dal Dorico , e dal Jonico per 1' ordi-
nario non è differente, fé non nel capitello; perciò baftera
efporre in quello luogo le proporzioni, e parti di quefto.
Il Capitello Corintio A adunque, fecondo Vitruvio, \^Fig.
XXXIII. T. Ili, ] non dee avere l' altezza CD maggiore
di due moduli (i). Quefta fi divide in fette parti, una: delle
quali occupa il plinto, o l'abaco ; due ne occupano le vo-
lute coi caulicoli d'Acanto, due le foglie d'acanto dell'or-
dine inferiore . Nel mezzo dell' abaco fopra le volute più
picciole fi pongono le rofe (2) di tanta grandezza , quanta
è l'altezza dell'abaco.
Scolio.
143. Il primo , col teflimonio di Vitruvio , Callimaco
fcultore formò l'idea del CapitelloCorintio da un certo ca«
fo, di cui quefta è l' iftoria , Certa madre grandemente af-
flitta per la morte immatura d'una figlia, impofe fui fe-
polcro di quella un caneftro di fiori , il quale , acciocché
dall'intemperie dell'aria veniflero difefi i fiori, ricoprì con
n un
( 1 ) Il Karozzio lo fa di due moduli, ed un terzo.
(2) Comunen-ente chiamati Fiori.
pS Elemcììti d'Architettura Civile,
un mattone . Ma accidentalmente accadde , che il caneftro
fu porto fopra una radice d'acanto, la quale nella primave-
ra germogliando mandò fuori caulicoli, e foglie: quefte ab-
bracciando il caneflro dopo varj giri elegantemente fi cur-
varono fotto il mattone a guifa di volute : da tale fpetta-
colo forprefo Callimaco pensò formarne il capitello corin-
tio. Ma Villalpando annovera quella iftoria tra le favole, e
giudica che i Greci abbiano cavata l'idea del capitello co-
rintio dai capitelli delle colonne del Tempio di Salomone,
laddove quelli con foglie di palma a diverfi ordini diìpofle
venivano ornati .
Proposizione Sesta.
Problema.
144. De feri vere l'Ordine Compofito.
Rifoluzione.
Sotto il nome d'Ordine Compofito al tempo di Vitruvio
non altro s'intendeva, che un Ordine in cui alla colonna
corintia fi fovraponeva un capitello comporto d' altre diver-
fe parti , altre delle quali fi prendevano dallo rteffo Ordine
Corintio, altre dal Jonico, ed altre dal Dorico. Ma al pre»
fente noi intendiamo per nome d'Ordine Compofito, un Or*
dine , che prende il capitello dal corintio , oltre 1' aba-
co da' lati concavi terminato, e due ferie di foglie d'acan-
to ; dal Jonico poi prende le volute , le quali però a ma-
niera delle corintie con certa ragione ^\ piegano ; e final-
mente fi può dire che dal Dorico prenda l' uovolo fottopo-
rto immediatamente all' abaco , che neli' ordine Jonico non
ha luogo .
Proposizione Settima.
Problema .
145. Spiegare le proporzioni del Piedirtallo , e degrada-
zioni, e rtrlature delle colonne.
Rifo-
Pitrts Terza, pp
Rifoluzione.
Primo . Per ciò riguarda ai piediftalli , Vìtruvio non gli
afcrive all'Ordine Dorico, ed inoltre fecondo il fuo fenti-
mento, non fi devono attribuire né anche al Tofcano più
feroplice dell'Ordine Dorico. Ma a quefti Ordini pure mol-
te volte fi concedono , e perciò nei piediftallì di quelli of-
fervar fi poffono le medefime mifure,e ragioni , che Vitru-
vio prefcrive per i piediilalli dell'Ordine Jonico , e Corin-
tio .
Adunque l'altezza dei piediftallo fi può fiir eguale o al-
la terza, o alla quarta, o anche alla quarta parte, e mez-
za dell'altezza di tutta la colonna comprefa la bafe, e ca-
pitello, tra le quali altezze di piediftallo l'Architetto dee
elegger quelle , che più fono favorevoli alla di lui inten-
zione fecondo la diverfa grandezza, ed eleganza dai diverlì
edificj da coftruirfi.
Vitruvio divide tutta l'altezza del piediftallo [F/_g. XXX/F.
T, ///.] in otto parti eguali, due delle quali occupa il di
lui capitello D (i), due la bafe AB (2), quutro poi il
tronco C , che dee elfer tanto largo quanto il plinto del-
la bafe della colonna da fovraimporvili : 1' iftelfa bafe
poi del piediftallo di nuovo fi divide in tre parti, due del-
ie quali fi affegnano al plinto inferiore A (3), le altre poi
fervono per gli ornamenti fuperiori B.
Secondo. Per ciò riguarda alle degradazioni delle colon-
ne , primieramente fi dee avvertire , che minor degrada-
zione dee effere nelle colonne più alte , la parte fuprema
delle quali effendo più lontana dall' occhio dello fpettato-
re, apparifce già minore fecondo le regole di profpettiva.
inoltre poi nel degradare le colonne fi può anche ofler-
vare quefta regola, cioè fé la colonna fofle di piedi 15, il dia-
metro fuperiore fia all'inferiore come 5 a d; da piedi 15 poi
a 20 fia la ragione come ii a 13; da piedi 20 ai 30 fia
n 2 come
(i ) Cimafa a diSerenza del Capitello, e bafe della Colonna.
l 2 ) BafainetMO .
C j ) Zocso .
loo Elementi (ì Architettura Civile,
come <5 a 7; da piedi 30 fino a 40 fia come 13 a 15; da
piedi 40 a 50 fia come 738.
Q^aelU regola però non ha luogo nelle colonne dell' or-
dine Tofcano, nelle quali la diminuzione dee eiVere alquan-
to maggiore .
Oltre la diminuzione della colonna nella parte fuperio-
re, fi {à anche un'altra diminuzione nella inferiore, dal che
nalce che le colonne nel mezzo alquanto (i gonfiano.
Anche in due cafi particolari fi devono ollervare le di-
minuzioni delle colonne . Il primo lì è , quando molte fe-
rie di colonne fono fovrapofte le une alle altre; impercioc-
ché allora le colonne fuperiori fi devono fare una quarta
parte minori, e più fottili delle inferiori. L'altro è, quan-
do fi fabbricano portici, che abbiano colonne negli angoli;
allora le colonne tra mezzo fi facciano una quinta parte
più fottili di quelle, che fi pongono agli angoli.
Terzo. Finalmente per ciò riguarda alle flriature (i) del-
le colonne, cioè fcavazioni, eh; a guifa di canaletti fi fan-
no a feconda della lunghezza delle colonne. Tre fpecie poi
di quelle fi diliinguono .
La prima è quando le fcavazioni fi fanno in guifa , che
non fi lafci tra l'una e l'altra alcun fpazio piano.
La feconda quando fi laici tra^jlc fcavazioni alquanto di
ipazio piano .
La terza è quando le fcavazioni iftefìfe dal fondo alla ter-
za parte della coloDna (1 riempiono di prominenze a guifa
di mezzi bafloni rotondi, il rimanente delle fcavazioni fino
alla fuperior parte della colonna fi lafcino vuote .
La prima fpecie, e parimenti la feconda fé le fcavazioni
fiano poco profonde appartengono all'Ordine borico.
La feconda quando le fcavazioni fono più fonde al joni--
eo, ed al Corintio.
La terza al [onico .
Il numero delle (triature o fcavazioni nell'ordine Jonico
fecondo Vitruvio è di 20 ; al prefente in tutti gli ordini
li
( 1 ) ScanaUture. .
Parte Terz^ , i o i
fi fanno 24 , e alcuna volta 28 , o anche 30. nell' Ordine
Corintio .
Scolio.
145. Alle volte le colonne dall' imo al foramo fi fcava-
no cos'i, che le Itriature a modo d' eliffe circondano la co-
lonna. Molte volte tutto il furto ifteflb della colonna cosi
fi fcava che fembra attortigliato in forma d'elifle. Ma non
so fé fimili efempj di colonne fi trovino negli antichi edi-
ficj .
Proposizione Ottava^
Problema.
147. Spiegare quelle cofe che appartengo ai Frontifpizj..
Rifoluzione.
Primieramente il frontifpizio ACB iFig. XXXF.T.III.']
s'impone alla trabeazione AB, ed è comporto di tre parti,
cioè di Cornice ACB, di Timpano D, e di Acroterj E, i
quali nient' altro fono che piccioli piedirtalli collocati negli
angoli del Frontifpizio fopra le colonne inferiori , e nel ver-
tice C per fortener rtatue , piramidi, o fimili ornamenti.
Secondo. Il Frontilpizio ha figura triangolare, perchè rap-
prefenta il tetto formato in C dal concorfo de'canterj; pe-
rò nelle opere picciole v.gr» nei tabernacoli fi può fare ar-
cuato .
Terzo L' altezza del timpano fecondo lo Scamozzi dee-
eguagliare- parti della larghezza AB : fecondo Goldmanno
nell'Ordine Tofcano eguaglia moduli 5, nel Dorico, foni-
co, e Romano 6; nel Corintio 7, fé però circoftanze par-
ticolari altro non perfuadano. Altri altre mifure aflegnano.-
Proposizione Nona..
Problema.
148. Efpcrre i caratteri particolari per diftlnguere qua»
lunque Ordine .
Rifo'
102 Elementi (f Arcbit-cttura Civile.
Rifoluzione.
QueRa diftinzione facilmente dalle cofe dette è manifefta.
Primo. Se l'Ordine non abbia ornati particolari, è To-
fcano .
Secondo. Se nell'Architrave abbia le goccie , e nel Fre-
gio ì Triglifi, è Dorico.
Terzo. Se abbia nel capitello le volute fenza Foglie,
Jonico .
Quarto . Se oltre le volute abbia tre ferie di Foglie ,
Corintio .
Quinto . Se abbia le volute maggiori , e folamente due
ferie di foglie, Romano, o Compofito.
Proposizione Decima.
Problema.
14^. Spiegare 1' ufo degli Ordini nell' ornare varie parti
degli edificj .
Rifoluzione.
Primo . Per le Porte , Fineftre , e Cammini , fi prende
la fella parte dell'apertura come modulo , e quella fi divi-
de in 30. partì . Per 1' ordinario a quefte opere s' impone
folo r Architrave ; alle fineftre però , e porte molte volte
ancora fi aggiunge la cornice col frontifpicio ; ma il fron-
tifpicio non fi aggiunge fé non alle pili alte, e più larghe,
e certamente al di fuori , acciocché rapprefenti come una
fpecie di tetto .
Secondo. Quando l' importa , o capitello del pilaftro per
foftener 1' arco fono da ornarfi , il modulo fi prende dalla
colonna vicina; l'arco poi, che fta fopra l'importa fi abbel-
lifce con architrave.
Terzo. Se un capitello (i) fi debba fottoporre al foffìt-
to d' una ftanza , fi prenda per modulo una duodecima , o
una decima fefta parte dell'altezza (2).
Pro-
l f) S'intenda Cornice.
( : ) Di tutta la Aanza .
Parte Terza, loj
Proposizione Undecima.
Problema.
150. Spiegare la difpofizione degli Ordini,
Rifoluzione.
Primo. Se (1 unifcono molte colonne fenz' archi, la loro
ferie fi chiama colonnata , fé fi aggiungono agli archi , ar-
cuata .
Secondo . Quando fi difpongono molte colonne dalla di-
verfa diftanza tra di loro, rifultano cinque generi d' edificj
da Vitruvio rammemorati. Se le colonne fiano fpefle,e fia-
no diftanti folamente tre moduli , fi chiama Pienoftilo , fé
fiano diftanti 4. moduli Siftilo ; fé 6. Diaftilo ; fé 7, Eu*
ftilo; fé di maggior intervallo Areoftilo .
Terzo . Circa gli angoli dell' edifici© , e nelle fronti di
mezzo, e fotto ai frontitpicj alle volte fi congiungono le co-
lonne COSI , che le bafi di quelle , ed i capitelli fi toc-
cano .
Quarto . Nel mezzo dell' edificio le colonne , che fanno
ornamento ai fianchi della porta , ammettono tra di loro
maggior fpazio delle laterali .
Quinto. Le porte, fineftre , e pareti colonnate non con-
vengOHo alle cafe de' privati , ma appartengono ai palazzi
de' grandi , e nei palazzi fi dee far rifleffo di collocare le
colonne più robufte,* e più fottili a'fuoi proprj luoghi .
Serto . Se nella ftefla faccia dell' edificio più ferie di co-
lonne fi fovraftino , in ognuna fi dee adoperare Ordine di-
verfo .
Settimo . I Fulcri parietini ( i ) fiano quadrati , e rifal-
gano fuori del muro mezzo modulo .
CA-
( 1 ) Lefene , 0 Pilaflr i ,
IC4 Elementi (^Architettura Civile, *]
CAPO ULTIMO.
Della delineazione dell'edificio da coflruirfi,
Rifoluzione.
151. La delineazione (i) è triplice: Icnografia, o pian,
ta , che pone fotto gli occhj i veftigj di tutte le contigna-
zioni ; r Ortografia, o profilo, che dimoftra la faccia tan-
to interna, quanto efterna dell'edificio; e finalmente la Sce-
nografia , che fecondo le leggi delia Profpettiva fa vedere
anche i lati dell' edificio .
Scolio.
152. Poiché dall' Icnografia , ed Ortografia abbaftanza
chiaramente s' intende il fito , la grandezza , e forma delle
parti d'una fabbrica, parlerò folamente di quefte due deli-
neazioni .
Proposizione Prima.
Problema.
153. Difegnare l'Icnografia del Pian-terreno dell'edificio»
Rifoluzione.
Tirate le linee AB , BD , che s' interfechino ad angoli
retti IFig. XXXVl. T, IF.].
Primo . Cominciando in AB dal punto di mezzo C fi
trafportino da una parte, e dall'altra colla fcaLi de'piedila
meta della larghezza dell'arco , le diftanze delle finertre ,
e le di loro larghezze, le groffezze dei muri ec, in BD poi
verfo D fi trafportino parimenti la grolfezza del muro prin-
cipale, e dei muri di mezzo, le lunghezze delle ftanze, le
larghezze delle fineltre ec.
Secondo. Dalle divifioni dell'una, e dell'altra retta AB,
BD fi conduchino perpendicolari , le quali colle di loro in-
terfecazioni formeranno la ricercata Icnografia .
Ter-
( I ) Dif«gno.
Pane Terza ^ 105
Terzo. Per ciafcheduna contignazione fi prepari all' iftef-
fa maniera l'Icnografia particolare . Ef. gr. del primo O^-
òinQ,lFig.XXXFlLT.IJ^.'\ e cosi fuccefTivamente.
Proposizione Seconda»
Problema .
154. Mandar a fine l'Ortografia interna, ed efierna,
Rifolur.ione .
Tirate come di fopra a perpendicolo due rette AB, BD
iFig, XXXVI IL T. IV.I
Primo. In AB> come dilli, e fi trafportino le grandezze
delle parti della larghezza deiredificio, e in BD,daB ver-
fo D fi trafportino le grandezze delle parti dell'altezza.
Secondo. Dalle divifioni dell'una, e dell'altra linea fi con-
ducano perpendicolari, che come avanti determineranno l'e-
ilerna Ortografia dell'edificio, o Profpetto efteriore.
Terzo. L'Ortografia interna collo fieflb metodo fi ottie-
ne ; però più di fatica, e diligenza vi fi richiede, perchè
in quella più cofe fi devono rapprefentare , di quello che
nell'efterna Ortografia .
IL FINE.
NOI
ic6
NOI RIFORMATORI
DELLO STUDIO DI PADOVA.
Avendo veduto per la fede di Revifione , ed Approva-
zione del P. F. Filippo Rofa Lanzi Inquifitor Gene-
rale del Sant'Officio di Venezia, nel Libro Ms. intitola-
to: Elemeiìt't di Architettura Civile del P. Federico San-
vitali della Compagnia di Gesti . Opera pofluma^ non v'ef-
fer cofa alcuna contro la Santa Fede Cattolica , e pari-
mente per Atteftato del Segretario Noftro, niente contro
Principi , e buoni coftumi, concediamo licenza a Giam-
maria Rizzardi Stampatore di Brefcia , che poffi effere
flampato ; offervando gli ordini in materia di Stampe ,
e prefentando le folite Copie alle Pubbliche Librerie di
Venezia , e di Padova.
Dat. li 25?. Agofto i7<54.
[ ^Angelo Contarìni Proc. K'/'
[ Jlvije Vallareffo Hi/.
[ Francefco Morofinì 2." Cciv Proc. Rjf,
Regiftrato in Libro a carte 212. al num. 1247,
Davìdde Marchefint Segret.
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